Europa

Strage di Utoya

Anders Behring Breivik

Sull’isola di Utøya, nel Tyrifjorden, ove era in corso un campus organizzato dalla sezione giovanile del Partito Laburista Norvegese un uomo vestito con una strana uniforme simile a quella della polizia e provvisto di documenti falsi giunse sull’isola e aprì il fuoco sui partecipanti al campus, uccidendone 69 e ferendone 110, di cui 55 in maniera grave. Fu l’atto più violento mai avvenuto in Norvegia dalla fine della seconda guerra mondiale.

Il responsabile degli attentati, Anders Behring Breivik, trentaduenne norvegese simpatizzante dell’estrema destra, fu arrestato in flagranza a Utøya.[20][21][22] Rinviato a giudizio, fu processato tra il 16 aprile e il 22 giugno 2012 a Oslo; in tribunale affermò di avere compiuto gli atti per mandare un “messaggio forte al popolo, per fermare i danni del partito laburista” e per fermare “una decostruzione della cultura norvegese per via dell’immigrazione in massa dei musulmani”.[23] Riconosciuto unico responsabile e sostanzialmente sano di mente, il 24 agosto seguente Breivik fu condannato a ventuno anni di carcere (pena massima dell’ordinamento norvegese), prorogabili di altri cinque per un numero indefinito di volte qualora, a pena scontata, fosse ancora ritenuto socialmente pericoloso.

Le storie delle decine di giovani uccisi sull’isola di Utoya da Anders Behring Breivik, rendono, se possibile, il massacro ancora più drammatico. Al raduno c’era il futuro della Norvegia: l’infermiera che passava le sue ferie al servizio del partito, l’aspirante giornalista che scriveva il giornale del raduno e la giovane eritrea dagli ideali saldi. Sull’isola anche i due figli del premier Stoltenberg, sopravvissuti per miracolo al massacro.
L’ultimo sms della giovane dispersa: “Sono nascosta”
Di lei non si sa più nulla. I sommozzatori la cercano in fondo al lago, ma per il momento del suo corpo non c’è traccia. Victoria Stenberg, 19 anni, ha scritto gli ultimi due messaggi alla sua famiglia. “Diceva che era in corso una sparatoria furibonda”, racconta il padre. “Poi, ci aveva raccomandato di non chiamarla: il trillo del cellulare avrebbe potuto svelare il suo nascondiglio”.

Tore, l’aspirante giornalista contro il razzismo
A Utoya Tore Ekeland si occupava del giornalino del raduno. Lui, l’aspirante giornalista 21enne, era sull’isola con tanti amici che ora ricordano le sue parole. “Tocca a noi tentare di rendere migliore il mondo contro ogni movimento ultranazionalista e razzista”.

Al meeting i figli del premier norvegese
Il premier norvegese Jens Stoltenberg è apparso scioccato per la carneficina sia come capo di Stato che come padre. Anche i suoi due figli, Axel e Catharina, infatti, erano al raduno dei giovani laburisti nel Tyrifjorden, dove lui stesso avrebbe dovuto essere l’ospite d’onore per un saluto. I due sono usciti illesi dal massacro. Stoltenberg era già stato diverse volte all’evento sull’isola.

L’infermiera che passava le vacanze al convegno

Hanne Kristin Fridtun era un’infermiera, “una ragazza eccezionale, seria e studiosa”. Ogni anno dedicava le sue ferie estive al partito e la sua presenza al convegno dei giovani socialdemocratici era scontato. Con lei, a soli vent’anni nota dirigente del movimento, doveva esserci un’amica, che aveva dovuto rinunciare all’ultimo per motivi di lavoro. “Era interessata a risolvere i problemi della società moderna”, ricorda.

Jamil, la giovane eritrea dai forti ideali
“Uccidendo lei sono stati colpiti i simboli più evidenti della democrazia norvegese”. Sua madre ricorda così Jamil Rafal Yasin, la giovane eritrea uccisa da Breivik. Il suo credo era l’integrazione e negli anni all’interno del partito aveva sempre promosso tutte le iniziative contro il razzismo e l’emarginazione.

Ucciso anche il fratellastro della moglie del principe ereditario
Il poliziotto che era in servizio di guardia sull’isoletta di Utoya e che è stato ucciso per primo da Anders Behring Breivik era il fratellastro di Mette Marit, moglie del principe ereditario norvegese Hakon. Lo rivela la televisione pubblica norvegese Nrk. Il poliziotto si chiamava Trond Berntsen, aveva 51 anni, ed era il figlio del secondo marito della madre della principessa.

Il “grande orso”
Gunnar aveva compiuto 23 anni da soli 15 giorni. In famiglia lo chiamavano “grande orso”, ed era arrivato da Bardu, oltre il circolo polare artico. Quando Breivik ha cominciato a sparare, era al telefono col padre: “Papà, c’è una sparatoria, devo andare”.

L’esperta informatica
Tove avrebbe compiuto 57 anni domenica. Lavorava in una azienda di informatica in centro, a due passi dal quartiere del governo sventrato dalla bomba. Andava sempre in bicicletta, ma venerdì l’aveva lasciata in negozio per riparare i freni. Alle 15.21 era uscita per andare a prendere il tram, e alle 15.26 era in Youngtorvet, la piazza dei Giovani dove ha sede il partito laburista. E’ morta qui, uccisa dalla bomba.

Il barista
Kai avrebbe compiuto 33 anni domenica prossima: era il padrone di un bar in Kristian Augustusgate. “Blaa Resept” lo aveva chiamato, giocando con i colori delle prescrizioni mediche del sistema sanitario norvegese: da lui non ce n’era bisogno per bere e mangiare bene. Organizzava feste e forniva catering. Ora davanti al bar chiuso c’è un tavolino con una tovaglia a quadri, una sedia vuota, mazzi di rose ed una candela.

Le storie su Facebook e Twitter
Sui social newtwork continuano ad apparire pagine con le storie di chi è sparito a Utoya. Come Johannes, che con i suoi 14 anni è probabilmente la vittima più giovane, o come Ismail Haji Ahmed, che aveva appena 20 anni, la pelle scura ed era uno dei ragazzi più “cool” di Hamar, il capoluogo dell’Hedmark in cui Breivik si era trovato la fattoria in cui preparare la bomba. Si faceva chiamare Ismail Brown, e due anni fa era stato una star della versione norvegese di “You got a talent”. E non rinunciava mai al suo sorriso.

La direttrice del campeggio e il giovane talento
Le morti di Monica Bosei e Tore Eikeland sono state annunciate già domenica dal primo ministro, Jens Stoltenberg, nella sua orazione in Duomo. Tore aveva 21 ed anni era “il più grande talento politico giovane” del partito laburista. Monica ne aveva 45 ed era la direttrice del Museo Marittimo, ma da vent’anni era soprattutto la “direttrice” del campeggio di Utoya. E’ stata lei ad andare a prendere Anders Breivik venerdì con la barca. E lui l’ha ammazzata non appena lei si è insospettita per i silenzi di quel finto poliziotto che diceva di essere arrivato per proteggere l’isola dopo la bomba di Oslo.

Categorie:Europa, Guerra

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