Ambiente

Alluvione a Genova

Alluvione a Genova

Alluvione a Genova

Purtroppo, come sempre accade, tragedie come quella di Genova e delle Cinque Terre sono state ampliamente strumentalizzate e politicizzate, sia dalle numerose trasmissioni televisive, radiofoniche e dagli stessi cittadini. La contestazione al sindaco di Genova, messa in piedi due giorni fa da un gruppo di cittadini, era più che altro una mal organizzata protesta nei confronti di una parte politica, che senza dubbio ha delle responsabilità, ma che ora come ora appaiono decisamente fuori luogo. In altre parole, le responsabilità della Giunta attuale non è più grande di tutte quelle susseguitesi negli anni, a Genova, anzi il passato della città è ricco di aspetti che andrebbero approfonditi, ma in altra sede.
Piuttosto, il momento necessita di coesione politica, sociale ed umana, anche se riteniamo doveroso ricordare le parole, inquietanti, del portavoce dei costruttori Liguri: “Noi non ci sentiamo in alcun modo responsabili di quanto avvenuto….Siamo assolutamente contrari ad ogni condono”. Purtroppo, lo sappiamo, proprio i costruttori hanno speculato, di concerto con le amministrazioni, più di chiunque altro, lungo le coste liguri e, proprio i costruttori, hanno tratto i maggiori vantaggi dai tanti condoni edilizi della storia italiana.
Ma veniamo al dunque. Una trasmissione radiofonica (l’Indignato Speciale) nonché molti blogger, hanno accusato gli ambientalisti di inettitudine, poiché l’eccesso di protezione impedisce qualsiasi intervento sull’alveo e qualsiasi operazione di pulizia non autorizzata, pena salate multe a chi interviene senza esplicita autorizzazione.
Le accuse di questo tipo, superficiali e senza alcun fondamento scientifico, sono sempre più spesso tirate in ballo anche da tecnici e ingegneri idraulici e non solo da quella parte di popolazione priva delle necessarie risorse culturali che permetterebbero, invece, di avere una visione più ampia e articolata delle problematiche ambientali e idrogeologiche, che affliggono l’intera penisola italiana e la Liguria in particolare.
Sono pochi, invece, coloro che non si accorgono che case, strutture e argini, edificati direttamente dentro l’alveo di torrenti di modeste dimensioni che, però, si mostrano altamente pericolosi in casi di piogge neanche eccezionali. I torrenti di Genova non erano pieni di sedimenti e immondizia, come confermano molti colleghi geologi e, sicuramente, un albero morto dislocato nell’alveo, non costituisce un problema se paragonato alle ben più gravi opere di arginatura, rettificazione, imbrigliamento e parziale chiusura (fiumi tombati) che interessano pressoché l’intero sistema fluviale Ligure.
Purtroppo Genova è urbanisticamente compromessa da tanto tempo e, per “salvarsi”, dovrebbe in primo luogo affidarsi a geologi e ingegneri specializzati in interventi di riqualificazione fluviale, dovrebbe procedere con l’abbattimento di tutte o parte di quelle strutture realizzate in prossimità dei corsi d’acqua (sino ad ora sono stati abbattutti quattro edifici, per un totale di spesa di sei milioni di euro), dovrebbe rivalutare il progetto di riportare alla luce l’intero corso del Bisagno, sino alla foce, senza tuttavia scomodare faraonici progetti come quelli dell’architetto Spalla. Anche il canale scolmatore, secondo molti, dal costo di oltre 300 milioni di euro, non risolverebbe il problema. Con gli stessi soldi, anzi molto meno, si potrebbero facilmente rinaturalizzare i corsi d’acqua dell’intera provincia genovese.
Il primo intervento preventivo, che potrebbe essere facilmente realizzato è il rimboschimeto a monte, l’acqua piena di fango e detritinon sarebbe tale se non avesse eroso argini spogli del naturale manto vegetale. La vegetazione rallenta notevolemtne l’erosione con conseguente e significativa riduzione del sedimento fangoso.
Il secondo intervento, meno facile da realizzare poiché manca la reale volontà di agire e scontenterebbe i più, che presuppone, tra l’altro, un concreto cambio di mentalità, è quello relativo alla attuale gestione del territorio, che non deve essere più considerato come una fonte di guadagno e quindi di speculazione, che inevitabilmente porta alla realizzazione di opere infrastrutturali inutili, costose, senza tener minimamente conto delle conseguenze che tali opere infliggono al territorio, non solo a breve termine, ma anche e soprattutto a lungo termine. Ci si chiede, per esempio, chi ha autorizzato ad Aulla la costruzione della scuola elementare ove confluiscono due fiumi, o chi, nella stessa zona, ha costruito il centro commerciale dentro il letto del fiume.
E poi Genova, in particolare, ha alle spalle una lunga storia di indifferenza nei confronti del territorio su cui sorge e, nel corso degli anni, le varie giunte di opposti schieramenti, hanno proseguito indisturbate nell’edificazione selvaggia (altro che urbanizzazione qualificata), realizzando tra l’altro opere di raccolta delle acque sottodimensionate e vetuste. Sconcertante l’approvazione, dal parte della Giunta Regionale, di un piano per la riduzione della distanza da dieci a tre metri rispetto all’argine dei fiumi, per la costruzione di opere cementizie!
Il terzo intervento, che idealmente è un estensione del secondo, sarebbe quello prettamente educativo. La popolazione italiana è culturalmente impreparata, non ha conoscenze specifiche delle problematiche del terriotorio e soprattutto, non percepisce a dovere le comunicazioni mediatiche di allarme e prevenzione, che nel caso di Genova, sono state a dir poco e giustamente, martellanti. Eppure molte persone hanno affermato di non sapere nulla. Sembrano ancora lontane le esercitazioni e i piani di evacuazione messe in pratica dai paesi più moderni. Del resto non è possibile bussare casa per casa, è compito invece alle singole coscienze, informarsi e recepire correttametne i messaggi di allerta, allo scopo di salvare vite umane ed evitare tragedie ripetute. La concertazione e il senso di responsabilità a vari livelli sono obbligatori.

 

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