Centrodestra

Feltri dice finalmente la verità sul rapporto tra Montanelli e Berlusconi

Feltri dice finalmente la verità sul rapporto tra Montanelli e Berlusconi

Indro Montanelli

E’ dalla morte di Montanelli che sui quotidiani si parla periodicamente del rapporto tra lo stesso e Berlusconi sopratutto nell’ultima parte della vita del giornalista. Ma nessuno schierato a destra finora aveva mai detto la verità. Lunedì scorso invece Feltri ha scritto un pezzo per il decennale dalla morte del suo “maestro” e sul giornale di oggi risponde a un lettore che lo critica… dicento finalmente tutta la verità. Buona lettura!

Caro Feltri, su Indro Lei ha scritto assurdità caro Feltri, lunedì ho letto sul Giornale il suo articolo dedicato al decennale della morte di Indro Montanelli. Tengo a precisare che sono di destra. Nel descrivere il clima politico e culturale degli anni’90 lei ha centrato la questione: l’opinione pubblica era in nove casi su dieci schierata con la sinistra e la nascita di un foglio indipendente e anticonformista come Il Giornale fu vista come un exploit di un personaggio alla ricerca di ribalta, niente più che un fascista, un reazionario. Non concordo, invece, con quanto lei scrive: «Il Giornale, esaurita la sua missione, accusò qualche sintomo di stanchezza. Infatti non colse i mutamenti sociali e politici della fine anni Ottanta e dell’inizio dei Novanta: il declino della Prima Repubblica, la fine dell’Unione Sovietica e satelliti vari, i vagiti della Lega bossiana e le avvisaglie di Tangentopoli». Dovrebbe sapere meglio di me che proprio il Giornale dedicò, fra gli anni ’80e i ’90, ampia attenzione al fenomeno leghista, allora emergente, condividendone alcune battaglie come quella per la pulizia dellaclasse politicae per il riconoscimento di talune autonomie locali. Male assurdità macroscopiche -non si offenda- del suo articolo sono riservate per la parte conclusiva, dove lei racconta la rottura con Berlusconi e il motivo scatenante. Le cose non andarono come lei scrive (lo raccontò lo stesso Montanelli e lo testimoniarono diversi redattori del Giornale): nonsiamo di fronte a un Berlusconi gentile che chiese cortesemente a Montanelli una mano e si vide sbattere la porta in faccia con ingratitudine. Come Montanelli ha ricordato, sono esistiti due Berlusconi. Il primo, il Berlusconi imprenditore, comprò Il Giornale per ripianarne i debiti, con il tacito accordo con Montanelli di mantenere il profilo del semplice proprietario senza ingerenze nella direzione e nella linea politica, fino al ’94, anno della«discesa in campo», avversata dal vecchio direttore. Il secondo Berlusconi prende le mosse da quel momento. Anche lei sa che l’8 gennaio ’94 Berlusconi, pur avendo ceduto la proprietà del Giornale al fratello in virtù della legge Mammì del ’90, irruppe nella redazione del quotidiano parlando di «munizioni» che non sarebbero mancate al Giornale se avesse appoggiato certe battaglie e dichiarandochedaquelmomento si sarebbe dovuto cambiare tutto («Ora il Giornale deve fare la politica della mia politica», disse Berlusconi). Il tutto, scorrettamente, all’insaputa del direttore stesso, cioè del primo che avrebbe dovuto essere informato di ogni cambiamento in vista nella conduzione del quotidiano. A quel punto Montanelli se ne andò, sotto una gragnuola di colpi mediatici sferrati in primis da Emilio Fede, il quale il giorno prima ne avevachiesto in diretta le dimissioni, e da Vittorio Sgarbi che lo apostrofò dal suo programma di Canale 5 come «vigliacco», «traditore»,«fascista», «razzista», «antisemita», «voltagabbana»… È evidente che la rottura del sodalizio ventennale tra Montanelli e Berlusconi è dovuta al comportamento di quest’ultimo e non all’ingratitudine del vecchio direttore. So che questa lettera non sarà pubblicata sul Giornale, ma l’unica cosa che mi basta è che finisca sotto i suoi occhi. Alessandro Marocco

Caro Marocco, non m’importa se lei sia disinistrao di destra. Conta ciò che scrive. Lei dice: «So bene che questa mia lettera non verrà pubblicata sul quotidiano Il Giornale…». Primo errore. Edi errori nella sua missiva ce ne sono altri. Gliene farò notare alcuni. È un dato che Il Giornale, esaurita la propria missione, accusò sintomi di stanchezza. Nonostante gli sforzi (della redazione, sempre attentae misurata) perse mordente, forse perché pago della vittoria sul conformismo di sinistra. D’altronde lndro Montanelli – come tanti giornalisti – dava il meglio di sé nella polemica. Se non aveva avversar! con cui duellare, si ammosciava; ciò non toglie che i suoi articoli (ecorsivi) meri tasserò comunque di essere letti e apprezzati. I fatti dimostrano che, dalla metà degli anni Ottanta all’inizio dei Novanta, Il Giornale registrò un calo di vendite che si accentuò nel momento in cui la Prima Repubblica entrò in crisi. Le copie cedute sul mercato vennero raccolte dali’Indipendente, il quale di conseguenza crebbe velocemente ed appaiò il fratello maggiore. Tutto questo non lo dico io: è documentato nei bollettini di diffusione rintracciabili in qualsiasi archivio di settore. Quando un quotidiano non è in perfetta sintonia col proprio pubblico, comincia a soffrire in edicola. Almeno su questo, spero, saremo d’accordo. Oggi si avverte un fenomeno nuovo, inimmaginabile vent’anni fa: diminuiscono i lettori della carta stampata perché aumentano quelli di Internet. Mi sono soffermato su questecose un po’ tecniche per farle capire che non ho parlato a vanvera dicendo che, a un certo punto della sua vicenda professionale, Montanelli vide assottigliarsi il venduto e crescere le rese. Già, è successo anche a lui. E il motivo non può che essere uno: il suo prodotto, per quanto di qualità, non soddisfaceva appieno gli acquirenti che, in una certa misura, lo abbandonarono, scegliendone un altro. L’Italia cambiava in fretta, Il Giornale no e smise di rispecchiarne fedelmente la realtà. Altre spiegazioni, che nonsiano fantasiose, non esistono. E veniamo a quelle che lei definisce assurdità macroscopiche del mio articolo. E che, invece, sono semplici verità. Non è un’opinione che la proprietà del Giornale fosse della famiglia Berlusconi, quindi anche di Silvio. Il quale Silvio perdarsi alla politica non era obbligato a ottenere il permesso di Montanelli; e Montanelli non poteva impedirglielo. Gli editori, tutti, per contratto non hanno facoltà di mettere il naso nel lavoro del direttore, a meno che lui non si attenga più alla linea politica pattuita. Se poi il padrone pensa che quella linea politica pattuita vada modificata, dispone di due armi: convincere il direttore a mutarla o licenziarlo (pagandogli la liquidazione) qualora questi recalcitri. Tertinm non datnr. Queste sono le regole. Cosicché  Berlusconi chiese legittimamente a Montanelli di adeguarsi. Lui rispose picche. Ergo, rottura del rapporto. Indro se ne andò sbattendo la porta. E fin qui siamo nella normalità, giacché chi ha fondato, e diretto per anni, un giornale non può essere contento di abbandonarlo, anche se le regole del gioco lo prevedono e non si possono ignorare. Ciò che non è affatto normale e il risentimento di Montanelli, subito degradato ad avversione, per l’uomo che si era comportato con lui – sempre – da signore. Ora, lo capisce anche un bimbo, non è giustificabile che Indro, dopo aver riservato lodi sperticate al Cavaliere («è il migliore»), all’improvviso lo abbia giudicato uno squadrista, un manganellato re e un dittatore solo per il fatto d’essere stato posto dall’editore di fronte al dilemma: o stai con me o te ne vai. In base a quale diritto Montanelli pretendeva di essere padrone di un giornale non suo? Se ogni direttore dissenziente e invitato a togliersi dai piedi – ripeto: secondo contratto – sputasse non solo nel piatto in cui ha mangiato, ma anche in faccia a chi glielo ha riempito di pappa, addio: l’Italia sarebbe inondata di saliva. Ultima osservazione. Indro, oltre a insultare ogni due minuti l’ex amico Silvio, da bandiera della borghesia divenne in un battibaleno bandiera della sinistra. La quale, dopo averlo disprezzato per una vita, lo accolse come un padre e lo elesse a propria icona. E così si comprende perché La Voce, creata dal grande giornalista allo scopo di uccidere Il Giornate, ne fu invece uccisa. In breve tempo. Montanelli aveva voltato le spalle ai lettori e i lettori voltarono le spalle a lui, pur avendolo tanto amato. La storia è questa. Chi la interpreta diversamente o mente o è plagiato dai mentitori. Vittorio Feltri.

Il Giornale 20.07.2011 Pag. 1-15

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