Francia, vince Hollande

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Francia, vince Hollande

«Il cambiamento comincia adesso». Il nuovo sogno francese va in scena dalla piazza di Tulle, anonima città della France profonde conosciuta per gli allevamenti di mucche e gli artigiani di fisarmoniche. Tra le bandiere rossee la cattedrale del paese di cui è stato sindaco, François Hollande pronuncia il suo primo discorso da settimo presidente della République. Sobrio, mai esaltato, a tratti stanco. Il primo messaggio è per lo sconfitto. Hollande ha parlato al telefono con il Presidente uscente che finalmente chiama per nome. «Rivolgo un saluto repubblicano a Nicolas Sarkozy che ha guidato la Francia per cinque anni». Subito dopo, però, riprende il filo della campagna elettorale. «Il nostro paese è stato attraversato da troppe fratture, abbiamo avuto troppe ferite, rotture». L’ orgoglio di aver riportato la sinistra al potere prende il sopravvento sulle polemiche. «Sono socialista» scandisce Hollande. «Chiedo di essere giudicato su due impegni maggiori: la giustizia e la gioventù». Poche citazioni liriche, profilo basso, il carisma dell’ anti-carisma. Normale, come aveva promesso. Mentre parla, a Parigi, la piazza della Bastiglia straripa di applausi, urla e cori. «Sarkozy c’ est fini!». «Sarkozy dégage». Hollande ha voluto aspettare i risultati nel suo feudo elettorale, come fece François Mitterrand nel 1981, a Chateau Chinon. In serata è tornato nella capitale per festeggiare con il popolo della gauche, nella stessa piazza che aveva incoronato Mitterrand. I ragazzi ballano sotto alla colonna centrale, una nuova presa della Bastiglia. Il cambiamento non è soltanto francese. «L’ Europa ci guarda» avverte Hollande. «L’ austerità non è una fatalità». In serata, Hollande ha parlato con la cancelliera Angela Merkel, che l’ ha invitato in Germania. Il suo primo viaggio all’ estero sarà a Berlino, poi l’ America, dove parteciperà al vertice Nato. Alla fine del suo discorso, Hollande si lascia andare. «Quant’ è bella la vita». Già prima della proclamazione dei risultati, alle diciannove, sono arrivati a Tulle gli uomini del Gign, il corpo d’ élite che protegge il Presidente della République. «Molti aspettavano questo momento da anni» continua Hollande. «Abbiamo tanti ricordi crudeli». In diretta televisiva c’ è Ségolène Royal, sconfitta nel 2007. «Provo grande emozione» confessa. Il figlio, Thomas, è in collegamento dal quartier generale socialista. Ha fatto la campagna di entrambi i genitori. Piange davanti alle telecamere. Una famiglia in qualche modo

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eccezionale, due elezioni presidenziali successive fino alla vittoria, in mezzo una separazione privata. Ma il cerchio è chiuso. Nel 1981 Hollande e Royal non erano riusciti ad arrivare alla Bastiglia, rimasero bloccati nel traffico dentro alla loro Citroen 2Cv. Oggi il cinquasettenne socialista, figlio spirituale di Mitterrand ma anche del radical socialista Pierre Mendès France e del socialdemocratico Jacques Delors, entra nella piazza simbolo della gauche da protagonista, a braccetto con Valérie Trierweiler, la sua nuova compagna. La festa va avanti per ore, prima del brusco risveglio al potere. Hollande cita l’ esigenza del risanamento dei conti pubblici, la necessità di affrontare la crisi economica con misure di rilancio. Sono pensieri da scacciare per i ventenni che festeggiano. Si sentono solo applausi, petardi, lacrime e bollicine di champagne. C’ è il martellante inno della campagna «Le changement c’ est maintenant», il cambiamento è adesso. «E’ adesso che dobbiamo cogliere la nostra chance» dice la canzone. La fortuna non è mancata a Hollande, catapultato dal consiglio regionale della Corrèze fino all’ Eliseo. E’ il paradosso di questo politico che non ha mai avuto incarichi governativi. Deputato, sindaco, Segretario nazionale del Ps tra il 1997 e il 2008. «A frontrunner by default» ha scritto il New York Times. In prima linea per esclusione. Forse non sarebbe stato Presidente senza l’ imprevedibile autoesclusione di Dominique Strauss-Kahn, l’ ortodossia di Martine Aubry, l’ eccezionale impopolarità di Nicolas Sarkozy. Alla Bastiglia, scorrono le immagini della lunga campagna elettorale di Hollande. Il discorso del 31 marzo 2011 quando si è dichiarato candidato, sempre a Tulle, prendendo di sorpresa tutti. «François Président? E’ come sognare» disse Laurent Fabius. Lo accusavano di non saper prendere una decisione, di essere molle come un budino, «couille molle» aveva detto Martine Aubry a proposito dei suoi attributi. Anche la sua ironia, il suo gusto per le battute, era guardato con disprezzo. «Ti rovinerà» gli aveva preannunciato Lionel Jospin, un altro dei suoi mentori. Una vita da mediano. Appassionato di calcio, Hollande giocava a centrocampo da giovane nella squadra della città in cui è nato, Rouen. Molti anni dopo, si è ritrovato a battere il calcio di rigore decisivo. E non l’ ha sbagliato.

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