Musica

Paola Turci a Berlusconi: “Devi andartene”

Paola Turci

“Ora basta, devi andartene/ più lontano che puoi”. La canzone più attuale del momento ha la voce da contralto di Paola Turci e le parole di Marcello Murru. Si intitola Devi andartene. L’album (Le storie degli altri) uscirà a fine gennaio, il brano è presentato oggi in anteprima sul sito del Fatto Quotidiano. Parole inequivocabili per lo scenario odierno, anche se – la cantante tiene a rimarcarlo – “il tema è universale e riguarda l’esercizio del potere, che distrugge i paesi e i popoli. Potrebbe parlare di Gheddafi, di Franco. Certo, è rivolto anche all’Italia, ma Berlusconi non vorrei nominarlo neanche”.

Possiamo non nominarlo, ma le sue note potrebbero diventare l’inno di Bersani. Come La canzone popolare di Ivano Fossati, 15 anni fa…
(Ride…) ” È vero, ma non vorrei legarla troppo al presente, altrimenti si indebolisce. Il voto di ieri non mi ha stupito: da mesi la maggioranza si reggeva in piedi per miracolo.

Ultimamente cantare contro Berlusconi è una moda. L’ultimo è Venditti. E il vaffanculismo (Iacchetti, Brignano) è di colpo assai praticato. Fino ad ora gli artisti dove si erano acquattati?
Premetto che Devi andartene è nata a inizio anno, non ieri: fissavo le idee sul cellulare e le sviluppavamo su Skype. Purtroppo hanno ragione i Rem: la musica, ormai, non incide più come un tempo.

Messa così, pare un alibi per non schierarsi.
Gli artisti ci pensano tre volte prima di esporsi. Il berlusconismo ha inculcato massicce dosi di individualismo e nei dischi è più comodo non ospitare sguardi sul mondo. Oltre a questo, molti colleghi sono soliti toccare altri temi, non necessariamente politici. Io stessa amo scrivere storie d’amore.

Però legge II Fatto e su Twitter non esita a chiamare “stronzi” i politici che detesta.
Cerco di usare un lessico garbato, ma ogni tanto qualche parola scappa. Il Fatto è un giornale “pieno”, che informa. Poi può capitare che qualcuno, vedendoti mentre lo leggi, ti chiami “comunista di m…. Fiorella Mannoia, che non ha paura di schierarsi, ha ricevuto anche minacce. Il clima è questo: non felice, non rispettoso. Ma un artista deve rendere conto solo a se stesso.

Migliorerà con latine di Berlusconi, il “monarca sgargiante di cipria”?
Il berlusconismo si è inserito nel paese e in alcuni settori della sinistra. Lo spregio dell’illegalità ha fatto gola a molti: ci vorranno anni per smaltirlo. Tutto nasce dalla non risoluzione del conflitto di interessi: D’Alema prima, Prodi poi. E non so cosa farà la sinistra se andrà al governo.

Lei la voterebbe?
Ho, come tanti, un problema di appartenenza. A 18 anni votai il Pci di Berlinguer. Un esempio etico. Oggi rivaluto anche Almirante. Ripenso ai Pasolini, ai Montanelli: la politica pensava davvero al bene del paese.

Nella canzone dice che “ogni stagione ha il suo aprile”. Adesso però Berlusconi cade per le Carlucci e gli Stracquadanio, mica per una rivolta popolare…
Gli italiani sono un po’ lenti, altrimenti questi 17 anni non si spiegano, ma non dimenticherei le tante manifestazioni di protesta. Adesso c’è consapevolezza.

Devi andartene appare come uno sfogo, però la musica è triste. Dolente.
È la parola giusta, dolente. Cercavo qualcosa che desse l’idea della stanchezza tangibile, del trascinarsi. È uno sfogo che ha chiesto di essere liberato: dovevo inciderlo.

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