Europa

Romania, al via impeachment per Basescu governo attacca anche la Corte costituzionale

Romania, al via impeachment per Basescu governo attacca anche la Corte costituzionale

Victor Ponta e Traian Basescu

Tra le preoccupazioni della comunità internazionale, in Romania sta andando in scena un durissimo scontro politico e giuridico: da un parte il governo di centro-sinistra di Victor Ponta, dall’altra il presidente conservatore Traian Basescu e la Corte Costituzionale, custode della Carta nata dalla fine del regime comunista. Uno scontro che non ha mancato di sollevare le preoccupazioni internazionali, a partire dall’Unione Europea.

Sono bastati due mesi dalla formazione del nuovo governo per far esplodere il conflitto, con il governo che prima – martedì – attraverso la sua maggioranza ha deciso la sostituzione dei presidenti di Camera e Senato, uomini di Basescu, e ieri è arrivato ad annunciare una procedura d’impeachment contro il presidente Basescu, che dovrebbe essere presentata oggi.

Ma non basta l’attacco politico all’ex maggioranza: il governo ha anche adottato un provvedimento d’urgenza con il quale sono state ridotte le prerogative della Corte costituzionale, che non potrà più pronunciarsi sulle decisioni del Parlamento. Una mossa che qualcuno ha letto come una ‘vendetta’ dopo la decisione della Corte su chi dovesse rappresentare la Romania nei consessi internazionali (il Paese ha un sistema semi-presidenziale, come quello francese, in cui il presidente ha ampie prerogative di governo). La Corte ha detto che spetta al presidente, scontentando il partito di governo.

Nel documento di 17 pagine col quale si avvierà la procedura di destituzione del presidente si accusa Basescu di aver “minato la democrazia”, “violato la separazione dei poteri e l’indipendenza della giustizia” e di aver provocato “crisi nei rapporti tra la presidenza e le principali autorità pubbliche” del Paese. L’Unione sociale liberale del premier Victor Ponta rinfaccia inoltre al presidente di non aver rispettato “i diritti e le libertà” dei cittadini romeni. La mozione anti-Basescu verrà sottoposta al voto del Parlamento la settimana prossima e, se approvata verrà indetto nel giro di trenta giorni un referendum per destituire il presidente.

La situazione ha suscitato la preoccupazione sia della Commissione Europea sia degli Stati Uniti, soprattutto per l’attacco alle prerogative della Corte Costituzionale. Mark gitenstein, l’ambasciatore americano a Bucarest, ha detto di essere “profondamente preoccupato da ogni tentativo che minaccia l’indipendenza delle istituzioni democratiche”. Il commissario europeo alla giustizia Viviane Reding, dal canto suo, s’è detta “seriamente preoccupata”. Una preoccupazione apparentemente colta da Ponta, che ha chiesto al suo ministro della giustizia Titus Corlatean di ritirare i ricorsi presentati contro giudici della corte dopo la sentenza a favore della partecipazione di Basescu al Consiglio Europeo. Ma la ‘guerra istituzionale’ non si è certo fermata.

Basescu era già stato sospeso dalle sue funzioni nel 2007, pochi mesi dopo l’adesione della Romania alla Ue. Ma nel successivo referendum popolare la maggioranza dei romeni si pronunciò contro la sua destituzione. Questa volta però, se si andrà alla consultazione popolare, il risultato non appare così scontato dal momento che la popolarità del presidente è in forte calo. Il suo operato è stato infatti condizionato dalla politica di severa austerità imposta al Paese balcanico dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale.

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