Regionali Molise

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Michele Iorio ha vinto di nuovo. Il “berlusconino”- come lo ha chiamato il molisano Di Pietro durante tutta la campagna elettorale – per un pugno di voti (1.505), e per la terza volta, si è confermato “governatore” del Molise. Ce l’ha fatta senza Berlusconi nel simbolo del Pdl. Così aveva chiesto Pier Ferdinando Casini, che ne è stato supporter. E insomma, una cosa è Roma, un’altra Campobasso. Le carte delle alleanze e delle strategie nazionali si sono mischiate in Molise. Ma ora il mini-test parla alla politica nazionale. Scatena le polemiche interne nel Pd, costrettoa fare buon viso a cattivo gioco, perché la lista democratica ha ottenuto il 9,8% (e nel 2006 Margherita e Ds avevano il 23,3%); perché l’Udc stava dall’altra partee il centrosinistra quindi si è presentato con la “foto di Vasto”, l’alleanza a tre Pd-Idv-Sel. Bersani valorizza la sconfitta di misura e il fatto che la coalizione nel suo complesso abbia recuperato addirittura una ventina di punti percentuali rispetto al 2006, quando Iorio era superZar: «Abbiamo rimontato una ventina di punti e siamo arrivati lì». Il segretario democratico attacca Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle (al cui candidato è andato il 5,6% dei voti molisani): «A chi ha voce in capitolo dico che c’è Cota in Piemonte e Iorio in Molise… non mi pare un gran risultato». Grazie a loro, ai grillini che drenano voti.

Paolo Di Laura Frattura, lo sfidante – che fino alle quattro del mattino era sicuro di avercela fatta – è molto più soft: «Quello dell’antipolitica e dei grillini è un voto interessante, con cui dobbiamo confrontarci». Maglione arancione, il colore della vittoria di Pisapia e De Magistris, Frattura parla di successo. «Il risultato della coalizione è comunque una vittoria». Ricorda di avere avuto 15 mila voti in più delle liste che lo sostenevano. Benché venisse dal centrodestra, ex pupillo di Iorio, aveva vinto le primarie del Pd. In fatto di popolarità ha segnato punti. Lo testimonia anche uno studio dell’Istituto Cattaneo indicando «l’effetto-traino» che ha avuto per il centrosinistra. Il voto disgiunto mostra infatti che sono proprio i partiti a essere rimasti indietro. «Se le liste avessero tirato di più, avremmo stravinto…».

Nel suo comitato elettorale c’è chi pensa al riconteggio delle schede e al ricorso, perché il salto dalla vittoria quasi certa alla sconfitta per un pelo pare riveli incongruenze nei dati. Lui, Frattura, non vuole rese dei conti. È invece nel Pd che la resa dei conti si scatena. Modem, il movimento di Veltroni, critica il partito che finge di non vedere «un risultato insoddisfacente, anzi preoccupante, i delusi non ci votano». Lo ripetono Giorgio Tonini, Walter Verini e Beppe Fioroni. D’Alema li liquida: «Non m’interessa cosa dicono Fioroni, Verini… sono chiacchiere, il voto è andato bene, no a strumentalizzazioni». La tensione sale. Unico punto di unione in casa democratica è l’insofferenza per Grillo che «ha aiutato il centrodestra a vincere».

Grillo sul suo blog risponde per le rime («Chi è causa del suo mal pianga se stesso») e annuncia ricorso perché la tripletta di Iorio lo rende «un presidente illegittimo».

Di Pietro si dichiara soddisfatto per Idv, che ha l’8,7%; suo figlio Cristiano è stato eletto con 2.500 preferenze. I dipietristi hanno tenuto rispetto al 2006 (ma l’Istituto Cattaneo mostra un calo forte, del 70%, se confrontato al 2008) e avranno nella giunta regionale tre consiglieri quanti il Pd: «Abbiamo rotto un tabù: il risultato è paritario». Però è l’Udc a scatenare la contesa degli opposti schieramenti. Berlusconi avverte Casini: «Se alle politiche va con la sinistra perde due terzi dei voti». Casini replica: «Berlusconi confonde i suoi desideri con la realtà, ha fatto bene Iorio a togliere dal simbolo il nome del premier, se no avrebbe perso». Tuttavia il Pdl insiste, da Alfano («Riprendiamo a vincere, tendenza invertita») a Cicchitto e Lupi, tutti a corteggiare l’Udc. Il pd Fioroni osserva: «È ora di scegliere l’alleanza con Udc come prioritaria». Concia e Pollastrini denunciano che la lista pd molisana era di soli uomini.

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