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Francia, Hollande vince al primo turno. Sarkozy insegue

Francia, Hollande vince al primo turno. Sarkozy insegue

Francia, Hollande vince al primo turno. Sarkozy insegue

Il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali annuncia un finale teso, più aspro del previsto. I due candidati rimasti in gara per il finale, François Hollande e Nicolas Sarkozy, dovranno contendersi i suffragi della collera, quelli ottenuti dal Front National, il partito xenofobo. Il quale ha ottenuto un successo strepitoso. Un francese su cinque gli ha riservato il suo voto. Non era mai accaduto. Le due settimane che mancano al 6 maggio, il giorno decisivo, saranno calde. I toni rischiano di diventare roventi. Da ieri sera il voto francese si presenta come un intreccio che lascia una dose di incertezza alla soluzione, ancora nascosta sotto la mischia elettorale. Il sorpasso pronosticato è avvenuto. Non c’ è dubbio, l’ evento principale del momento è questo. François Hollande, il candidato della sinistra, secondo le proiezioni ha superato largamente (con il 28,8%) Nicolas Sarkozy, il quale è uscito dalla prima prova, nella veste di presidente in cerca di un secondo mandato, non solo frustrato ma umiliato (con il 26,1%). I cinque anni alla testa dello Stato gli sono costati almeno due milioni di voti. Il prezzo dell’ impopolarità è stato alto. Ma egli ha perduto soprattutto lo slancio, il controllo della dinamica elettorale che pensava di dominare. Ha perduto il primato, gliel’ ha sottratto il leader della sinistra. Al quale viene pronosticato il 54%, al ballottaggio, dunque la vittoria.

François Hollande ha compiuto un importante passo verso le presidenza. Era raggiante quando alzando le braccia in segno di vittoria ha detto che «il cambiamento è in marcia e nessuno lo fermerà». Ma Nicolas Sarkozy non ha alcuna intenzione di traslocare dal Palazzo dell’ Eliseo, poiché conta ancora su un recupero. Il sorprendente risultato del Front National, che con la nuova presidente, Marine Le Pen, ha ottenuto il 18,5%, un risultato mai raggiunto nei decenni dal padre Jean-Marie, ha sconvolto tutti i pronostici. È lei, Marine Le Pen, la pasionaria xenofoba, che ha raccolto la rabbia che regna nel Paese. Ieri sera è stato il suo trionfo. Il trionfo della collera che agita il Paese, inquieto per la crisi e insoddisfatto della società politica che non sa interpretare le sue ansie. Marine Le Pen è arrivata terza nel primo turno, soffiando il posto a Jean-Luc Mélenchon. Il candidato di estrema sinistra aveva attirato folle imponenti ai comizi, e con il Front de Gauche, in cui aveva riunito comunisti, trotskisti e gauchisti, vale a dire i protestari di sinistra, pensava ragionevolmente di poter contribuire in modo decisivo al trionfo di Hollande riversandogli i suoi voti al ballottaggio. Per lui (l’ 11,1%) è stata una delusione. Una sconfitta. Per François Hollande quel magro risultato è in egual misura un guaio e un vantaggio. Un guaio perché gli insufficienti voti di Mélenchon gli impediscono di affrontare l’ ultima prova con un 46% rassicurante. Questo era infatti lo sperato coefficiente, ricavato dai voti della sinistra, dell’ estrema sinistra e dei Verdi di Eva Joly. Questi ultimi pochi (2,2%) ma preziosi. Con questa base, e con l’ apporto di una parte dei voti centristi rimasti orfani, e di quelli del Front National ostili a Sarkozy, il balzo finale sarebbe stato facile. Il

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mediocre risultato di Jean-Luc Mélenchon ha reso più difficile, incerto, il compito di François Hollande, ma lo ha anche alleggerito dalla preoccupazione di avere un’ estrema sinistra abbastanza forte per potere avanzare, imporre le proprie esigenze. Esigenze imbarazzanti per un leader socialista ansioso di recuperare i voti centristi. Il successo di Marine Le Pen gli impongono adesso di tentare il recupero dei necessari voti del Front National. Ieri sera François Hollande ha invitato a un «sussulto nazionale» per arginare l’ avanzata del Front National, ma anche aperto le braccia agli elettori spinti dalla collera. Senza citarli si è rivolto implicitamente a quelli che hanno scelto al primo turno Marine Le Pen. Non ha trascurato gli elettori di estrema sinistra, precisando tuttavia che non sarebbe sceso a compromessi, che non avrebbe concesso nulla al di là dei contenuti del programma socialista. Jean-Luc Mélenchon ha subito risposto esortando i suoi a votare “contro Sarkozy”. Eva Joly, la candidata dei Verdi, è stata più esplicita. Ha invitato i suoi a riversare i voti su François Hollande. Non si è invece pronunciato il candidato centrista, François Bayrou, che con i suoi voti (9,3%) può determinare il risultato finale. Ma i suoi sono elettori che di solito non ubbidiscono alle direttive del loro candidato escluso dalla corsa presidenziale. Si calcola che almeno un terzo, forse la metà, sceglieranno François Hollande. I due milioni di elettori perduti da Nicolas Sarkozy (che nel 2007 aveva ottenuto con confortevole 31,18%) sono andati al Front National, e là il presidente abbandonato deve andarli a recuperare. L’ impresa lo costringerà ad appesantire i toni dei suoi discorsi, ad insistere sui pericoli dell’ immigrazione, in particolare di quella magrebina, portatrice del virus islamico, dovrà scagliarsi con accenti populisti contro le classi privilegiate, lui che è stato il presidente amico dei ricchi. Conosciuto il magro risultato, Sarkozy non si è in apparenza perso d’ animo. Al contrario, è apparso in piena forma. E ha proposto a François Hollande non uno ma tre dibattiti. Che Hollande ha subito rifiutato. Uno per lui basta. Sarkozy è convinto di essere in grado di poter mettere in una condizione di inferiorità il “molle” leader della sinistra. Denuncia con forza che nella prima fase della campagna elettorale ha dovuto subire gli attacchi di tutti gli altri nove piccoli e grandi candidati. Adesso è infine faccia a faccia col principale avversario e pensa di poterlo mandare al tappeto.

Il successo del Front National gli ha tolto molti elettori, ma insieme al magro risultato dell’ estrema sinistra, neppure François Hollande ha ottenuto il 46 per cento che gli avrebbe garantito la vittoria finale. Dunque per lui, Sarkozy, è rimasto aperto un varco. Dopo il massacro di Tolosa, dove un giovane di origine algerina aveva ucciso a sangue freddo dei bambini ebrei, Nicolas Sarkozy aveva recuperato consensi. Le giuste misure prese in prima persona dal presidente avevano messo in luce la sua indubbia capacità di decisione. I sondaggi l’ avevano portato alla pari di François Hollande, e in alcuni casi gli avevano consentito di superarlo. Ma la presidente del Front National è stata più efficace di lui nell’ intepretare e nello sfruttare la rabbia suscitata da quel gesto. Per riparare Sarkozy ha appunto quattordici giorni.

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