Musica

L’amore è una cosa semplice

L'amore è una cosa semplice

Tiziano Ferro

“L’Amore è Una Cosa Semplice”, il nuovo album di Tiziano Ferro, debutta proprio oggi 28 novembre sul mercato discografico italiano. 14 tracce grazie alle quali rendersi conto di come gira la situazione musicale nel nostro bel paese che di difficoltà, soprattutto musicali, ne sta affrontando tante.

Non sono bastate una Pausini o un’Amoroso per risollevare le sorti di una tradizione sonora che nel passato portava alto il nostro nome nel mondo. Avevamo puntato allora tutto sul bravissimo Tiziano, l’unico che poteva svecchiare le note tricolori dandogli quindi non solo un tocco di gioventù ma anche di qualità, a dimostrazione del fatto che i ragazzi non sono unicamente superficie ed apparenza ma anche tanta profondità. E se in parte questo secondo punto riesce ad essere soddisfatto col first listen del nuovo disco, quello che invece viene a mancare, purtroppo, è proprio l’aspetto più moderno, quello del ritmo, quello dell’uptempo dal mood accattivante (perchè no, anche elettronico) pronto a schizzare ai piani alti delle classifiche e a migliorare l’umore di chi ascolta le radio ormai piene di canzoni melense.

Se nel passato l’artista osava di più proponendo sonorità più forti e all’avanguardia (vedi “Stop! Dimentica”), adesso incomincia a perdere colpi smarrendo la propria freschezza e risultando, poco sorprendente. Invece di andare avanti si va “indietro” (forse ci aveva dato una piccola anticipazione col titolo di una sua vecchia hit)… ma questa in effetti è una condizione che l’Italia, in generale, conosce molto bene. Un vero peccato! Segue la recensione di “L’Amore è Una Cosa Semplice”

1. Hai Delle Isole Negli Occhi. Soul allo stato puro in cui a farla da padroni sono il pianoforte, l’organetto e la chitarra elettrica nel finale. Questo è quello che riguarda il livello strumentale. Per ciò che concerne quello vocale troviamo un Tiziano abilissimo nel destreggiarsi tra falsetti e toni gravi, quelli che più lo contraddistinguono. E’ raro ascoltare in italiano perle musicali di questo tipo, che facciano leva su questo stile. E’ rischioso e per questo di solito nessuno si cimenta. Ferro il coraggio ce l’ha: forte del suo duro fanbase, è forse uno dei pochi nel panorama mainstream che può permettersi tali sfide.  Inizio soft, con un una canzone apertamente d’amore che però tiene distanza da una classica ballad. Il ritmo r&b viene potenziato dalla voce calda di Tiziano Ferro, a volte con qualche sfumatura rap. Un inizio che stupisce. Chi si aspettava una canzone strappalacrime, con quel titolo, si deve ricredere.

2. L’Amore E’ Una Cosa Semplice. Il testo è davvero toccante: lui riesce a rendere visibili sentimenti importanti con parole “semplici” (parafrasiamo un po’). Dal punto di vista musicale invece, ahimè, non si riesce ad essere ugualmente incisivi. Le “lagne” dell’artista hanno fatto storia. Un album senza il loro prezioso contributo non sarebbe tale (come dimenticare “Non me lo so spiegare” o “Ed ero contentissimo”). E’ ovvio che poi bisogna giudicarne la qualità. Questo per dire che è assolutamente necessario che nel disco dell’artista siano presenti ballate di questo tipo. Non è necessario invece tediare l’ascoltatore con questi ritmi pedanti, flemmatici e per nulla calorosi, quello stesso calore che di solito i crescendo riescono a regalare ma che in questo caso tarda ad arrivare. Non bastano i violini o un’ interpretazione perfetta per colpire. In sintesi si potrebbe dire che l’esecuzione del brano, così come la sua struttura/stesura, sono ben implementati, il che fa di Tiziano un ottimo esecutore/arrangiatore/scrittore: ciò che invece manca è l’emozione e la principale causa di ciò potrebbe essere l’assenza del fattore “novità”.  Secondo singolo, con lo stesso titolo dell’album, che merita diversi ascolti prima di convincere. Inizialmente apprezzavo la musica ma avevo qualche dubbio sulla potenzialità del brano. Al quarto ascolto lo trovo un pezzo vincente che non ha nulla di invidiare alle ballad che hanno caratterizzato il cantante con i precedenti album

3. La Differenza Tra Me E Te. Il primo singolo di questa nuova era che avvicina il cantante ai suoni del più internazionale Bruno Mars. L’inciso, difficile da prendere al primo ascolto, risulta non solo molto credibile ma anche molto orecchiabile. Lo stesso si può dire delle altre parti della canzone. Nel complesso è un lavoro piacevole da ascoltare ma che perde qualche punto nel parlato. Voto: 6 e mezzo Primo singolo che anticipava questo nuovo album. Un pezzo che cattura, finora il più immediato fin dal primo ascolto. Un tormentone? Sì, e trascinante. 

4. La Fine. Non trovano il mio gradimento le parti parlate o musicalmente sussurrate (è una questione di gusti). Ci si potrebbe appellare all’elemento “buona interpretazione” che io, in questa occasione, definirei con la parola “recitazione”. Su questo non c’è alcun dubbio che Tiziano riesca nel suo intento… ma chi glielo dice che non ci troviamo in un film? Questo porta ad avanzare tale giudizio: cover non riuscita che fa preferire l’originale rappata a questa che in fin dei conti tanto cantata non è.  Ecco il brano di Nesli tanto amato da Tiziano Ferro e ricantato con una voce calda ed emozionata. Al quarto brano appare ancora più evidente come la voce intensa del cantante sia una delle sue arme vincenti che lo hanno portato a diventare uno dei cantanti italiani più amati del decennio.

5. Smeraldo. Le sonorità più cupe delle strofe fanno pensare ad un buon continuo. Nel ritornello invece arrivano gli accordi in “maggiore” che rompono le buone intenzioni costruite inizialmente. Peccato!  Si abbandonando i lenti per una canzone volutamente leggera e martellante. Potenziale singolo? Molto facile.

6. Interludio: 10.000 Scuse. Una chitarra che rievoca atmosfere western e che riporta il cantante indietro al primo album in cui si divertiva a pseudo-rappare. Un ritorno al passato molto gradito che rende Tiziano più originale rispetto agli altri cantastorie italiani. Il riprendere nel finale l’inciso di “111”, brano di apertura del secondo progetto discografico, fa emozionare, soprattutto perchè crea un filo di continuità col vecchio personaggio (che manca tanto).  Una canzone che ricorda il “vecchio” Tiziano Ferro del periodo Centoundici e del precedente Rosso Relativo. Un pezzo che rischia di essere la meno graffiante, almeno fino ad ora.

7. L’Ultima Notte Al Mondo. Col pianoforte iniziale viene subito da immaginare una “Someone Like You” all’italiana. Ciò che l’accomuna, oltre all’atmosfera intimista, è la bella melodia, quella che fa della “lagna” una canzone da brividi. Col proseguire del brano però subentrano altri elementi strumentali (violini , chitarre e sessione ritmica nel finale) che fanno differire le due canzoni e che fanno perdere un pò di magia.  Ballad intensa teoricamente perfetta da ascoltare nel periodo invernale, tra neve e freddo. Straziante ed emozionante, tra le più intense finora ascoltate nell’album.

8. Paura Non Ho. La batteria ed il registro vocale basso diventano presuntuosi fin dall’esordio e questo non fa immaginare begli scenari. Per fortuna il tutto assume un’altra piega con l’incursione dell’hook e del ritornello: una dimensione un pò vecchio stampo ed una melodia molto carina riescono a prendere in mano le redini di un pezzo non partito nel migliore dei modi. A questo punto però il desiderio di una bella uptempo si fa sentire forte.  Il brano scritto da Irene Grandi che la stessa cantante non voleva incidere. E lo ha fatto Tiziano. Il risultato? Un pezzo con ritmi che strizza l’occhio alle canzoni anni ’60. Melodia nostalgica per un pezzo interessante:

9. TVM. Ecco il Tiziano più sperimentale, quello che vuole rischiare con la bossanova. Riesce a creare un pezzo gradevole dal testo sicuramente triste ma che non intristisce, forse complici le atmosfere estive richiamate dal suono. Prossimo singolo per l’estate 2012? Speriamo.  Ecco il bossanova di cui parlava Tiziano Ferro nella conferenza stampa del suo nuovo lavoro. TVM sta per Ti voglio male. Un esperimento che, come il brano precedente, sembra arrivare da un’altra epoca. Convince? Sì, ma non (mi) entusiasma. 

10. Troppo Buono. A questo punto dell’album risulta davvero pesante ascoltare l’ennesima ballata caratterizzata dal solito pianoforte, dai soliti violini e dalla solita schitarrata. Si ritorna alle atmosfere intime con un brano commovente, rivolto ad un amore finito nel quale l’altra persona ripenserà a tutto il bene che ha ricevuto. E al troppo bene ricevuto. Lo scopo è commuovere? C’è riuscito. 

11. Quiero Vivir Con Vos. Arriva a salvarci dalla noia che stava iniziando a crearsi uno swing d’impatto in cui il cantante pare trovarsi a proprio agio e che fa di lui un’artista a tutto tondo capace di buttarsi a capofitto nei generi più disparati. In questo progetto però si sente la mancanza di quel pizzico di electro-pop. Tocco swing di Tiziano Ferro che convince. Non fatevi ingannare dal titolo: il ritornello riprende lo spagnolo ma il testo è tutto in italiano. Canzone d’amore in un’inedita versione musicale per Ferro. 

12. …Ma So Proteggerti. E si continua a restare relegati in queste tonalità basse che però non hanno paura di cedere il passo a note molto più acute che sfociano in fantastici falsetti dal piglio soul e molto ben calibrate per ciò che concerne il cambio di registro. Non convince invece la direzione che l’album prende: siamo quasi giunti al termine e l’ormai sopraggiunta consapevolezza che mancano pezzi più ritmati, più giovanili e spensierati delude parecchio. La canzone merita ma ciò non toglie via la delusione generata.  “Amore ti custodirò dentro una lacrima”. So proteggerti non solo dalla avversità ma anche, in certi casi, dalla felicità.

13. Per Dirti Ciao!. Brano che richiama alla mente “La Differenza Tra Me E Te” per l’incalzare della batteria e l’apertura nel ritornello. Nulla di estremamente accattivante ed originale. Siamo all’ultima “vera” traccia (la successiva è una versione inglese di Smeraldo). Un pezzo che parla di amore, di ricordi, di un piccolo miracolo sceso dal cielo per amarci e lacrime al vento che tornano “Per dirti ciao”.

14. Karma (ft. John Legend). Complice l’inglese, il pezzo è uno dei più “internazionali” dell’album. La strofa prende di più rispetto al ritornello e nel complesso il tutto non appare così appetibile come ce l’eravamo immaginati. Anche il cugino americano non si presta ad una delle sue particolari genialità vocali: la sua personalità canora si sente eccome (ci mancherebbe!) ma non riesce a creare quell’effetto magico che mi aspettavo.  Il duetto tra John Legend e Tiziano Ferro è la versione inglese di Smeraldo. Le loro due voci funzionano bene insieme ma non cambiano il concetto di una buona canzone futuro singolo (con questa versione per l’estero).

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