Europa

Sei mesi in Europa – 1mo semestre 2011

L'Estonia entra nell'Euro

L’Estonia entra nell’Euro

Anche in Estonia ha corso legale la moneta unica europea, che abbandona la corona, introdotta nel 1992 per rimpiazzare il rublo sovietico. Secondo i sondaggi, il 50 percento degli estoni sono favorevoli alla moneta unica, mentre il 40 percento è contrario. Un anno fa i risultati dei sondaggi erano molto differenti ma le difficoltà dell’Euro e le speculazioni che hanno messo in grande difficoltà le economie di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna hanno modificato le cose e ciò preoccupa i cittadini estoni. Il paese baltico, 1,3 milioni di abitanti, diviene così il 17° paese a far parte dell’Euro, e il Le elezioni in Portogallo le vince la destraterzo ex paese comunista ad entrarvi, dopo Slovenia e Slovacchia.

In Estonia ci sono state anche le elezioni legislative. Ha vinto la coalizione di centrodestra guidata dall’attuale premier Andrus Ansip, che si conferma quindi come premier del paese. Con questo risultato Ansip ottiene due record nella politica estone: è il primo premier post era sovietica ad aver vinto due elezioni legislative di seguito, ed è il primo ad aver mantenuto la carica di primo ministro per tutta la durata di una legislatura (quella passata 2007/2011). Il Partito della Riforma di Ansip si conferma al primo posto con il 28,6% che gli consente di avere 33 deputati. Insieme al partito Per la Patria Res Publica, l’altro partito dell’attuale coalizione di governo, che ha ottenuto 23 seggi, Ansip può contare su una maggioranza di 56 deputati sui 101 seggi che formano il parlamento estone. Solo questi quattro partiti saranno rappresentati nel prossimo parlamento estone. Lo sbarramento al 5% non ha permesso ai Verdi e all’Unione popolare di centro sinistra di confermare la loro presenza nell’assemblea. Nonostante le molte polemiche e le accuse che lo hanno riguardato, il sindaco di Tallin Edgar Saavisar, pur sconfitto con il suo partito di Centro, è stato il candidato più votato in assoluto, con 23 mila preferenze, meglio di Ansip che sfiora le 19 mila. Seguono poi nelle preferenze il ministro degli esteri Urmas Paet e il leader di Per la Patria Res Publica ed ex premier Mart Laar. In Estonia i cittadini hanno potuto votare online e per la prima volta anche con il cellulare. Si è trattato della prima tornata elettorale dopo l’ingresso del paese baltico nell’euro, avvenuto lo scorso 1 gennaio.

Le elezioni in Portogallo le vince la destra: gli elettori hanno bocciato la maggioranza uscente del premier socialista Jose Socrates, assegnando la vittoria al centro destra dei socialdemocratici di Pedro Passos Coelho. Sconfitta annunciata per i socialisti portoghesi. Il centrodestra ha conquistato la maggioranza assoluta in Parlamento e gestirà il piano di lacrime e sangue necessario per salvare il Paese dal tracollo economico. Il Partito socialdemocratico (Psd) di Pedro Passos Coelho ha ottenuto il 38,6 per cento e il suo alleato Cds-Pp di Paulo Portas l’11,7 per cento. Il Ps del premier uscente Josè Socrates si ferma al 28 per cento. Ammettendo la sconfitta, l’ex primo ministro ha annunciato che lascerà la guida del partito e ogni incarico per “non condizionare la scelta della nuova direzione”, che sarà eletta da un congresso straordinario. Passos Coelho dovrebbe governare in coalizione con il Cds-Pp, pure aderente al Ppe. Insieme le due formazioni hanno più del 50 per cento dei voti e la maggioranza assoluta (129 seggi su 230) nel Parlamento monocamerale di Lisbona. Sarà quindi Passos Coelho il premier che avrà il difficile compito di pilotare il Paese fra le secche della crisi più grave del dopo dittatura e di applicare le dure misure imposte da Ue e Fmi in cambio dei 78 miliardi di aiuti concessi a metà maggio per evitare a Lisbona la bancarotta.

Enda Kenny

Terremoto elettorale in Irlanda. Fianna Fail, da sempre partito di governo, ha perso le elezioni e sarà relegato all’opposizione: aveva 77 seggi nella legislatura uscente, gliene sono rimasti appena 20. Ne hanno approfittato tutti gli altri, che ora stanno negoziando per formare una coalizione. Il nuovo partito di maggioranza relativa, il Fine Gael, è passato da 51 a 76 deputati, ma non è tuttavia abbastanza per governare da solo. L’Irlanda dunque cambia tutto, ma cosa significa e come cambierà resta da vedere. Ha perso un partito moderato, centrista, il Fianna Fail, appunto; ma non ha vinto un partito di segno opposto: il Fine Gael è infatti un partito di centro-destra. Suo tradizionale alleato e più probabile partner in una coalizione governativa è però un partito di sinistra, il Labour, anch’esso cresciuto, anzi quasi raddoppiato, da 20 a 37 seggi. La sfida, del resto, non era tra destra e sinistra, ma fra chi poteva offrire agli irlandesi una ricetta per uscire dalla crisi e chi no. Paradossalmente, sia gli sconfitti del Fianna Fail che i vincitori del Fine Gael hanno posizioni simili dal punto di vista economico: ridurre la spesa pubblica, ottenere aiuti dalla comunità internazionale, rilanciare la produzione. Se c’è una differenza è che il Fine Gael, essendo rimasto all’oppozione negli anni del boom in cui l’Irlanda era stata soprannominata la “Tigre Celtica”  e in quelli successivi del crollo, non si è sporcato le mani, può dire di non avere responsabilità dirette nel collasso che ha messo il paese in ginocchio. E’ bastato questo a fargli vincere (seppure senza stravincere) le elezioni e consegnare la permiership al suo leader, Enda Kenny. Il vincitore morale del voto irlandese è forse Gerry Adams, leader dello Sinn Fein, il partito cattolico che lotta da decenni per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord dalla Gran Bretagna e la sua riunificazione con l’Irlanda. Adams ha deciso di abbandonare la politica nell’Ulster che gli ha dato fama e successi, per provare a rafforzare il suo partito a Dublino: ci è riuscito, non solo vincendo un seggio per sé ma triplicandoli per lo Sinn Fein, passato da 4 a 13 deputati. Ha detto subito di avere un “piano a lungo termine” per la riunificazione dell’isola. Il neo-premier Kenny non ha perso tempo a chiedere per l’appunto di ridiscutere tutto con Bruxelles e con il Fondo Monetario Internazionale: “Questo è un cattivo accordo per l’Irlanda e per l’Europa, bisogna cambiarlo”, ha detto. Il commissario Ue agli affari economici, Olli Rehn, gli ha risposto che gli impegni presi vanno rispettati e che un eventuale ribasso dei tassi di interesse sui prestiti concessi a Dublino potrà essere ridiscusso solo nel contesto di una strategia globale della Ue. Tradotto in parole povere: si vedrà, ma non fatevi troppe illusioni.

Belgio, il nuovo governo del socialista Di Rupo ottiene la fiducia

Elio Di Rupo

Altra crisi record in Belgio. Dopo una crisi durata 541 giorni il nuovo governo avrà a disposizione due anni e mezzo per mettere in opera una vasta decentralizzazione e applicare una politica di rigore per ridurre deficit e debito pubblico. Il nuovo governo belga del socialista francofono Elio Di Rupo ha ottenuto la fiducia della Camera dei rappresentanti. L’esito della votazione comunque non era più in dubbio dopo gli accordi su un programma di governo presi da sei partiti – socialisti, liberali e cristiano-democratici sia fiamminghi che francofoni – e quelli presi sulla ripartizione degli incarichi ministeriali. Sui 143 deputati presenti alla Camera, 89 hanno votato sì alla squadra di Elio Di Rupo, mentre 54 si sono detti contrari. A votare contro il primo partito del Paese, la formazione indipendentista fiamminga N-VA, che aveva chiuso la porta ai negoziati nel luglio scorso, e gli ecologisti fiamminghi e francofoni. Di Rupo, 60 anni, è il primo capo del governo francofono dopo oltre tre decenni, così come il primo socialista dal 1974.

L'Europa si allarga, entra la Croazia

L’Europa si allarga, entra la Croazia

La Commissione europea considera finiti i negoziati con la Croazia e ritiene che la strada sia ormai spianata per l’adesione di Zagabria all’Ue dal primo luglio 2013. Lo ha annunciato il presidente dell’esecutivo europea Josè Manuel Barroso. La Croazia diventerà cosi’ il 28mo stato membro dell’Unione. ”E’ una giornata storica per la Croazia e per l’Europa”, ha dichiarato Barroso, il quale ha tenuto a congratularsi con l’attuale governo di Zagabria ma soprattutto con i croati tutti: l’adesione all’Ue è ”prima di tutto un loro successo”. Il forte impegno con cui sono stati condotti i negoziati, rileva ancora Barroso, ha pagato: ”ora la Croazia e’ pronta”. L’allargamento dell’Ue è una questione di “credibilità”: quelle dei candidati nel rispettare i criteri e applicare le riforme e quella dell’Ue nel procedere una volta che si siano raggiunte le condizioni necessarie per l’adesione. ”L’importante passo della Croazia verso l’adesione – ha detto ancora Barroso – e’ anche un segnale per il resto dei Balcani Occidentali: dimostra che l’allargamento funziona e che l’Ue rispetta i suoi impegni. Credo anche – conclude il presidente della Commissione – che i progressi compiuti dalla Croazia debbano ‘ispirare’ gli altri partner” e spingerli a ”rafforzare i loro sforzi per realizzare le riforme”.

Dal 2012 giro di vite per i consumatori di cannabis in visita in Olanda: l’ingresso ai coffee shop sarà infatti vietato agli stranieri. Anche gli olandesi stessi, per accedere ai locali – che diventeranno, in pratica, dei circoli a numero chiuso – dovranno registrarsi ed ottenere un permesso, il wietpas, che garantisce l’ingresso esclusivamente allo shop dove si è registrati. Ogni locale, inoltre, potrà avere non più di 1500 “associati”. Inutile dire che in molti si oppongono al divieto, Amsterdam e i gestori dei coffee shop in primis: si teme infatti un calo nel flusso dei turisti e un aumento della criminalità legata al narcotraffico.

Malta: referendum legalizza il divorzio

Malta: referendum legalizza il divorzio

Anche a Malta è stata fatta la legge per il divorzio.  Il referendum che ha visto confermare questa legge è passato con il 54% dei voti a favore. Il provvedimento ha raggiunto il quorum, nonostante pare che la Chiesa abbia svolto una campagna elettorale molto intensa. Ma questo non ha fermato i cittadini maltesi che sono riusciti a fare approvare il provvedimento. Secondo il capo del Movimento per il Sì, questo risultato “Porterà Malta verso una nuova era, dove Stato e Chiesa finalmente saranno separati”. Questo risultato, ha conseguenze importanti in una cittadina importante come Malta, che fino a qualche giorno fa non aveva ancora legittimato alcuni provvedimenti come il divorzio ed oggi l’aborto. Infatti per i cittadini maltesi, l’ancora di salvezza rappresentata dal “divorzio” era considerato il lutto, ovvero la morte di uno dei due coniugi, considerata l’unica modalità in cui un’unione consacrata poteva terminare. Per Malta dunque, rappresenta un traguardo importante se si pensa che fino a questo 2011, insieme alle Filippine, erano considerati gli unici paesi a non possedere una legge sul divorzio. Intanto la sera che ha preceduto la chiusura dei ballottaggi, la Chiesa chiede scusa agli elettori per i “messaggi di insulto o poco chiari, dichiarati durante la campagna elettorale”. Non c’è che dire, la Chiesa nonostante la sua imponenza, perde “colpi” a favore di un continuo e graduale aumento della “laicità” degli Stati e delle loro leggi.

referendum 2011

referendum 2011

In Italia si è andati a votare per quattro quesiti referendari. Il primo dato politico dell’esito dei referendum è il raggiungimento del quorum dopo 16 anni (l’ultima volta è stata nel 1995). Dai dati dei SI si ha la sensazione che almeno parte dell’elettorato abbia votato a prescindere di quello che chiedevano i questiti, ma contro lo status quo, specie tra gli elettori di centrodestra che hanno deciso di recarsi alle urne. Acqua, gestione dei servizi pubblici locali. E’ stata del 57,02 per cento l’affluenza in Italia per il primo quesito, riguardo alla possibilità di affidare ai privati la gestione delle risorse idriche locali. Percentuale che cala al 56,16 con i voti degli italiani residenti all’estero. Alle 23, gli italiani contrari che hanno votato si all’abrogazione sono il 95,66 per cento. Favorevoli all’apertura ai privati sono invece il 4,34 degli elettori. Acqua, determinazione della tariffa del servizio idrico: Il 57,03 per cento degli elettori – calati al 56,17 con i voti esteri – si è espresso sull’abrogazione della norma che consente di adeguare le tariffe per l’erogazione del servizio idrico al capitale investito, e non alla sola copertura dei costi. Sì alla cancellazione al 96,12 per cento, contrari il 3,88 per cento dei votanti. Nucleare, produzione nel territorio di energia atomica: La possibilità di costruire nuove centrali atomiche in Italia ha portato alle urne il 56, 99 per cento dei cittadini residenti in Italia, percentuale che varia intorno al 56,14 per cento calcolando i voti degli italiani residenti fuori. A pronunciarsi contro sono il 94,50 per cento degli elettori, mentre i voti favorevoli si attestano al 5,50. Legittimo impedimento, abrogazione della norma: Ad esprimersi è stato il 56,98 per cento degli aventi diritto, un meno 0,84 considerando i voti dall’estero. I sì alla cancellazione della norma che consente al presidente del Consiglio e ai ministri di non comparire in udienza penale opponendo il legittimo impedimento sono il 94,96 per cento. Per il mantenimento di questa possibilità si è invece pronunciato il 5,04 per cento degli italiani.

Prima di questo referendum e in seguito al disastro nucleare di Fukushima il governo emana un decreto legge che stabilisce una moratoria sull’energia nucleare. Questo provvedimento non è riuscito a fermare la marcia di uno dei quattro referendum indetto (quello sul nucleare, appunto); anche se Berlusconi, poi confesserà che lo scopo del provvedimento è stato proprio quello; ma blocca anche di fatto l’accordo fatto con la Francia di Sarkozy per una partnership tra i due paesi per riportare il nucleare in Italia. Il decreto legge in questione dispone in particolare la sospensione, per un periodo di 12 mesi, delle procedure riguardanti la localizzazione e la realizzazione di centrali e impianti nucleari sul territorio italiano. Il ministero dello Sviluppo economico e il ministero dell’Ambiente non procederanno quindi all’adozione degli atti necessari alla realizzazione degli impianti nucleari, a cominciare dalla predisposizione del documento programmatico sulla strategia nucleare. Rimangono invece confermati il deposito nazionale per lo stoccaggio e il ruolo dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, quale organo competente per lo studio e la programmazione delle politiche riguardanti la sicurezza nucleare.

Si sono riuniti a Bruxelles i ministri europei della difesa e degli esteri con i capi della Nato. “Il popolo libico prenderà le armi contro le potenze occidentali se cercheranno di imporre una no-fly zone sulla Libia”, è quanto ha affermato il Rais. Gheddafi parla di un “complotto colonialista” di Usa, Gran Bretagna e Francia. E intanto spedisce i suoi emissari in tutta Europa, proprio mentre l’Occidente sta decidendo se intervenire sui luoghi della crisi Mediorientale. L’obiettivo di Gheddafi è di trattare con la Ue e la Nato nello stesso momento in cui la stampa americana preannuncia un intervento navale “umanitario”, anche al di fuori di un mandato dell’Onu. Alcune navi, infatti, dovrebbero proteggere l’invio di aiuti alimentari e bloccare la fornitura di armi. “I responsabili delle violenze in Libia andranno incontro a gravi conseguenze”, lo ha affermato il presidente della Ue, Herman Van Rompuy, in un messaggio indirizzato ai leader europei alla vigilia del vertice straordinario sulla Libia. E aggiunge: “L’attuale leadership libica deve lasciare il potere senza ritardi”. Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede ai governi Ue di riconoscere il Consiglio nazionale della transizione libica come l’autorità che rappresenta ufficialmente l’opposizione libica. Venerdì riunione dei leader europei. Per l’Italia parteciperà il premier Berlusconi. “Bombardamenti aerei mirati in Libia”, è quanto intende proporre il presidente Nicolas Sarkozy alla Ue. Il capo dell’Eliseo vuole anche criptare i sistemi di trasmissione del comando del colonnello Gheddafi. Il governo è favorevole ad intervenire in Libia. “Noi ci schieriamo con la comunità europea – ha detto il premier Berlusconi – che vuole essere in sintonia con la comunità internazionale, con la Nato e con l’Onu”. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha dichiarato: “L’Italia non parteciperà a bombardamenti mirati sul territorio libico”.

L’Eurovision Song Contest 2011 chiude i battenti con una classifica che ha sorpreso un po’ tutti. Parliamo ovviamente del primo posto dell’Azerbaigian con la canzone Running scared di Ell e Nikki, duo composto appositamente per l’evento, ma soprattutto dell’incredibile secondo posto del nostro Raphael Gualazzi, outsider di questa edizione, snobbato dai principali siti di scommesse e invece grande rivelazione con la sua Madness of love, a riprova del fatto che anche la musica di qualità può trovare un proprio spazio nella manifestazione canora. Una serata davvero spettacolare che finalmente anche gli italiani hanno potuto ammirare sulla tv generalista, in particolar modo le nuove generazioni che per motivi anagrafici non hanno vissuto gli “anni d’oro” dell’Esc visti i 13 anni di assenza. Un rientro alla grande, quello dell’Italia, con un secondo posto conquistato e con una messa in onda televisiva di tutto rispetto, con un talk show intelligente – qualche banalità a parte – e con una padrona di casa che non poteva essere migliore.

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