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Governo Berlusconi IV: ventottesimo mese


Governo Berlusconi IV: ventottesimo mese

Silvio Berlusconi

Il capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà, il finiano Italo Bocchino, sul sito di Generazione Italia lancia un’idea che scuote il già scosso agosto della politica: «L’unica strada» che ha Silvio Berlusconi «è appellarsi al Parlamento come gli ha consigliato Casini per varare un nuovo governo con un profilo alto e riformatore e una maggioranza più ampia, costruendo una nuova coalizione che comprenda i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd ormai delusi». Il voto, aggiunge, «lo vogliono davvero soltanto Bossi e Tremonti, il primo per prendersi i voti di Berlusconi e il secondo per prendere il suo posto a Palazzo Chigi. Non le vuole il Paese, non le gradirebbe il Quirinale, non le vuole l’opposizione, non le vuole Fini e non le vogliono quei 60-70 parlamentari del Pdl che dovrebbero lasciare il posto ai leghisti al Nord, a Futuro e libertà al Sud e al centrosinistra nelle regioni dove senza il presidente della Camera è impossibile conquistare il premio di maggioranza. E sotto sotto il voto non lo vuole neanche Berlusconi, consapevole ormai che ha solo da perderci», appunta Bocchino. Anche perché, a suo parere, Berlusconi «la conta sui numeri l’ha sonoramente persa, la campagna acquisti è velleitaria e i tentativi di divisione inutili”.

Quello della mia «estromissione» dal Pdl è «un atto, e non ho nessuna difficoltà a dirlo, che forse è stato ispirato a chi lo ha scritto, e so che non lo ha scritto Berlusconi, da quel libro nero del comunismo che ci fu consegnato quando demmo vita a alleanza nazionale perché soltanto dalle pagine del peggior stalinismo si può essere messi alla porta senza alcun contraddittorio e con motivazioni che sono assolutamente ridicole». È questo uno dei passaggi forti del discorso del presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco della Festa Tricolore.

Dopo lo show di ieri con le hostess e l’invito all’Europa a convertirsi all’Islam, che ha sollevato un polverone tra i politici di ogni schieramento, il leader libico Muhammar Gheddafi ha incontrato oggi il premier Silvio Berlusconi. L’incontro è avvenuto alle ore 17 sotto una tenda beduina allestita presso la residenza dell’ambasciatore libico a Roma. Secondo quanto riferito da fonti di Governo, i colloqui si sono incentrati prevalentemente sulla politica internazionale, in particolare sull’Africa, e sul Medio Oriente. Secondo le stesse fonti non sono stati firmati accordi specifici, ma da parte di Tripoli si sarebbe semplicemente ribadita la disponibilità ad accogliere gli investimenti italiani nel Paese. Per il ministro degli Esteri Franco Frattini, «i colloqui sono andati bene e si è parlato anche di come uscire dalla crisi».

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