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Disastro di Fukushima

Disastro di Fukushima

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La centrale Fukushima Dai-ichi, costruita sulla costa presso l’oceano, era dotata di sei reattori nucleari General Electric gestiti dalla società Tokyo Electric Power Company (TEPCO). Al momento del terremoto solo i reattori 1, 2 e 3 erano attivi. I reattori 4, 5 e 6 erano spenti poiché erano previste le operazioni di routine di ricambio combustibile, il loro materiale fissile esaurito tuttavia richiedeva di essere mantenuto in costante raffreddamento mediante stoccaggio nelle apposite vasche esterne. Il nocciolo del reattore 4 era già stato svuotato e le barre esaurite erano state depositate in vasca.

Al momento del terremoto i sistemi di sicurezza della centrale determinarono automaticamente lo spegnimento di emergenza (SCRAM) dei reattori 1, 2 e 3. Con lo spegnimento dei reattori veniva a mancare l’energia elettrica necessaria ad alimentare i sistemi di raffreddamento dei reattori stessi. I reattori richiedono di essere raffreddati per un certo periodo anche dopo il loro spegnimento, poiché il nocciolo continua a produrre calore per effetto dell’attività di decadimento degli isotopi di fissione in essi accumulati. Per supplire a tale mancanza entrarono in funzione i generatori di emergenza alimentati da motori diesel, preposti allo scopo, un sistema di sicurezza ordinario di cui la centrale era dotata. I generatori del sistema di sicurezza funzionarono regolarmente, fino a quando la centrale non venne investita dall’onda di maremoto, che mise fuori uso gli impianti di emergenza, i quali non erano adeguatamente protetti né da contenitori stagni né da argini di qualche efficacia.

I due generatori di emergenza del reattore numero 6 non riportarono danni e si riuscì a mantenerli attivi, l’energia elettrica da essi generata risultava sufficiente ad alimentare anche il sistema di raffreddamento del reattore 5, i cui generatori erano stati distrutti. Ma nel reattore numero 4 venne a mancare l’energia elettrica necessaria ad alimentare i sistemi di pompaggio delle vasche esterne e di tutti i sistemi secondari. Inoltre risultò impossibile riattivare i sistemi di raffreddamento del reattore n.1 che restò completamente privo di refrigerazione per almeno 24 ore, così pure i sistemi di raffreddamento dei reattori 2 e 3 che restarono completamente inattivi molte ore.

Gli eventi successivi si svolsero con dinamiche sostanzialmente identiche per tutti e tre i reattori, solamente in date diverse: per ragioni varie, rese note solo a distanza di anni e mai chiarite completamente, il personale della centrale non fu in grado di riprendere il controllo di nessuno dei tre reattori, i quali, nel corso delle ore e dei giorni successivi, e in sequenza, andarono incontro ad aumento di temperatura e pressione del vapore, con conseguente calo del livello dell’acqua refrigerante che portò i noccioli ad essere scoperti causandone surriscaldamento e fusione.

Una esplosione di idrogeno si verificò il 12 marzo alle 15.36 nella parte superiore dell’edificio del reattore n.1. Il surriscaldamento del nocciolo aveva prodotto la scissione dell’acqua generando grandi quantità di idrogeno, che il personale stava tentando di smaltire con mezzi di fortuna convogliandolo attraverso le condutture dell’impianto fino a un camino sul tetto. La seconda esplosione avvenne il 14 marzo alle 11.01 nell’edificio del reattore n.3, distruggendo il tetto. Una terza esplosione si verificò il 15 marzo alle 6.10 nel basamento del reattore n.2, questa volta senza essere visibile dall’esterno, e si presume possa avere aperto una falla nella camera di decompressione (wet well) del vessel del reattore stesso. La quarta esplosione, visibile dall’esterno e molto potente, avvenne nell’edificio del reattore 4, alle 9.38 dello stesso giorno e distrusse completamente la parte superiore dell’edificio.

In tutti i casi l’idrogeno si era prodotto in seguito al surriscaldamento dei reattori che aveva provocato la dissociazione dell’acqua per la reazione chimica a contatto con le tubazioni in lega di zirconio (zircaloy) all’interno del nocciolo. L’esplosione nell’edificio del reattore 4 fu causata dall’idrogeno proveniente dal reattore 3, che era stato immesso nelle tubazioni dell’impianto. L’edificio 4 risultò gravemente danneggiato e pericolante, l’esplosione aveva causato danni anche agli impianti e alle pompe di alimentazione delle vasche di raffreddamento esterne che si trovano sul solaio superiore a quello del reattore. Ciò comportò una ulteriore emergenza in quanto nelle piscine del reattore 4 si trovava depositata una grande quantità di materiale fissile esaurito.

 

Categorie:Ambiente, Mondo

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