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La spending review è legge

La spending review è legge

Vittorio Grilli

Il decreto sulla spending review è legge. L’aula di Montecitorio ha approvato definitivamente il testo con 371 voti a favore, 86 contrari e 22 astensioni, dopo il sì alla fiducia arrivato in mattinata. Il decreto che taglia la spesa pubblica – 4,5 miliardi quest’anno, 10,5 il prossimo e 11 nel 2014 – non ha subìto modifiche rispetto al Senato.

Le turbolenze dei partiti.
 E’ stato comunque un voto col ‘brivido’ imprevisto: il Pdl, irritato nei confronti del presidente del Consiglio per la sua intervista al Wall Street Journal, come ‘avvertimento’ ha infatti mandato sotto il governo su un ordine del giorno. “Lo abbiamo fatto apposta – ha spiegato il tesoriere del gruppo Pietro Laffranco – per protesta contro le parole di Monti su Berlusconi. Ha detto una sacrosanta sciocchezza e noi abbiamo voluto lanciare un segnale”.

Ma non ci sono stati solo i mugugni del Pdl. “Qualche imperfezione c’è, alcune cose vanno riviste sul fronte della spesa sociale” ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. “In autunno, con la legge di stabilità”, ha continuato, “chiederemo che vengano fatte delle correzioni, perché va bene tagliare gli sprechi, ma non la spesa sociale”. Parole chiare anche da Giorgio Merlo, sempre del Partito democratico: “Il nostro partito vigilerà affinché i servizi di base non vengano messi in discussione. Il servizio sanitario dovrà rimanere universale. Dopodiché i tagli sono tanti, ma sui servizi alla persona, garantiremo la tutela dei diritti”.

Le accuse di Di Pietro. Il leader dell’Idv è intanto tornato ad attaccare il capo dello Stato. “Questo sconosciuto Presidente della Repubblica…! Dico sconosciuto perché queste parole oggi non le riconosco più”, ha detto Antonio Di Pietro intervenendo nell’aula della Camera durante le dichiarazioni di voto sulla spending review. L’ex pm ha criticato il ricorrente uso dei decreti da parte del Governo e per farlo ha scelto di citare i messaggi di Napolitano alle Camere sulla decretazione d’urgenza, snocciolando i rilievi del Colle sull’abuso dei decreti.

Le proteste dei sindacati. 
Per tutta la durata delle votazioni, le categorie del pubblico impiego Cgil e Uil hanno manifestato il loro dissenso, organizzando un presidio con flash mob a Piazza Montecitorio. Per i sindacati, la spending review è una “mannaia del Governo che taglia in modo insensato e iniquo le risorse destinate ai servizi pubblici, mina alla base le radici dello stato sociale, determinando le condizioni per una completa destrutturazione della pubblica amministrazione a vantaggio dei privati senza scrupoli”. I sindacati hanno esposto bandiere, palloncini e cartelloni con l’immagini della mannaia su cui campeggia la scritta “nuovi strumenti di Governo”.

Le misure. Tra le principali novità introdotte durante l’esame parlamentare, le tasse universitarie più alte per i fuoricorso, compensato dal blocco delle tasse per i meno abbienti fino al 2016; l’addizionale irpef più cara per le regioni in deficit sanitario; il tetto a 300mila euro per gli stipendi dei manager e dei dirigenti delle aziende partecipate dello Stato. Nella sanità, tagli ai posti letto negli ospedali: 3,7 ogni 1000 abitanti (oggi è 4). Nella PA, riduzione del 20% dei dirigenti pubblici, -10% del personale non dirigente. Buono pasto non oltre 7 euro.

Arrivano poi 800 mln per i comuni e l’austerity entra anche in Bankitalia: buoni pasto da 7 euro, dal 1 ottobre, e stop alle consulenze esterne ai dipendenti in pensione. Non saranno più retribuite, inoltre, ferie, permessi e riposi non fruiti. Taglio del 50% alla spesa per il noleggio delle auto blu e per i buoni taxi rispetto al 2011. Per quanto riguarda i farmaci, resta l’obbligo per il medico di indicare il principio attivo nella ricetta, ma avrà anche la facoltà di indicare il nome del farmaco, motivando la scelta. La scelta sarà vincolante per il farmacista.

Niente accorpamento, invece, ma ‘riordino’ per le province. Restano invariati i criteri minimi: dimensione territoriale non inferiore a 2.500 chilometri quadrati e popolazione residente non inferiore a 350mila abitanti; aiuti per i terremotati: 6 mld destinati a imprese e cittadini. Buone notizie per la ricerca: salta, infatti, il taglio previsto di 30 mln ai fondi.

Parlamentari in ferie. Con la giornata di oggi cominciano le ferie di senatori e deputati. Praticamente un mese, per entrambi i rami del Parlamento. Il lavoro di Montecitorio riprenderà lunedì 3 settembre con la convocazione delle commissioni, mentre l’aula invece riaprirà i battenti il 5 settembre con il question time. Ancora più lunghe le vacanze a Palazzo Madama: qui i battenti riapriranno solo il 6 settembre. Sia Fini che Schifani hanno comunque precisato che le Camere potranno riunirsi anche nel mese di agosto per questioni urgenti o per la presentazione di decreti, specie di natura economica e finanziaria.

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