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[Storia] Le scissioni anni novanta alla Lega Nord

Lega Italiana Federalista. Il partito fu fondato il 13 febbraio 1995 da alcuni esponenti della Lega Nord, tra i quali Luigi Negri, Enrico Hüllweck e Giorgio Vido. Sergio Cappelli fu designato coordinatore federale durante il congresso fondativo a Genova. La maggior parte dei membri aveva lasciato Umberto Bossi in disaccordo con la sua decisione di affossare il governo Berlusconi I nel dicembre del 1994. Al momento della sua massima espansione la LIF aveva 30 parlamentari, di cui 20 deputati e 10 senatori. All’epoca la Lega Nord era divisa tra coloro che appoggiavano il nuovo corso del partito e quelli che volevano continuare l’alleanza con Forza Italia guidata da Silvio Berlusconi. Tra questi ultimi figurava anche Roberto Maroni, Ministro dell’interno uscente e numero due del partito. La decisione di Bossi lo portò a prendere una pausa di riflessione l’11 febbraio. I membri della LIF speravano che Maroni avrebbe aderito al loro partito (per diventarne il leader) e cercarono di convincerlo a correre come loro candidato per la presidenza della Regione Lombardia. Contrariamente a quanto molti si aspettavano, Maroni non lasciò la Lega Nord e ritornò alla politica attiva in luglio. Questo, unito allo scarso risultato della LIF alle elezioni amministrative del 1995, fu un duro colpo per il movimento. Fu così che una parte consistente della LIF decise di aderire ai Federalisti e Liberaldemocratici (FLD) di Furio Gubetti e Raffaele Costa (leader dell’Unione di Centro); altri, tra cui Negri, aderirono all’Unione Federalista di Gianfranco Miglio.

Autonomisti per l’Europa. Al suo esordio, il movimento vede l’adesione di alcuni parlamentari. Alla Camera, dove non si costitusce però una componente autonoma, aderiscono al movimento Mario Lucio Barral, Domenico Comino, Franca Gambato, Daniele Roscia e Stefano Signorini. Al Senato della Repubblica, il 2 dicembre 1999 si forma, all’interno del gruppo misto, la componente denominata Autonomisti e federalisti: vi aderiscono Roberto Avogadro, Giuseppe Ceccato, Vito Gnutti, Luciano Lago, Luciano Lorenzi e Donato Manfroi. Il 23 gennaio 2000 si svolge l’assemblea costituente degli Autonomisti per l’Europa al Teatro Verdi di Alessandria. Aderiscono alla confederazione diversi movimenti federalisti:

Liguria Futura, di Roberto Avogadro;

Patrie Toscane, di Norberto Catalani;

Veneto Futuro, di Giuseppe Ceccato;

Movimento Federalista Piemontese, di Domenico Comino;

Lombardia Lombardia, di Daniele Roscia;

Movimento Federalista Emilia; di Giorgio Cavitelli;

Fronte Giuliano, di Giorgio Marchesich.

In questa assemblea vengono eletti i vertici della federazione: Domenico Comino presidente confederale e Vito Gnutti coordinatore confederale. L’APE si presenta alle elezioni regionali del 2000 solo in Piemonte, in una coalizione denominata Polo Federalista, che comprende anche i Verdi Verdi e che candida alla presidenza il sindaco di Alessandria Francesca Calvo; la lista non riesce ad entrare in Consiglio Regionale. In Veneto, invece, si presenta la lista Veneti d’Europa, che comprende la Liga Veneta Repubblica e il movimento Veneto Futuro e che candida Fabrizio Comencini. In occasione del voto di fiducia al governo Amato II, alla Camera il gruppo si astiene; al Senato non partecipa al voto (eccetto Lorenzi, favorevole). Nel febbraio 2001 il movimento inizia a collaborare con Democrazia Europea di Sergio D’Antoni. Al Senato, dopo aver raccolto l’adesione dell’ex leghista Walter Bianco, l’APE si unisce ad alcuni parlamentari fuoriusciti dal Partito Popolare Italiano: Giovanni Polidoro, Ortensio Zecchino e il senatore a vita Giulio Andreotti. Il nuovo gruppo assume la denominazione di Democrazia Europea.

Partito Federalista. Il Partito Federalista viene fondato il 17 dicembre 1995: nelle intenzioni di Miglio, doveva essere un soggetto antipartito, monotematico, docile a scomparire una volta che la Repubblica federale o confederale fosse diventata realtà. Il partito viene lanciato da Miglio e da Vittorio Sgarbi. Prima delle elezioni politiche del 1996 Sgarbi lascia il partito per formare con Pannella la Lista Pannella – Sgarbi. Alla Camera, il PF si presentò con il proprio contrassegno nella sola circoscrizione Piemonte 1 per la quota proporzionale e nel collegio uninominale di Vigonza; per il resto, si presentò all’interno di Forza Italia, nell’ambito della coalizione di centro-destra del Polo per le Libertà: Miglio fu eletto senatore, Giovine e Luigi Negri furono eletti alla Camera. Miglio si iscrisse al gruppo misto, mentre al gruppo forzista si iscrissero Giovine e Negri (che, tuttavia, nel 1997 aderì al PRI e alla coalizione di centro-sinistra che sosteneva il governo Prodi I). Tra gli altri, i maggiori esponenti della LIF come Enrico Hüllweck, che fu eletto sindaco di Vicenza nel 1998 per Forza Italia, mentre Giorgio Vido divenne un leader del Fronte Marco Polo e della Liga Veneta Repubblica. Alle elezioni amministrative del 1997 il Partito Federalista stringe un patto con i liberali dell’Unione di Centro per una lista unica in alleanza con Forza Italia. Miglio muore nel 2001 e l’esperienza del Partito Federalista termina con lui.

Lega Meridionale. Questo movimento non propviene esattamente dalla Lega ufficiale, ma si inserisce nello stesso mood, seppur nella parte di Italia che la Lega Nord non ha mai considerato. I soci fondatori della formazione politica sono l’avvocato Egidio Lanari, il gran maestro siciliano Giorgio Paternò, il pugliese Cosimo Donato Cannarozzi ed il calabrese Enzo Alcide Ferraro. Il programma della Lega Meridionale, come si desume dal documento del movimento pubblicato il 22 luglio 1989 dall’agenzia di stampa “Punto critico”, è principalmente indirizzato contro la cosiddetta partitocrazia e la magistratura. Lanari propone, fra l’altro, l’abrogazione della legge “Rognoni – La Torre” che aveva introdotto il reato di associazione mafiosa e chiede l’amnistia per i reati politici. In pubbliche manifestazioni, come quella di Roma del 6 giugno 1990 intitolata Un indulto per la pacificazione nazionale, intervengono soggetti quali Adriano Tilgher (esponente di Avanguardia Nazionale), l’avvocato Giuseppe Pisauro (legale del neofascista Stefano Delle Chiaie), Tomaso Staiti di Cuddia e Mario Mambro, fratello della più nota Francesca. Nel 1990 la Lega Meridionale coinvolge nel movimento Licio Gelli e Vito Ciancimino, mentre nell’intervista resa a la Repubblica il cofondatore Lanari dichiara: «nata un anno e mezzo fa ed ha già trentamila tesserati: il nostro motto è Libertà, uguaglianza, fratellanza e giustizia». In un’interrogazione al presidente del Consiglio, il senatore Umberto Bossi, allora capo della Lega Lombarda, si chiede se fosse ipotizzabile un collegamento tra servizi segreti, Ciancimino, Gelli e la stessa Lega meridionale. Il 21 aprile 1991, Licio Gelli invia alle agenzie giornalistiche un comunicato con cui, in relazione a notizie apparse sulla stampa circa una sua presunta espulsione dalla Lega Meridionale, precisa di non essere mai stato iscritto al movimento e che il 17 aprile 1991 ha comunicato la propria dissociazione da esso. Da quel momento lo seguono nella fuoriuscita molti degli esponenti di punta della Lega Meridionale, fra cui l’ex senatore del PSI e presidente onorario del movimento Domenico Pittella, già condannato in appello a dodici anni e un mese di reclusione per associazione sovversiva e partecipazione a banda armata; insieme costituiranno la Lega Italiana. Alle elezioni politiche del 1992 si presenta la Lega delle Leghe, che raggruppa la Lega Meridionale di Pittella, la Lega Nazional Popolare di Stefano Delle Chiaie ed altri movimenti autonomisti e meridionalisti. La lista, presente solo in alcune circoscrizioni, ottiene 27 870 voti alla Camera dei deputati e 24 051 al Senato (lo 0,07%), senza ottenere eletti.

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