Centrosinistra

[Storia] Vent'anni di Rifondazione

Partito della rifondazione comunista (PRC)  Formazione politica italiana sorta per iniziativa della minoranza del Partito comunista italiano che, guidata da A. Cossutta, S. Garavini, L. Libertini, E. Salvato ecc., si era opposta allo scioglimento del partito (febbr. 1991).

Nato nel 1991 come movimento contrario allo scioglimento del Partito Comunista Italiano, dopo aver inglobato Democrazia Proletaria e il Partito Comunista d’Italia (marxista-leninista) ha intrapreso un dialogo con il centrosinistra.

Dopo la fase del Movimento per la rifondazione comunista, si giunse al congresso costitutivo del PRC, cui aderirono anche Democrazia proletaria e altre formazioni minori; segretario fu eletto Garavini, affiancato da Cossutta come presidente. Conseguito il 5,6% dei voti nelle elezioni dell’apr. 1992, nel maggio 1993 il PRC bocciò la proposta di Garavini sull’unità d’azione con il Partito democratico della sinistra (PDS), inducendo il segretario a dimettersi. Nel gennaio 1994 F. Bertinotti, ex dirigente sindacale, proveniente dal PDS, fu eletto nuovo segretario del PRC. Alle elezioni di marzo il partito si presentò all’interno dello schieramento progressista, ottenendo 39 deputati e 8 senatori e il 6% dei voti. Anche a seguito della battaglia contro la riforma pensionistica, alle elezioni dell’apr. 1996 il PRC, siglato un «patto di desistenza» con l’Ulivo, ottenne l’8,6% dei voti, eleggendo 35 deputati e senatori. I rapporti tra il PRC e lo schieramento di centrosinistra si rivelarono però molto difficili, con scontri e differenziazioni sia sulla politica estera sia sui problemi economici e sociali: manifestatosi già in occasione della presentazione della legge finanziaria (ott. 1997), il dissenso si ripropose nel maggio 1998, portando al ritiro della fiducia al governo. Tale decisione spaccò il partito; l’ala favorevole al dialogo con il governo, guidata da Cossutta, lasciò il PRC e diede vita al Partito dei comunisti italiani, mentre Bertinotti continuò a sostenere una linea intransigente, accentuandone il taglio movimentista. Nelle elezioni del 2001 il PRC ottenne il 5% dei consensi. Intrecciando il suo percorso con quello del movimento no global, a luglio ebbe un ruolo attivo nelle proteste al G8 di Genova. Alle elezioni del 2006 il PRC ottenne il 5,8%; Bertinotti fu eletto presidente della Camera, lasciando la segreteria a F. Giordano. Il 6° Congresso intanto aveva allontanato ulteriormente il PRC dalla tradizione comunista, mentre forte era l’enfasi sui movimenti e la non violenza. Dopo nuove polemiche sulla politica estera, nel 2007 il PRC fu tra i fondatori de La Sinistra/L’Arcobaleno. Dopo l’esperienza della lista comunista assieme al PDCI alle europee del 2009, a dicembre il PRC fu tra i fondatori della Federazione della sinistra.

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