La scissione di Tabacci per partecipare alle primarie del centrosinistra. Italia concreta

Rompe gli indugi, Bruno Tabacci, e detta così la linea per i candidati alle prossime primarie del centrosinistra. "Nel momento in cui saranno formalizzate le regole delle primarie e sarà in campo la mia candidatura, sarà mio dovere restituire al sindaco Pisapia le deleghe da assessore", ha detto all'assemblea nazionale dell'Api, il suo partito, a Maratea, dove il suo nome stato lanciato ufficialmente per correre nella competizione nazionale. Tabacci rimetterà quindi le sue deleghe - al Bilancio, patrimonio e tributi - nelle mani del sindaco per la durata della sfida delle primarie, e toccherà al sindaco decidere se, eventualmente, riaffidargliele successivamente. Perché, come ha spiegato, "i cittadini milanesi debbono essere liberi di votare alle primarie senza che ci sia in campo la persuasione di un mio potere, reale o percepito che sia", legato appunto all'incarico nella giunta arancione in cui un altro assessore, quello alla cultura, aveva già annunciato a luglio la volontà di correre per la stessa competizione. Beau geste o linea di demarcazione necessaria per chi già ricopre ruoli di rilievo, l'annuncio di Tabacci non può a questo punto non fare da precedente. Anche perché, interrogato in proposito, il sindaco Pisapia ha subito commentato: "Apprezzo molto il suo gesto, essere candidati e fare l'assessore diventa complicato, il suo è un segnale di attenzione al governo della città". Sui tempi delle primarie non c'è certezza, ma su questo - e su cosa fare delle deleghe di Tabacci - Pisapia mette le mani avanti: "Quando si porrà il problema lo affronterò trovando la soluzione adeguata, le primarie durano un mese e anche meno". Chi rinvia la decisione, a questo punto, è proprio Boeri. Che, pur confermando la sua disponibilità a scendere nella gara con i suoi compagni del Pd Bersani e Renzi e con gli altri candidati del centrosinistra - soltanto lunedì aveva detto: "Io ci sono, mi sento in grado di portare voci non per forza politiche" - precisa ora di sperare "che presto possano essere definite le regole delle primarie, per capire se sia opportuno che io partecipi".
Rompe gli indugi, Bruno Tabacci, e detta così la linea per i candidati alle prossime primarie del centrosinistra. "Nel momento in cui saranno formalizzate le regole delle primarie e sarà in campo la mia candidatura, sarà mio dovere restituire al sindaco Pisapia le deleghe da assessore", ha detto all'assemblea nazionale dell'Api, il suo partito, a Maratea, dove il suo nome stato lanciato ufficialmente per correre nella competizione nazionale. Tabacci rimetterà quindi le sue deleghe - al Bilancio, patrimonio e tributi - nelle mani del sindaco per la durata della sfida delle primarie, e toccherà al sindaco decidere se, eventualmente, riaffidargliele successivamente. Perché, come ha spiegato, "i cittadini milanesi debbono essere liberi di votare alle primarie senza che ci sia in campo la persuasione di un mio potere, reale o percepito che sia", legato appunto all'incarico nella giunta arancione in cui un altro assessore, quello alla cultura, aveva già annunciato a luglio la volontà di correre per la stessa competizione. Beau geste o linea di demarcazione necessaria per chi già ricopre ruoli di rilievo, l'annuncio di Tabacci non può a questo punto non fare da precedente. Anche perché, interrogato in proposito, il sindaco Pisapia ha subito commentato: "Apprezzo molto il suo gesto, essere candidati e fare l'assessore diventa complicato, il suo è un segnale di attenzione al governo della città". Sui tempi delle primarie non c'è certezza, ma su questo - e su cosa fare delle deleghe di Tabacci - Pisapia mette le mani avanti: "Quando si porrà il problema lo affronterò trovando la soluzione adeguata, le primarie durano un mese e anche meno". Chi rinvia la decisione, a questo punto, è proprio Boeri. Che, pur confermando la sua disponibilità a scendere nella gara con i suoi compagni del Pd Bersani e Renzi e con gli altri candidati del centrosinistra - soltanto lunedì aveva detto: "Io ci sono, mi sento in grado di portare voci non per forza politiche" - precisa ora di sperare "che presto possano essere definite le regole delle primarie, per capire se sia opportuno che io partecipi".
La scissione di Tabacci per partecipare alle primarie del centrosinistra. Italia concreta.

In seguito ai risultati delle elezioni amministrative 2012 e alla conclusione dell’esperienza del Terzo Polo, si registra un tiepido riavvicinamento nei riguardi del centro-sinistra.

Rompe gli indugi, Bruno Tabacci, e detta così la linea per i candidati alle prossime primarie del centrosinistra. “Nel momento in cui saranno formalizzate le regole delle primarie e sarà in campo la mia candidatura, sarà mio dovere restituire al sindaco Pisapia le deleghe da assessore”, ha detto all’assemblea nazionale dell’Api, il suo partito, a Maratea, dove il suo nome stato lanciato ufficialmente per correre nella competizione nazionale. Tabacci rimetterà quindi le sue deleghe – al Bilancio, patrimonio e tributi  –  nelle mani del sindaco per la durata della sfida delle primarie, e toccherà al sindaco decidere se, eventualmente, riaffidargliele successivamente. Perché, come ha spiegato, “i cittadini milanesi debbono essere liberi di votare alle primarie senza che ci sia in campo la persuasione di un mio potere, reale o percepito che sia”, legato appunto all’incarico nella giunta arancione in cui un altro assessore, quello alla cultura, aveva già annunciato a luglio la volontà di correre per la stessa competizione.

Beau geste o linea di demarcazione necessaria per chi già ricopre ruoli di rilievo, l’annuncio di Tabacci non può a questo punto non fare da precedente. Anche perché, interrogato in proposito, il sindaco Pisapia ha subito commentato: “Apprezzo molto il suo gesto, essere candidati e fare l’assessore diventa complicato, il suo è un segnale di attenzione al governo della città”. Sui tempi delle primarie non c’è certezza, ma su questo  –  e su cosa fare delle deleghe di Tabacci – Pisapia mette le mani avanti: “Quando si porrà il problema lo affronterò trovando la soluzione adeguata, le primarie durano un mese e anche meno”. Chi rinvia la decisione, a questo punto, è proprio Boeri. Che, pur confermando la sua disponibilità a scendere nella gara con i suoi compagni del Pd Bersani e Renzi e con gli altri candidati del centrosinistra – soltanto lunedì aveva detto: “Io ci sono, mi sento in grado di portare voci non per forza politiche” – precisa ora di sperare “che presto possano essere definite le regole delle primarie, per capire se sia opportuno che io partecipi”.

 

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