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Decreto terremoto

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A seguito del terremoto dell’Emilia del 20 e 29 maggio il Consiglio dei ministri approva il decreto legge che istituisce lo stato di emergenza, il rinvio a settembre dei versamenti fiscali, l’aumento di 2 centesimi di euro dell’accisa sulla benzina, la deroga al patto di stabilità per i comuni interessati. Viene inoltre previsto che siano devoluti in favore delle popolazioni colpite i ricavi del taglio del 50% ai rimborsi dei partiti. Commissario del Governo delegato alla ricostruzione viene nominato Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna.

Credito d’imposta per chi investe in ricerca, aumento della platea delle piccole imprese che possono utilizzare la contabilità semplificata (il tetto sale a 600 mila euro), sblocco di 2 miliardi del Fondo rotativo per il sostegno degli investimenti, mentre raddoppia per salire fino ad un milione la soglia di compensazione dei crediti fiscali.

Sono questi i contenuti del decreto del ministro per lo Sviluppo Corrado Passera intitolato “Misure urgenti per il riordino degli incentivi, la crescita e lo sviluppo sostenibile”. Il provvedimento ieri non figurava all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri convocato per oggi: potrebbe essere inserito “fuori sacco” all’esame del Consiglio dei ministri a meno che l’emergenza terremoto non imponga un diverso timing. In questo caso ci si potrebbe limitare ad una discussione generale oppure a un ennesimo rinvio (sarebbe il quarto). Più lento invece l’iter dell’altro decreto di Passera che riguarderebbe il rilancio del mercato immobiliare, a partire dall’aumento del bonus sulle ristrutturazioni dal 36 al 50 per cento. Su entrambi i decreti si lavora soprattutto alla ricerca delle coperture finanziarie.

In primo piano c’è comunque la spinta alla ricerca e allo sviluppo a colpi di sconti fiscali. E’ previsto un super credito d’imposta per ricerca e sviluppo, valido già da quest’anno fiscale: è riservato a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica e dalle dimensioni aziendali, che iscrivono a bilancio almeno 50 mila euro di investimenti in attività di ricerca e sviluppo. Sull’ammontare di queste spese si applica un beneficio fiscale del 30 per cento e si potrà usufruire del credito d’imposta fino ad un tetto massimo di 600 mila euro. La misuraè prevista dall’articolo 3 della bozza del provvedimento. Assai ampio lo spettro delle spese che consentiranno di beneficiare dello sconto fiscale e del relativo credito d’imposta.

In prima linea le scommesse sul futuro e sull’economia del “sapere”: saranno incentivate ricerche «sperimentali o teoriche» per l’acquisizione di nuove conoscenze «senza che siano previste applicazioni o utilizzazioni pratiche dirette». Agevolata anche la ricerca applicata, le nuove tecnologie, il miglioramento dei prodotti, l’acquisto di laboratori scientifici e di piattaforme informatiche. Nel computo entrerà anche l’assunzione, a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato, di alte professionalità: il costo di laureati magistrali in discipline tecnico-scientifiche e di dottorati di ricerca potrà entrare nello sconto fino al 100 per cento.

La bozza del decreto-sviluppo, composta da una quarantina di articoli, prevede anche di elevare da 516 mila euro ad un milione il limite delle compensazioni e dei rimborsi dei crediti Iva. Il tetto potrà salire fino a 2 milioni se l’impresa che vanta il credito Iva ha un bilancio certificato. La misura è da tempo richiesta delle aziende. «La situazione finanziaria delle società e dei gruppi societari già provata dai ritardi di pagamento fra Pubblica Amministrazione e impresa e fra le stesse imprese – si legge nella Relazione illustrativa al decreto – è spesso messa in ulteriore difficoltà anche dal ritardo con il quale vengono erogati i rimborsi vantati nei confronti dell’erario come, per esempio, i rimborsi per crediti Iva ed Ires».

Si profilano anche altre novità per l’Iva: la bozza del decreto prevede l’innalzamento del numero delle aziende a contabilità semplificata che possono beneficiare del pagamento trimestrale dell’imposta sul valore aggiunto oltre che di minori adempimenti burocratici. Il tetto per accedere alla contabilità semplificata sale – articolo 18 del decreto – da 400 mila a 600 mila euro di ricavi.

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