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Pena di morte e Usa: il boia non si ferma nemmeno nell’era Obama

Pena di morte: la situazione degli Stati Uniti

Pena di morte

Ventisette anni sono più che sufficienti a farti vedere la vita “fuori” e non riconoscerla Potevano, però, anche essere sufficienti a non fartela rivedere del tutto come è successo a ben 86 persone da quando Obama è presidente (mentre 3245 carcerati stanno attendendo l’esecuzione). L’afro americano James Fisher, rilasciato questa settimana dal carcere dell’Oklahoma dove aveva speso più di un quarto di secolo, era infatti un condannato a morte. Finalmente due anni fa il suo caso, grazie all’assistenza dei legali dell’organizzazione Eji (Equal Justice Initiative) è stato rivisto per la terza volta (dopo le due condanne a morte nel 1984 e nel 2005) e James, grandi occhiali e sorriso incredulo, ha potuto ascoltare il giudice che lo proscioglieva dalle accuse perché “illegalmente” condannato La storia di Fisher, ora in un centro di educazione e preparazione della stessa organizzazione, comincia con un’infanzia di violenze, abusi e, poi, più tardi, droga. Fino al giorno in cui un giovane, condannato per l’omicidio di un bianco, lo chiamò in causa come complice. II primo avvocato di James (che è omosessuale) era dichiaratamente omofobo e non fece molto per scagionarlo. Dopo la sentenza per Fischer si aprì la porta del braccio della morte dove trascorse diciotto anni prima che il giudice sospendesse la condanna per “incostituzionalità” del procedimento l’avvocato non lo aveva adeguatamente difeso. Stessa sorte, però, con il secondo difensore poi sospeso dalla sua attività perché alcolista e cocainomane, che non presentò testimoni né prove a favore di James che fu nuovamente condannato alla pena capitale. Solo nel marzo del 2008, finalmente assistito in maniera adeguata, Fisher ha visto prevalere i suoi diritti e ha potuto iniziare a sperare finalmente quella libertà poi arrivata. Ad attenderlo, per accompagnarlo al centro di recupero, Stanley Washington, 60 anni, condannato a morte, prima che il suo caso fosse rivisto e lui prosciolto dopo 14 anni.

I casi di Fisher e di Washington sfortunatamente non sono rari in un sistema ancora troppo influenzato da fattori razziali. Lo scorso luglio, infatti, fu rilasciato Ronald Kitchen che per ben 13 anni aveva vissuto nel braccio della morte per una condanna poi tramutata in ergastolo, prima del definitivo proscioglimento Kitchen, come molti altri afro-americani arrestati e condannati a morte, furono riconosciuti vittime del razzismo dell’allora capo della polizia John Bürge, poi costretto alle dimissioni e condannato da un tribunale, dopo anni spesi a godersi la pensione in Florida, solo il 28 giugno di quest’anno. L’errore di giudizio è uno degli argomenti che le associazioni contrarie al la pena di morte portano, infatti, a difesa delle loro tesi nella difficile battaglia per fermare questa atrocità In America sono, infatti, ben 36 gli Stati che autorizzano la pena di morte e 14 quelli che la rifiutano Va aggiunto che nel 2008, la Corte Suprema del Nebraska ha sancito che l’uso della sedia elettrica violava la Costituzione dello Stato che, non avendo previsto metodi alternativi, da allora non applica la pena capitale Stesso discorso per lo Stato di New York, dove una decisione della Corte Suprema del 2004 ha stabilito che le procedure di attuazione della pena capitale violavano la Costituzione dello Stato che, di fatto, ha eliminato la pena di morte. Le esecuzioni, tuttavia – mentre il dibattito a proposito langue miseramente – sono già a quota 34 dall’inizio dell’anno di cui la metà in Texas, dove si procede a ritmi di catena di montaggio L’ultima esecuzione, martedì, in Ohio, dove, con iniezione letale, è stata posta fine alla vita del trentottenne Roderick Davie. Proprio in Ohio, tuttavia, cresce la mobilitazione per una revisione della legge, soprattutto, in vista di settembre quando è programmata l’esecuzione di Kevin Keith, da 15 anni nel braccio della morte, la cui colpevolezza è seriamente messa in dubbio da nuove prove II silenzio del presidente Obama in materia, decisamente non gradito alle associazioni che si oppongono alla pena capitale, non è una novità Una tematica che divide l’America come questa è sicuramente terreno ostile per un presidente, soprattutto a ridosso delle elezioni di mezzo termine Lo stesso Clinton, che da governatore dell’Arkansas, trasformò tutte le condanne a morte in ergastoli, da presidente, non fece nulla L’ultimo presidente a parlare pubblicamente contro la pena di morte fu Franklin Roosevelt.

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