Europa

Danimarca, svolta socialdemocratica

Danimarca, svolta socialdemocratica

Helle Thorning Schmidt

Gli exit poll confermano le previsioni dei sondaggi effettuati prima delle elezioni: sarà il centrosinistra a formare il nuovo governo danese, guidato dalla leader socialdemocratica Helle Thorning Schmidt. La coalizione che la sostiene, secondo lo spoglio quasi definitivo, otterrebbe la maggioranza assoluta con 89 dei 179 seggi del Parlamento, lasciandone 80 al blocco della destra. In nottata il premier Lars Lokke Rasmussen ha ammesso la sconfitta augurando all’avversaria un buon lavoro e aggiungendo una battuta: “Fai attenzione alle chiavi dell’ufficio, perché le perdi sempre”.

La campagna elettorale è stata dominata dalla crisi economica: Rasmussen ha difeso la sua linea, sostenendo che bisogna “rimanere sulla strada che ci ha portato ragionevolmente attraverso la crisi, creare nuovo ottimismo in Danimarca, non ostacolare i consumi privati e non rendere più costoso essere danesi”. La sfidante Thorning-Schmidt ha invitato per contro a “dire addio a dieci anni di governo borghese che è arrivato ad un punto morto e prepararsi a un nuovo esecutivo e a una nuova maggioranza in Danimarca”. Fra le proposte economiche avanzate dalla leader socialdemocratica, che sarà la prima donna premier della Danimarca, c’è l’idea di far lavorare tutti 12 minuti in più al giorno, per un totale di un’ora di produttività extra alla settimana che aiuterebbe la ripresa.

Danimarca, svolta socialdemocratica

Danimarca, svolta socialdemocratica

Thorning Schmidt, 44 anni, è a capo del Partito socialdemocratico dal 2004. Fino ad allora europarlamentare, era considerata inesperta di politica interna ma, soprattutto, troppo bella, troppo alta, bionda e alla moda per essere di sinistra e poter ricoprire la carica politica più ambita del Paese. Tanto che la stampa l’aveva ribattezzata “la Gucci rossa”. Invece ce l’ha fatta. Ora diventerà la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro nella storia danese, considerata l’artefice della ‘svolta rossa’ della Danimarca dopo dieci anni di centrodestra al potere. Visibilmente commossa, ha salutato i sostenitori: “Ce l’abbiamo fatta! Oggi abbiamo scritto una pagina di storia”.

Non si sa se sia stato proprio il suo fascino elegante ma discreto, oppure le sue ricette per risollevare l’economia, di fatto Thorning Schmidt ha sedotto i danesi nonostante le iniziali sconfitte. Nel 2007 non ce l’aveva fatta a vincere le elezioni, ora grazie alla crisi che ha affossato il rivale Rasmussen, la signora chic della sinistra danese sembra aver allontanato da sé tutte le ombre. Ultima tra tutte l’ombra del marito, Stephen Kinnock, figlio dell’ex leader dei laburisti inglesi Neil. Ex lobbysta a Bruxelles, Sthephen era stato accusato di evasione fiscale per aver pagato le tasse in Svizzera, dove lavora al World Economic Forum, pur essendo residente in Danimarca, Paese in cui torna nei week-end per stare con la moglie e le due figlie. La faccenda era stata chiarita in breve tempo dal ministero, ma le polemiche e lo scandalo stavano bruciando la carriera politica di Thorning Schmidt. La leader socialdemocratica aveva giocato allora la carta delle scuse pubbliche e della regolarizzazione tributaria di Stephen. Mosse che hanno pagato.

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