Economia

Liberalizzazioni, Senato vota fiducia

Liberalizzazioni, Senato vota fiducia

Mario Monti

Il Senato approva (con 237 sì, 33 no e 2 astenuti) il decreto sulle liberalizzazioni, su cui il governo ha posto la questione di fiducia. Tra le misure più importanti il pagamento dell’IMU sulle attività commerciali della Chiesa, la nascita della nuova Autorità di regolazione dei trasporti che si occuperà di metodologie di incentivazione della concorrenza, efficienza produttive e contenimento dei costi, criteri per la fissazione da parte dei soggetti competenti delle tariffe e dei canoni e la separazione tra Eni e Snam Rete Gas. Per protesta contro un emendamento PD che annulla le commissioni bancarie sulle linee di credito l’intero comitato di presidenza dell’Associazione bancaria italiana si dimette.

Il decreto passa ora all’esame di Montecitorio. Soddisfatta la relatrice  soddisfatta: “Il Senato ha vigilato, era stato fatto un lavoro eccezionale in commissione ed era giusto che valesse quel testo approvato nonostante il pressing di queste ore, specie delle banche”. Rabbiosa la reazione degli istituti di credito. Con il comitato di presidenza dell’Abi che si dimette per la la norma che vieta le clausole sulle commissioni per le linee di credito concesse dalle banche: “E’ la goccia che ha fatto traboccare il vaso” spiega il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, spiegando che  se la norma sarà confermata, allontanerà gli impieghi delle banche straniere in Italia e costringerà a rivedere il sistema del credito a imprese e famiglie. A rischio anche la salvaguardia degli oltre 300mila bancari: “Se si continuasse a incidere sui ricavi bancari, anzichè sulla trasparenza, anche questa salvaguardia dell’occupazione verrebbe messa in discussione. Noi banche non siamo i nemici di famiglie e imprese e non accetteremo più un atteggiamento così avverso all’impresa bancaria”.

Ma, a sentire il relatore del Pd Filippo Bubbico ci sarebbe “la volontà dell’esecutivo di trovare una soluzione nel decreto legge sulle semplificazioni all’esame della Camera”. La modifica dovrebbe rendere la norma applicabile solo alle banche che non si adeguano alle norme sulla trasparenza. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani si schiera con le banche: “La norma va corretta. E’ stata inserita nella febbricitante discussione notturna e va corretta”. Rincara la dose il responsabile economico del Pd Stefano Fassina: ” La cancellazione di tutte le commissioni bancarie è insostenibile in un quadro già difficilissimo per gli istituti di credito. E’ incomprensibile, invece, l’indisponibilità del governo a intervenire”.

E anche il governo si fa sentire. “Le dimissioni sono il sintomo del grande disagio del settore bancario che è vicino all’economia del paese” dice il ministro allo Sviluppo Corrado Passera. Mentre il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Antonio Catricalà precisa: “Un emendamento alla Camera c’è, il governo non si metterà di traverso ma deve essere un’iniziativa parlamentare condivisa da tutte le parti politiche che ci sostengono”.

Le reazioni. 
“E’ filato tutto liscio, a me pare che anche quelli che votano no vorrebbero votare sì alla fiducia sul decreto liberalizzazioni” afferma la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro. Polemica la Lega. “La scelta della fiducia è un abuso perchè impedisce al Parlamento di fare il proprio lavoro e alla Lega Nord di esporre le proprie ragioni” tuona l’ex ministro Roberto Maroni. Posizione condivisa da Umberto Bossi: “Non si capisce perchè, visto che in Parlamento ha tanti voti Monti mette la fiducia. Forse ha paura, perché nonostante la forza, forse è solo apparenza”.

“Il governo non ce la farà mai a fare una vera riforma sulle liberalizzazioni perchè le lobby sono potentissime – prevede Enzo Raisi, deputato Fli – parlo anche dei miei colleghi parlamentari, basti pensare che il 46 per cento di loro è iscritto a un ordine o a un’associazione professionale e quindi in qualche modo rappresenta delle lobby. Questo è un paese bloccato”.  “La nostra non è freddezza ma certo sulle liberalizzazioni, che servono all’italia per tornare a crescere, si sono fatti anche tanti passi indietro” dice il presidente dei senatori dell’Udc, Gianpiero D’Alia. Critico Antonio Di Pietro: “Queste non sono liberalizzazioni ma lavate di faccia della propaganda per fare credere che l’Italia adesso sta benissimo”. Scatenata la Lega che ha esposto cartelli con la scritta ‘No alla tesoreria unica’.

La protesta degli ordini. 
Nel corso della giornata di mobilitazione degli ordini professionali, in corso a Roma, il presidente dei commercialisti Claudio Siciliotti ha doifeso la categoria: “L’opinione pubblica pensa che il vero ostacolo alle liberalizzazioni siano i professionisti e i tassisti: non è vero”.

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