Giustizia

Convenzione penale sulla corruzione

Convenzione penale sulla corruzione

Convenzione penale sulla corruzione

Il Senato ratifica (con 243 sì, 0 no e 4 astenuti) la Convenzione penale sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999. Toccherà alla Camera la ratifica definitiva di una convenzione che impegna l’Italia  a introdurre nell’ ordinamento penale misure per contrastare la corruzione.

“L’elevata corruzione è un freno per la crescita”. E’ quindi “essenziale” una “lotta” contro questo fenomeno che “produce un costo in termini di competitività”. Lo afferma il capo economista dell’Ocse, Giancarlo Padoan, alla Camera per un’audizione in commissione Bilancio. La corruzione, ribadisce, “è tra le cause che spiegano la bassa crescita in Italia”, confermando la denuncia di Roberto Saviano rilanciata nel corso della manifestazione di Libertà e Giustizia di lunedì sera a Milano per chiedere tra le altre cose una rapida approvazione della legge contro il malcostume.

Questa convenzione, ha detto il Ministro della giustizia, Paola Severino, è comunque soltanto “lo schema” in cui si dovrà operare, ma “importanti saranno poi i contenuti”. Quando si scriveranno dunque le norme, ha detto ancora il guardasigilli, “il legislatore dovrà essere attento nel creare fattispecie efficaci e nel distinguere tra fatti penalmente rilevanti e altri che non lo sono”.

A incidere negativamente sul pil italiano c’è poi, sempre secondo Padoan, l’elevato costo della giustizia amministrativa, che, se fosse risolto, “potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo”.

Tra gli altri problemi che affliggono il paese, il capo economista dell’Ocse sottolinea quello dell’evasione fiscale; dalla lotta si possono ottenere “vantaggi significativi”. Secondo l’organizzazione internazionale bisogna procedere anche con la liberalizzazione di alcuni settori, in particolare quello dell’energia “per abbattere i costi di produzione”. Per il rilancio del paese, inoltre, “è cruciale la riforma del lavoro”, che deve considerare: “la graduale eliminazione del precariato, l’accesso dei giovani al mercato, la riforma degli ammortizzatori sociali e la riduzione del numero dei contratti”, sottolinea Padoan.

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