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Ddl Gelmini è legge

Ddl Gelmini è legge

La delegazione degli studenti ricevuta da Napolitano

Il Senato ha approvato la riforma dell’Università. I voti favorevoli sono stati 161, i contrari 98 e 6 gli astenuti. Hanno votato a favore Pdl, Lega e Fli. Hanno votato contro Pd e Idv. Si sono astenuti (anche se al Senato vale come voto contrario) Udc, Api, Svp e Union Valdotaine. Alla prima prova in aula, il neonato Terzo Polo non è riuscito quindi a trovare una posizione comune, complice anche il fatto che i quattro schieramenti principali che lo compongono alla Camera avevano votato in maniera diversa. Il 30 novembre, l’Api di Rutelli si era astenuto mentre Fli e Mpa avevano votato a favore e l’Udc aveva votato contro. Intanto il capo dello Stato Giorgio Napolitano, dopo l’incontro con il movimento degli studenti, specifica: “Io ascolto a 360 gradi ma astenendomi
dall’esprimere qualsiasi opinione di merito su scelte legislative che appartengono alle responsabilità del governo e del Parlamento”.

Il testo di legge dovrà essere ora promulgato dal presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale prima di entrare in vigore anche se per essere effettivamente operativo avrà bisogno di una cinquantina di decreti attuativi. Il via libera di Palazzo Madama è arrivato come previsto a metà pomeriggio, ma l’accordo siglato ieri tra maggioranza e opposizione per garantire tempi certi all’approvazione del ddl Gelmini ha rischiato di saltare proprio sul filo di lana. La dichiarazione di voto della capogruppo del Pd Anna Finocchiaro è stata infatti ripetutamente interrotta dagli insulti della Lega, mandando su tutte le furie la presidente dei senatori democratici.

“Signor presidente – ha tuonato la Finocchiaro rivolta a Schifani – lei non può permettere che io venga insultata. Annuncio il voto contrario del Pd”. “Abbiamo ancora 110 voti per il coordinamento formale”, ha poi aggiunto facendo capire che il Pd aveva ancora delle risorse per creare problemi all’approvazione della norma. La sfilza degli interventi a disposizione dell’opposizione è poi effettivamente iniziata, ma si è poi fermata quando da parte del presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri sono arrivate scuse formali a nome di tutto il gruppo alla Finocchiaro.

La riforma Gelmini è composta da 29 articoli che cambieranno il volto gestionale ed organizzativo dei 66 atenei pubblici italiani. Ad iniziare dai rinnovati cda, i quali verranno caricati di maggiori responsabilità su assunzioni e spese, anche delle sedi distaccate, ma anche di più rappresentanze di privati (40%) al fine, secondo gli ideatori del ddl, di garantire una valutazione oggettiva e imparziale.

Vengono poi introdotti i ricercatori a tempo (al massimo due contratti consecutivi di 3 anni ciascuno), ma anche le valutazioni dei docenti con l’obbligo di relazione triennale e il limite per i docenti ordinari di rimanere in cattedra non oltre i 70 anni. Vengono introdotte poi nuove modalità di gestione dei concorsi: d’ora in poi i commissari “interni” avranno una rappresentanza minima (solo un componente) e arrivano le commissioni di abilitazione nazionale, con presenza anche di prof stranieri.

La riforma introduce, inoltre, la fusione o la federazione degli atenei (massimo 12 facoltà ciascuno) con meno iscritti o settori di attività simili e meno finanziamenti a quelli che non produrranno qualità (a valutare saranno anche gli studenti). Si introducono anche direttori generali, che diventeranno veri e propri manager dell’ateneo. Novità pure sul fronte dei bilanci, che dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza. Spariscono, invece, le borse post-dottorali.

L’ok definitivo al ddl Gelmini è stato accolto con un sospiro di sollievo e grande soddisfazione dalla maggioranza. Il presidente dei senatori Pdl Gasparri l’ha definita “un passaggio chiave della legislatura” e il minstro Sacconi nientemeno che “la fine della ricreazione iniziata nel 1968”. Quanto alla copertura finanziaria delal riforma, il ministro Gelmini assicura: “Ho i soldi, è stato stanziato un miliardo di euro nella legge di stabilità che è sufficiente per garantire le spese di funzionamento e il riconoscimento degli scatti meritocratici ai ricercatori e ai professori. E ci sono 125 milioni di euro per le borse di studio. Mi pare siano risorse significative, che determineranno l’entrata in vigore della legge sul piano concreto”.

Per quel che riguarda poi i tempi, secondo il ministro “è già stato predisposto il decreto attuativo per il reclutamento con la promozione attraverso un concorso di 1.500 posti da professore associato. Nel prossimo Consiglio dei ministri presenteremo il provvedimento e nell’arco di sei mesi tutti i regolamenti e i decreti previsti per l’attuazione della riforma saranno ultimati”.

Duro invece il parere del Pd che definisce la nuova norma “una foglia di fico sui tagli imposti dal governo all’università”. L’accusa più forte dell’opposizione è infatti quella di “risparmiare drasticamente sulle università pubbliche” mentre “si elargisce generosamente nei confronti degli atenei telematici e privati”.

Intanto, anche dopo l’approvazione, i collettivi studenteschi annunciano che la mobilitazione non si fermerà. “Sapevamo che ormai dentro il Parlamento non c’erano più margini – commentano le studentesse e gli studenti di Link-Coordinamento Universitario – ma la battaglia non è finita. I tanti cortei di ieri l’hanno dimostrato: questo movimento riesce a mobilitare centinaia di migliaia di studenti fino a 3 giorni prima di Natale, ben al di là delle canoniche manifestazioni autunnali. In questi mesi è successo un fatto storico: un’intera generazione di studenti e lavoratori ha deciso di prendere in mano il proprio destino, è intervenuta con una forza e una determinazione senza precedenti sullo scenario politico, è riuscita a bloccare l’Italia per porre i temi dell’università pubblica, della precarietà del lavoro, del futuro rubato al centro del dibattito pubblico. E non ci fermeremo”.

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