Lgbt

Etero omofobi, etero ipocriti, gay-friendly, omosessuali, lesbiche, bisessuali, transessuali e trasgender: alcune cose da chiarire!


Etero omofobi, etero ipocriti, gay-friendly, omosessuali, lesbiche, bisessuali, transessuali e trasgender alcune cose da chiarire
Vorrei parlare di un argomento che ho più volte sfiorato nei più di sei anni di questo blog, ma di cui non mi sono mai espresso esaustivamente. Vorrei parlare dei glbt: acronimo che sta per gay, lesbiche, bissessuali e trans. E’ un mondo vasto, senza confini netti e che ognuno tende a considerare come meglio vuole.

Partiamo dalla quinta categoria: quella che non è compresa in quell’acronimo: gli etero. Sono circa il novanta percento della mondiale e sono i cosiddetti (da loro stessi) “normali”. Vuoi per la vastità del campione di popolazione, vuoi per le grosse diversità al proprio interno non è un gruppo assolutamente unito. Sotto il punto di vista glbt si dividono in due grandi categorie: gli omofobi e i gay-friendly. Gli omofobi, la stragrande maggioranza degli eterosessuali, sono quelle persone che non riconoscono la possibilità che due persone dello stesso sesso possano innamorarsi e vivere una vita comune. Attenzione però, gli omofobi non sono solo gli skinhead o politici come Giovanardi o la Binetti (che nei rispettivi ruoli hanno la stessa funzione); ma anche tutte quelle persone “ipocrite” che dicono di non essere omofobe, ma che dichiarano che i gay non dovrebbero baciarsi in pubblico perchè possono essere visti da bambini (anche le coppie etero se per questo); che fanno i “comprensivi” fino a quando scoprono che gay e il figlio di un amico e non il loro; che dicono che i gay sono delle persone normali, ma è meglio che non donino il sangue (non si sa mai); che essere gay è una moda, con l’età si guarisce ecc. I gay-friendly invece sono tutti quegli eterosessuali che non discriminano nessuno e che non sussultano quando scoprono che nell’appartamento vicino al loro vive una coppia di omosessuali e non si precipitano a dire che loro non sono omofobi. Proprio perchè in questo non c’è nulla di strano e per una coppia gay convivere assieme dovrebbe essere normale vivere assieme essattamente come una coppia etero senza bisogno di alcuna sottolineatura.

Dopo quello che ho detto degli eterosessuali, potrebbe sembrare che il pensiero gay sia uniforme e condiviso. Invece non è così. All’interno del movimento omosessuale c’è una netta divisione anche sul come chiamarsi. C’è infatti una netta distinzione tra il significato del termine “gay” e quello del termine “omosessuale”. In principio “gay” si usava per tutte le persone di sesso maschile a cui piaceva qualcunod el proprio sesso e “omossessule” per l’insieme di persone di entrambi i sessi a cui piacevano persone del proprio sesso. Per alcuni i significati sono rimasti inalterati. Per altri il termine omossesuale è diventato dispregiativo quasi come “froci” o “ricchioni” e quindi usano il termine gay sia per i maschi, che per le femmine che amano persone del proprio sesso. Per altri ancora, pur condividendo questa ultima tesi hanno accantonato il termine “omosessuale” perchè troppo istituzionale. Io condiviso la prima visione delle cose dove il termine “omosessuale” comprende sia i gay, che le lesbiche, che a loro volta sono corrispettivi tra loro. Il capitolo dei diritti dei gay è un punto drammatico per un paese come l’Italia. Sui tre livelli dei diritti da conquistare, gli omosessuali italiani sono ancora a zero. Il primo livello sarebbe quello di fare una legge anti-onmofobia; in cui in caso di aggressione contro persone glbt si riconosca un’aggravante. E’ una legge talmente elementare, ma in Italia non riusciamo a faer nemmeno questa. Il secondo livello dei diritti gay consisterebbe nell’accettazione dei matrimoni omosessuali. Ho scritto e ripeto “matrimoni”, chiamiamo ogni cosa col proprio nome. Quella istituzione per cui due persone due persone si giurano reciprocamente di “amarsi e rispettarsi per il resto della propria vita” voi come la chiamate? Io la chiamo matrimonio. Il terzo livello da conquistare sarebbe quello delle adozioni; cioè il considerare che una coppia gay/lesbica possa considerarsi una famiglia e quindi crescere una prole. Inoltre ci sarebbe da ricordare che così come il figlio/a di una coppia etero non sempre è etero; anche il figlio di una coppia omosessuale non per forza è sempre omosessuale. Si potrebbe dire che per lo meno in Italia, a differenza di altri stati, l’omossessualità non è considerata un reato; ma non credo proprio che ci si possa consolare con questo. Sarebbe meschino.

Le lesbiche sono sempre state discriminate doppiamente rispetto ai gay; inanzitutto come omossessuali e poi come donne (categoria che solo recentemente è riuscita a imporsi anche se sono parzialmente). Per gli omofobi maschi le lesbiche sono così perchè non sono passate mai attraverso le loro “cure”. Che una coppia lesbica non possa nemmeno passeggiare di sera, mano nella mano perchè da fastidio a un gruppetto di omofobi è difficile da tollerare. Paola Concia e la sua convivente ne sanno qualcosa.

Da un punto di vista legislativo i bisessuali sono quelli messi meglio perchè hanno il 50% di possibilità di sposarsi, possono adottare e vivere una vita “normale”. In realtà non è così e quello che sia gli etero, che gli omosessuali non capiscono è cosa siano esattamente i bisessuali. Per qualcuno adirittura non esistono nemmeno! I bisessuali non sono ne etero, ne omosessuali; ma sia etero, che omosessuali; sono cioè quelle persone a cui piaciono sia le persone del proprio sesso che quelle del sesso opposto; hanno cioè una platea ipotetica doppia rispetto alle altre categorie; ma questo non vuoldire ne che siano dei perenni indecisi, ne degli infedeli accaniti. Quando viene il momento della “scelta” come per tutti gli altri riescono a formare anche loro una coppia e ad essere fedeli e se quella storia finisce non è detto quelle successive debbano avere lo stesso segno. Ad esempio se un bisessuale maschio si innamora di una donna e poi quella storia finisce non è detto che si riinnamorerà per forza di un’altra donna (è bisex e non gay) e se poi si innamora davvero di una donna non è tornato etero (ripeto è bisex). Insomma, per molti etero (sia gli omofobi, che gli ipocriti) i bisessuali sono “omosessuali che si nascondono“; mentre per molti omosessuali sono “etero curiosi” (quelli che “vogliono provare l’effetto che fa”). Peccato che gli “omosessuali che si nascondono” stanno mostrando una sola parte di se e gli “etero curiosi” siano bisessuali che hanno sviluppato la sola parte eterosessuale.

Se tutte le altre categorie si distinguono per i propri gusti sessuali; i trans si determinano per la visione che hanno del proprio corpo. Sono persone che si considerano del sesso diverso rispetto a quello in cui sono nati e che attraverso un percorso cercano di diventare quello che si sentono. Ci sono inanzitutto due cose da chiarire. I trans non sono quelle “donnine maschie” che battono in strada. Queste ultime sono una piccola percentuale di trans (che per scelta, necessità economica o indotte dalla società fanno quella scelta); non sono i trans! Poi, non ci sono esclusivamente persone nate uomo che decidono di diventare donna; ma anche donne che decidono di fare il percorso inverso. Non bisogna nemmeno porsi dei problemi a parlare al maschile o al femminile con loro perchè quello che vale, naturalmente, deve essere il genere di arrivo, non quello di partenza: ad esempio a una trans nata uomo si userà il femminile perchè si sente una donna e perchè al termine del suo percorso diventerà una donna (etero). Perchè infatti (come dice il termine) i trans sono l’unica categoria momentanea. C’è una parte dei trans però (che si definisce trangender) che dopo aver capito di non appartenere al genere sessuale in cui si è nato e dopo aver iniziato un percorso psicologico e ormonale, decide di non portare a termine il percorso sentendosi alla fine dei conti sia maschio, che femmina. No, non sono una sorta di bisessuali di genere o per lo meno non sono capace di capirli, proprio no. Con buona pace di Vladimir Luxuria.

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