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La RiEvoluzione di Dolcenera

La RiEvoluzione di Dolcenera

Dolcenera

“Evoluzione della Specie” si presenta come un album che si discosta totalmente dai precedenti lavori dell’autrice, abbandonando il cantautorato italiano per allargare gli orizzonti e volgersi verso un sound più europeo, con uno stile che ricorda molto quello dei Phoenix. Dolcenera ha cambiato proprio il suo modo di scrivere canzoni: se prima si sedeva davanti al piano e scriveva, in quest’album ha scritto le sue canzoni a partire da loop di batteria. La cosa che colpisce ascoltando l’album sono i magistrali arrangiamenti di ciascuna canzone, curatissimi in ogni più piccolo dettaglio e che donano alle canzoni forti sfumature rock ed di elettronica, al punto che il pop, con la sua versatilità, si fonde totalmente con questi due generi creando qualcosa di veramente interessante. La caratteristica di ogni arrangiamento dell’album, poi, è quella del “crescendo“: se a inizio canzone la musica si presenta abbastanza povera, via via entreranno nuovi strumenti per raggiungere un apice nell’ultimo ritornello, dove tutti gli strumenti esplodono per pochi secondi, per poi ritornare alla “normalità”. L’apice di questo crescendo è qualcosa di perfetto, sublime: sintetizzatori, chitarre effettate e loop di batteria creano una perfetta armonia tra di loro, convogliando in una perfetta esplosione di suoni che corrisponde ad un esplosione vocale, durante la quale Dolcenera utilizza tutta la sua fornidabile voce. Dal punto di vista musicale, quindi, l’album è superbo.

Un altro punto di forza sono i ritornelli, che sono potentissimi e orecchiabili allo stesso tempo: le canzoni dell’album si basano totalmente sui ritornelli, che quindi sono curati e appaiono come le parti centrali dei brani, anche da un punto di vista di testo. Ogni canzone è perfetta per essere un possibile singolo.

Una nota dolente, anzi LA nota dolente dell’album, sono i testi, che appaiono totalmente privi di sintassi: le strofe sono quasi sempre formate da frasi singole non collegate tra di loro, il che rende difficile la comprensione dell’intera canzone. Molto spesso i soggetti non sono espressi, il che non aiuta alla comprensione del testo. I ritornelli, come detto prima, sono le uniche parti “sensate” delle canzoni, e quindi reggono l’intero significato della canzone, per quanto sia criptico e indecifrabile. Questa debolezza dell’album può essere vista anche con un punto di forza, visto che in questo modo ognuno può leggere nelle canzoni quello che vuole. Per esempio, nella canzone A un passo dalla felicità il ritornello recita: Ah, quando arriverà sarà i tuoi sogni. Ma chi? L’amore, un figlio, la nuova aspirapolvere? Ogni chiave di lettura è possibile, il che rende le canzoni “personalizzabili”.

L’ultima considerazione che voglio fare prima di passare all’analisi track by track è che l’album è molto femminista: in più canzoni emerge questo lato rosa, che valorizza le donne (Dagli occhi di una donna) e demigra gli uomini (Evoluzione della specie “Uomo”).

La prima traccia coincide con il primo singolo, Il sole di domenica, che presenta un aspetto quasi rock: la prima parte della prima strofa è chitarra elettrica/voce, a cui si aggiunge il basso; successivamente il brano scivola verso atmosfere nettamente elettroniche, e la chitarra elettrica perde il suo aspetto rock per assumerne uno ritmico, soprattutto nel ritornello, dove fanno da padroni sintetizzatori ed effetti sonori. La voce di Dolcenera in questo brano è molto decisa, il che dona un’aria di sfida verso un uomo i cui piani non sono andati come voleva… almeno per quello che ci leggo io.

Evoluzione della specie “Uomo”, una canzone selvaggia che, devo confessare, mette imbarazzo in me, che sono un maschio: Dolcenera descrive gli uomini con la frase “zero uno zero uno me la dà me la dà”: codice binario, il più semplice, e il pensiero fisso al sesso. Però! La voce della cantante si scatena, esibendo tutta la sua estensione, soprattutto nell’ultima parte. Complessivamente, è un brano rock molto liberatorio, che presenta un’invettiva verso i cantanti melodici (la parola amore usata come il cortisone dai cantanti innamorati).

La terza traccia è Viva, brano decisamente pop nelle strofe, ma rock nel ritornello. Nelle strofe domina un arpeggio di piano effettato, mentre nei ritornelli dominano le chitarre. In questa traccia è particolarmente evidente l’effetto “crescendo” che vi illustravo prima: nell’ultimo ritornello, un’orchestra di sintetizzatori e chitarre creano un’armonia perfetta. Sublime. La voce della cantante in questa canzone è particolarmente grintosa.

La quarta traccia, e secondo singolo, è L’amore è un gioco, con uno dei ritornelli più potenti in assoluto: canzone d’amore malinconica che parla di lontananza (“farei di tutto per raggiungerti”) e rimorso, di parole mai dette. Ne esce davvero una bella descrizione dell’amore, “un gioco di alchimie che non dà peso alle bugie”. Da un punto di vista musicale, la batteria apre il brano e fa da padrona. Musicalmente sono belli sono il piano del ritornello e l’assolo di sintetizzatore nello special.

Nel regime delle belle apparenze è la quinta traccia, una traccia pop-rock, che mette decisamente di buon umore. Musicalmente non c’è niente di particolare da segnalare, ma il testo lo trovo molto interessante. “Nel regime delle belle apparenze tu risplendi come un diamante in mezzo al fango” è un complimento molto importante da fare ad una persona: dirle che è diverso, emerge, brilla fra tutte le persone che si curano soltanto del loro aspetto esteriore, volendo solo apparire e non essere.

A un passo dalla felicità è la sesta traccia, che si apre con piano suonati a mo’ di percussione. La traccia è pop-rock, mette anche questa di buon umore, forse anche grazie all’ingenuità della canzone stessa: sembra che la stia cantando una bambina di fronte ad un sentimento indescrivibile perchè troppo grande (“Oh mamma mamma, vale la pena di soffrire?). Le chitarre effettate nell’ultima parte sono davvero suggestive. Per quanto riguarda il significato, ne ho già parlato prima…

Le successive tracce sono Nel cuore e nella mente, brano molto intimo che si apre con un tappeto di organi; Il tempo di pretendere, brano pop-rock che si apre con un interessante arpeggio di piano che domina nella canzone; La preghiera di Virginia, a mio parere la peggiore traccia dell’album; I colori dell’arcobaleno, un brano pop con una chitarra acustica che riecheggia sempre e un ritornello molto malinconico. Di queste canzoni non parlo molto perchè non presentano particolari innovazioni, o comunque continuano lo stile delle prime sei.

L’ultima traccia è Dagli occhi di una donna, un brano acustico dedicato a tutte le donne: le chitarre acustiche accompagnano la voce di Dolcenera che canta questa poesia come inno alle donne. E con un applauso si conclude l’album.

Cavolo quanto ho scritto! Evidentemente c’era tanto da dire…

In conclusione, l’album “Evoluzione della specie” è un album tendenzialmente pop, che però si fonde in alcune canzoni con il rock, in altre con l’elettronica. Dolcenera non cambia tema, che rimane quasi sempre l’amore, ma cambia totalmente il suo approccio verso la musica, il che porta alla creazioni canzoni totalmente inedite per il suo stile. I punti di forza sono i meravigliosi arrangiamenti e i potenti ritornelli, il punto debole maggiore è la difficoltà nel capire i testi.

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