Ambiente

[Storia] I vent'anni della Federazione dei Verdi

È dalla metà degli anni Novanta che i Verdi italiani – un po’ per scelta politica e un po’ a causa dei pochi voti che riescono a raccogliere, e non è chiarissimo quale sia la causa e quale l’effetto – si presentano all’interno di coalizioni o liste di cui sono una componente spesso minoritaria. Nella gran parte dei casi, sono state liste e coalizioni di sinistra radicale, cosa che li distingue in parte dai Verdi del Nord Europa.

Prima ancora i Verdi hanno fatto parte dell’Unione e dell’Ulivo, con posizioni politiche praticamente sovrapponibili a quelli dei loro alleati di sinistra radicale. L’ultima volta che i Verdi parteciparono da soli alle elezioni politiche fu nel 1996, sotto il simbolo del Sole che ride che li rese famosi. All’epoca, presentandosi da soli alla Camera e con l’Ulivo al Senato, ottennero il miglior risultato della loro storia in termini parlamentari: 14 deputati e 14 senatori eletti grazie a un milione di voti. Sette anni prima, alle europee del 1989, il partito aveva ottenuto il suo miglior risultato in assoluto: 1,3 milioni di voti.

La “Federazione delle liste verdi” era nata tre anni prima, nel 1986, poco dopo la nascita di simili coalizioni nel resto d’Europa, in particolare quella settentrionale. I Verdi europei sono nati tutti insieme dalle prime istanze ambientaliste degli anni Settanta, in particolare quelle contro l’energia nucleare. Negli anni Ottanta ottennero una spinta determinante ai loro consensi dall’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina. Come i Verdi tedeschi, anche quelli italiani inizialmente ottennero l’appoggio e furono spesso guidati da personaggi che negli anni Sessanta e Settanta facevano parte della sinistra extraparlamentare. La fine della contestazione di quegli anni aveva infatti portato su temi ambientalisti molti di coloro che fino a pochi anni prima facevano parte di movimenti rivoluzionari di sinistra. Il più famoso in Italia è probabilmente Marco Boato, tra i fondatori di Lotta Continua, passato ai Verdi negli anni Ottanta.

Boato è stato spesso paragonato per la sua storia politica al più importante tra questi personaggi: Joschka Fischer, ex sessantottino poi principale leader dei Verdi tedeschi negli anni Ottanta e Novanta, vice cancelliere tedesco e ministro degli Esteri, oltre che uno dei politici più amati in Germania. Fischer fu il leader che per primo avvicinò e poi portò i Verdi tedeschi al governo, sia nelle regioni che nel paese, spostando il partito verso posizioni più centriste e liberali rispetto a quelle di contestazione. Uno dei principali problemi spesso indicati per spiegare la mancanza di successo dei Verdi italiani è proprio il fatto che tra le loro file non è mai emerso un leader popolare come Fischer.

Un’altra ragione è il posizionamento politico. Negli corso degli anni i Verdi tedeschi hanno spesso oscillato tra il privilegiare istanze di sinistra e temi ambientalisti. Pur restando sempre all’interno del centrosinistra, si sono spostati dalla sinistra della sinistra verso il centro. Oggi la gran parte dei dirigenti dei Verdi tedeschi considera il proprio partito una “cerniera”, collocata a sinistra, ma che che può allearsi sia con i socialdemocratici della SPD che con i centristi della CDU. Le singole federazioni regionali dei Verdi hanno comunque posizioni molto varie. Quelli bavaresi che hanno ottenuto un ottimo risultato alle ultime elezioni sono più vicini al centro, mentre in altri stati, come Berlino, si collocano più a sinistra.

Anche in Italia i Verdi hanno spesso oscillato tra diverse posizioni politiche, schierandosi a volte a sinistra del PD e a volte scegliendo di essere suoi alleati. Ma a differenza dei Verdi tedeschi, hanno sempre combattuto le loro battaglie all’interno della sinistra, senza mai tentare aperture verso il centro. Nel corso degli anni Duemila, durante la guida di Alfonso Pecoraro Scanio, ad esempio, il partito si alleò con l’estrema sinistra, senza però riuscire a tornare in Parlamento. L’avventura di Pecoraro Scanio finì malissimo alle elezioni europee del 2009, quando la coalizione Sinistra e Libertà, nella quale erano confluiti, non riuscì a superare la soglia di sbarramento. Pecoraro Scanio lasciò la guida del partito a Bonelli (una parte del partito preferì invece staccarsi, completare l’abbandono dell’ambientalismo a favore della sinistra radicale e confluire in quella che sarebbe divenuta Sinistra Ecologia Libertà).

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