Europa

Sei mesi in Europa – 1mo semestre 2010

Uk: vincono i conservatori

Uk: vincono i conservatori

La campagna elettorale più incerta della storia recente britannica si conclude con il risultato che, quando la corsa è iniziata, sembrava scontato. David Cameron, dopo una corsa in ottovolante nei sondaggi che lo ha portato prima in alto, poi in basso e infine lo ha visto risalire, ha vinto le elezioni, riportando in testa i conservatori per la prima volta in 13 anni. Il leader dei Tory sente tintinnare le chiavi di Downing street, pur non avendole ancora in tasca, perché non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi (326), necessaria a governare. Cameron ha preso 307 seggi, il candidato laburista e premier uscente Gordon Brown è al secondo posto con 255 seggi, il liberaldemocratico Nick Clegg, protagonista dei dibattiti televisivi, è terzo, sorprendentemente con appena 59 seggi, perfino meno di quelli che aveva nel parlamento odierno. Clegg è comunque l’ago della bilancia; visto che nessuno dei due partiti maggiori riesce a governare senza di lui. Clegg ha deciso di portare i Libdem a destra e di imbarcarsi nell’alleanza con i conservatori di Cameron.

Nelle legislative in Belgio, i separatisti moderati di Bart De Wever stravincono le elezioni in Fiandra e sono il primo partito del Belgio, travolgendo con il trenta per cento dei voti i democristiani fiamminghi che per decenni hanno governato il Paese. In Vallonia, invece, i socialisti si affermano con il 36 per cento e il loro leader, l’ italobelga Elio Di Rupo. La formazione di un governo si annuncia difficile e lunga (dopo le precedenti elezioni occorsero 285 giorni per arrivare ad un fragile accordo), proprio nel momento in cui il Paese, a fine giugno, assumerà la presidenza di turno dell’ Unione europea. Il successo di De Wever era previsto dai sondaggi, ma non in termini così clamorosi. Il suo partito, Nva (Nuova alleanza fiamminga), era fino alle precedenti elezioni associato con i democristiani del primo ministro uscente Yves Leterme. Ma l’ incapacità di Leterme di mantenere le promesse elettorali di maggiore autonomia per le Fiandre, hanno provocato prima la rottura dell’ alleanza, e ora il tracollo della dc fiamminga, che scende al 17 per cento. Il Partito liberale delle Fiandre, che aveva provocato la caduta anticipata del governo, è la terza forza politica della regione col 14 per cento. Gli indipendentisti di estrema destra del Vlaams Belang e altre formazioni populiste e xenofobe, perdono voti a favore dei moderati di De Wever.

Olanda, netta vittoria di Rutte

Mark Rutte

Dopo un testa a testa durato tutta la notte, i liberal-conservatori di Mark Rutte hanno vinto le legislative in Olanda ma per un seggio soltanto, battendo i laburisti dell’ex sindaco di Amsterdam Job Cohen. L’estrema destra xenofoba di Geert Wilders è il terzo partito, nonostante questo resta fuori dal governo. Con 24 seggi contro i 9 della scorsa legislatura queste elezioni sono state un successo per il partito di Geert Wilders, che vorrebbe la fine del flusso immigratorio dai Paesi musulmani e lo stop delle costruzioni di nuove moschee. Con differenze così strette tra i partiti, l’unica maggioranza solida si avrebbe con l’alleanza tra le due forze maggiori, ovvero liberali e laburisti, assieme a democristiani e centristi, per quello che già in passato è stato chiamato “governo di unità nazionale” o “coalizione viola”.

Elezioni politiche nella Repubblica Ceca. Karel Schwarzenberg, aristocratico ex ministro degli Esteri, capo del nuovo partito liberale “Top 09”, è il vero vincitore delle legislative. I conservatori (Ods) di Petr Necas, erede moderato e ragionevole di Mirek Topolanek. I socialdemocratici (Cssd) pur essendo primo partito perdono troppi voti, e il loro leader Jiri Paroubek si è dimesso ieri sera da ogni incarico, ammettendo la disfatta. In un’ Europa centrale scossa,a partire da Budapest, da tensioni nazionali e radicalismi, Praga sceglie una destra ragionevole, moderna ed europea. E si prepara a unirsi alle manovre europee di risanamento dei conti pubblici. I socialdemocratici pur perdendo voti sono al 22,1 per cento. La Ods al 20,2. Top 09 (vuol dire Tradizione responsabilità e progresso) cioè il partito in sostanza lib-dem di Schwarzenberg, vola al 16,7 per cento. In seggi vuol dire 57 ai socialdemocratici, 51 all’ Ods, ben 41 a Schwarzenberg.

In Slovacchia premier Fico perde la maggioranza, vince la destra

Robert Fico

Alle elezioni legislative in Slovacchia la coalizione tra sinistra e nazionalisti è uscita sconfitta dalle elezioni politiche di ieri in Slovacchia. Nonostante il Partito socialdemocratico del premier uscente Robert Fico sia risultato il più votato, infatti, non potrà più contare sulla maggioranza per governare, ottenuta viceversa dai partiti di destra. Il gruppo di Fico ha ottenuto il 34,79% dei voti, ha annunciato l’ufficio slovacco per le statistiche. Insieme ai nazionalisti del Sns di Jan Slota, lo Smer-SD non è andato oltre i 71 dei 150 seggi disponibili nel parlamento monocamerale slovacco. La terza componente della coalizione uscente, la Ls-Hzds di Vladimir Meciar, non ha superato la soglia di sbarramento del 5% e, dunque, non avrà propri rappresentanti in parlamento. Il successo, dunque, è andato ai quattro partiti di opposizione, di destra e centristi: l’Unione democratica e cristiana slovacca (Sdku-Ds) con il 15,42% delle preferenze (28 seggi), i liberali di Sas (Libertà e Solidarietà) con il 12,14% (22 seggi), i cristiano-democratici (Kdh) con l’8,52% (15 seggi) e Most-Hid (8,12%, 14 seggi). Insieme hanno totalizzato 79 seggi, la maggioranza in Parlamento. I cittadini slovacchi hanno manifestato la loro volontà, hanno optato per la via della responsabilità, per una via che garantirà la soluzione dei problemi principali di questo paese”, ha dichiarato questa mattina alla stampa Iveta Radicova, leader di Sdku-Ds e futuro, primo ministro. “Permettetemi di esprimere il desiderio che la Slovacchia riceva nuovamente l’epiteto di ‘tigre d’Europa’”, ha aggiunto commossa.

L'Ungheria conferma Orban.

Viktor Orban

Le elezioni in Ungheria sono state vinte a valanga dai conservatori di Fidesz del futuro premier Viktor Orban che avrà a disposizione in Parlamento la maggioranza dei due terzi indispensabile per mettere mano alla Costituzione senza dover scendere a compromessi. Un obiettivo ritenuto fondamentale da questo enigmatico avvocato 47enne per non ripetere la deludente esperienza governativa della legislatura 1998-2002. I socialisti di Attila Mesterházy vengono indicati attorno al 20%, mentre gli xenofobi dello Jobbik si sarebbero fermati sotto il 17%. Un risultato comunque tanto straordinario quanto allarmante. Il movimento guidato dal 31enne Gabor Vona non nasconde infatti le sue inclinazioni razziste e il suo stretto legame con l’ organizzazione paramilitare della «Nuova guardia magiara»: nonostante ciò riesce per la prima volta a superare lo sbarramento del 5% e ad entrare in Parlamento. A premiare Jobbik sono state soprattutto le risorte tensioni etniche con i vicini slovacchi e il malcontento che scuote un paese salvato dalla bancarotta nell’ autunno 2008 solo grazie all’intervento congiunto di Unione Europea e Fmi. Nel 2009 la recessione ha fatto segnare al Pil un secco – 6% e alla disoccupazione un pesante 11,3%. Ora gli analisti sostengono che il peggio è passato, ma in tanti hanno preferito credere alle promesse di Vona.

Il candidato di centro-sinistra Ivo Josipovic ha vinto le elezioni presidenziali in Croazia con il 60,3 per cento. Il suo rivale, ex socialdemocratico sostenuto dalla destra, Milan Bandic, non c’è l’ha fatta e torna a guidare la capitale Zagabria, di cui è sindaco da dieci anni. Finora le operazioni di voto sono trascorse in modo regolare e senza incidenti rilevanti. Alcune associazioni si sono lamentate per gli inviti lanciati durante le messe domenicali da parte di alcuni parroci cattolici a votare per il candidato della destra, il sindaco di Zagabria Milan Bandic. Il favorito, il candidato di tutti i partiti di centro e centro-sinistra, Ivo Josipovic, ha goduto invece dell’appoggio anche del presidente Mesic, considerato un liberale centrista.

Francia: Regionali, sconfitta della destra, i socialisti raggiungono il 30%

Nicolas Sarkozy

Amministrative in Francia. Gli elettori francesi hanno espresso ieri un voto di protesta che ha preso la forma di una voto-sanzione. Per il governo e per Nicolas Sarkozy è chiaramente un voto negativo, un avvertimento molto serio e il presidente sbaglierebbe a non comprenderlo. Se si guarda l’insieme dei risultati di queste elezioni regionali è facile riassumerne il senso a livello nazionale: il ritorno del partito socialista, la sconfitta dell’Ump (il partito unico della destra), la forza degli ecologisti che sono ormai il terzo partito francese e il risveglio del Front National, l’estrema destra. La sconfitta dell’Ump, il partito di Nicolas Sarkozy, rappresenta la sconfitta di tutta la destra che raccoglie dalle urne il risultato storicamente più basso della destra di governo nella storia della Quinta repubblica. Il partito socialista si ritrova invece a un livello che non raggiungeva da più di vent’anni: è praticamente al 30 per cento e si reinstalla come la forza ineludibile in qualunque ipotesi di alternativa di governo.

Amministrative anche in Germania. Brutta sconfitta per la Cdu nelle elezioni regionali di domenica nel Nordreno Vestfalia, il Land più popoloso della Germania federale. Il partito di Angela Merkel ha perso parecchio terreno, lasciando spazio a Verdi, estrema sinistra e socialdemocratici. Un risultato che, probabilmente, non passerà inosservato neppure nelle grandi decisioni di Berlino, poiché toglie la maggioranza assoluta alla Cancelliera cristiano democratica. La CDU del governatore uscente, Juergen Ruettgers, ha dovuto fare i conti domenica con il peggior risultato mai ottenuto in Nordreno Vestfalia (un inaspettato 34,6%); ironicamente simile la percentuale ottenuta dalla Spd di Hannelore Kraft, che sfoggia un 34,5%. Tradotti in numero, questi punteggi significano un disavanzo di 6.200 voti tra i due partiti: una differenza troppo esigua per fare davvero la differenza. Ma la crisi della Cdu c’è e non deve essere ignorata, soprattutto in considerazione dei risultati ottenuti dai grandi rivali del Governo di Angela Merkel, i socialdemocratici. L’Spd ha letto le elezioni nel Nordreno Vestfalia come la spia della probabile rinascita. “Il messaggio è chiaro, dal Nordreno Vestfalia si diffonde in tutta la nazione: la SPD c’è ancora” ha commentato Hannelore Kraft, la candidata socialdemocratica, riferendosi al disastro dei socialdemocratici nelle recenti legislative. Una cosa è sicura: i risultati delle elezioni regionali in Nordreno Vestafalia presuppongono, in futuro, una maggiore apertura della Cancelliera verso SPD e Verdi, con buona pace dei liberali e di tutti i loro capricci.

Portogallo: ok alla celebrazione di matrimoni Gay

Portogallo: ok alla celebrazione di matrimoni Gay

Il Portogallo è il sesto paese europeo in cui saranno celebrati i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il via libera è arrivato dalla Corte Costituzionale, che ha  autorizzato la nozze gay, dando il via libera alla legge già approvata lo scorso febbraio in parlamento, in seguito alla proposta del premier socialista Jose Socrates. L’ approvazione è arrivata con 11 voti favorevoli e solo 2 contrati, ma a differenza di altri paesi europei, in Portogallo la coppia non potrà adottare dei figli.

Russia, cade l'aereo del presidente polacco durante l'atterraggio 132 vittime

Russia, cade l’aereo del presidente polacco durante l’atterraggio 132 vittime

Tragedia nei cieli della Russia. L’aereo con a bordo il presidente polacco Lech Kaczynski, è precipitato mentre era in fase di atterraggio all’aeroporto militare di Smolensk, nella Russia occidentale. Nello schianto del Tupolev-Tu 154 non è sopravvissuto nessuno dei 132 passeggeri. Tra le persone sul Tupolev-Tu 154 c’erano anche il governatore della Banca centrale di Polonia Slawomir Skrzypek, diversi membri del gabinetto di Kaczynski, il capo di stato maggiore dell’esercito polacco, Frantiszek Gagor e il vice presidente del Pis, il partito conservatore dei gemelli Kaczynski (Pis), Przemyslaw Gosiewski. Nella lista delle vittime anche l’ex presidente Ryszard Kaczorowski, alcuni deputati, il candidato conservatore alle prossime presidenziali, il viceministro degli Esteri Andrzej Kremer e il vescovo cappellano dell’esercito. Il ministro degli esteri Radoslaw Sikorski ha fatto sapere che il fratello del presidente, l’ex premier Jaroslaw Kaczynski attuale leader del Pis, non era a bordo dell’aereo come si era pensato inizialmente. Il presidente polacco stava andando con la moglie Maria a Smolensk. Con la delegazione di Varsava avrebbe fatto tappa a Katyn per rendere omaggio alle vittime dell’eccidio di 22mila soldati polacchi durante la Seconda Guerra Mondiale. La morte del presidente è stata annunciata ufficialmente a Varsavia dal portavoce del ministero degli esteri Piotr Paszkowski. I poteri sono stati assunti dal presidente del Camera, Bronislaw Komorowski. La gente si è radunata numerosa davanti al palazzo presidenziale con fiori e candele in mano. L’aereo ha toccato le cime degli alberi prima di schiantarsi al suolo. Secondo la tv russa la torre di controllo dell’aeroporto di Smolensk aveva sconsigliato al pilota di atterrare proprio per le condizioni del tempo, suggerendogli di dirigersi invece verso l’aeroporto di Minsk, in Bielorussia. Il pilota però ha ignorato l’avvertimento e ha fatto tre tentativi di atterrare andati a vuoto. Il quarto è stato quello fatale. I resti dell’aereo sono stati individuati a circa un chilometro dalla pista di atterraggio dell’aeroporto militare di Smolensk, Severni. L’opinione pubblica polacca accuserà per molto tempo la Russia di questo incidente credendo che sia un attentato; ma le indagini dimostreranno il contrario. Di certo non si possono far viaggiare i massimi esponenti di uno stato su un unico aereo.

“Vignetta sull’Unità: vogliono Berlusconi morto”

A margine della tragedia polacca, una polemichina italiana. Il quotidiano “L’Unità” nel commentare l’incidente, lo condisce in salsa interna. («Novantasei membri del governo polacco spariti in un colpo» dice Bobo; «La solita storia. A chi troppo e a chi niente», risponde la figlia). Grosse polemiche; in Italia si parla più di questa vignetta che dell’incidente vero e proprio. Staino, l’autore della vignetta, chiamato in causa, replica. «Le parole di sdegno sulla mia vignetta mi sembrano dichiarazioni di persone abituate a cogliere queste occasioni per ribadire che la sinistra è ‘cinica’. Basterebbe rileggerla con attenzione – sottolinea Sergio Staino – per capire che il dolore rimane, scappa solo un leggero sorriso che è poi quello della satira». “Quello che mi meraviglia di più – aggiunge Staino – è Capezzone perchè quando era radicale era uno uno dei più sfegatati ammiratori soprattutto sulle vignette con D’Alema e Veltroni protagonisti. Non sono alle prime armi della satira, non volevo offendere, ho chiesto anche a mia moglie se poteva offendere… La battuta si brucia su quel ‘troppò che è un riconoscimento del’enormità della tragedia”.

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