Economia

Monti: Non chiederemo aiuti

Monti: Non chiederemo aiuti

Mario Monti e Jose Manuel Barroso

Mario Monti apprezza «molto» la decisione arrivata dalla riunione della Bce. Presa «nella propria indipendenza, che deve essere rispettata da ciascuno Stato membro. La considera «un importante passo avanti», «un momento importante verso una governance dell’ Eurozona più soddisfacente»». Ma ribadisce che «l’ Italia continua a muoversi con disciplina, sulla strada delle riforme intraprese e la cosa potrebbe non rendere necessario questi aiuti». Una frase che sembra una risposta al Financial Times, convinto che «entro l’ anno» L’ Italia dovrà ricorrere al sostegno dell’ Unione europea Giudizi pronunciati un po’ ieri sera, durante la conferenza stampa con il presidente della Commissione europea Josè Barroso, un po’ ieri mattina a Firenze, davanti al bureau del gruppo del Ppe al Parlamento europeo.

Monti, in serata, è molto soddisfatto di quello che è successo a Francoforte. Perché, spiega il presidente del Consiglio, «da questo momento esistono possibilità, da usare con condizionalità nell’ interesse di tutti, per far fronte al problema degli spread ingiustificati» Un peso che, continua Monti «grava su singoli paese che hanno sì un alto debito pubblico eredità del passato ma che intanto hanno messo in ordine la loro casa». Anche Barroso è soddisfatto di quello che sta facendo il nostro paese. «L’ Italia ha preso risolutamente in mano il proprio destino e sia avvia verso un futuro di prosperità per le imprese e di speranze e prospettive per i giovani», dice il presidente della Commissione Ue. Barroso rende anche «omaggio al popolo italiano per la determinazione di cui sta dando prova». Ma, avverte che, senza lo sforzo a proseguire sulla strada delle riforme, «la via da percorrere è irta di ostacoli e quella che si prospetta come una comoda tangenziale si trasformerebbe molto presto in un vicolo cieco».

Un rischio che Monti conosce bene. Anche perché deve fare i conti con la sua “strana maggioranza”. Che ringrazia per lo sforzo fatto in questi mesi. Ma che guarda con un certo timore. Il premier fa infatti notare che nel Parlamento italiano ci sono due gruppi, Pdl e Udc che fanno parte del Ppe come la Cdu tedesca. Eppure, ha notato Monti, «persino in quei due gruppi, che avevano come punto di riferimento più alto la Germania, vedo bollire e ribollire un tasso di insofferenza verso Berlino e verso il governo tedesco». Una situazione preoccupante che descrive a Firenze in mattinata, davanti al bureau del Ppe al Parlamento europeo. Un partito, il Ppe, a cui si sente molto vicinoea chiede di intervenire per bloccare altri malesseri in giro per l’ Europa, con obiettivi diversi. Monti manda un messaggio molto chiaro: «In una fase di tanto facile scatto dei risentimenti, demagogie, localismi e populismi ci manca solo che governanti nazionali cavalchino l’ onda anti-Bruxelles». A questo punto il premier esce dal generico e critica i dirigenti della Csu, la Dc bavarese: «Che reazione dobbiamo avere quando leggiamo dichiarazioni di un partito che si chiama cristiano e sociale nei confronti di altri popoli?». Parole che sono un tentativo di salvare la moneta comune. Perché, spiega Monti, «l’ euro, che è il pinnacolo di questa costruzione, paradossalmente può diventare anziché il perfezionamento dell’ unione dei popoli, un grande fattore di disgregazione, di dis-integrazione tra i popoli europei».

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