Europa

Belgio, valanga separatista nelle urne

Belgio, valanga separatista nelle urne

Belgio, valanga separatista nelle urne

I separatisti moderati di Bart De Wever stravincono le elezioni in Fiandra e sono il primo partito del Belgio, travolgendo con il trenta per cento dei voti i democristiani fiamminghi che per decenni hanno governato il Paese. In Vallonia, invece, i socialisti si affermano con il 36 per cento e il loro leader, l’ italobelga Elio Di Rupo, potrebbe diventare il primo francofono a capo del governo federale. Questi, secondo le proiezioni concordanti mentre è ancora in corso lo spoglio dei voti, sono i sorprendenti risultati delle elezioni anticipate che si sono tenute ieri in Belgio.

La formazione di un governo si annuncia difficile e lunga (dopo le precedenti elezioni occorsero 285 giorni per arrivare ad un fragile accordo), proprio nel momento in cui il Paese, a fine giugno, assumerà la presidenza di turno dell’ Unione europea. Il successo di De Wever era previsto dai sondaggi, ma non in termini così clamorosi. Il suo partito, Nva (Nuova alleanza fiamminga), era fino alle precedenti elezioni associato con i democristiani del primo ministro uscente Yves Leterme. Ma l’ incapacità di Leterme di mantenere le promesse elettorali di maggiore autonomia per le Fiandre, hanno provocato prima la rottura dell’ alleanza, e ora il tracollo della dc fiamminga, che scende al 17 per cento.

Il Partito liberale delle Fiandre, che aveva provocato la caduta anticipata del governo, è la terza forza politica della regione col 14 per cento. Gli indipendentisti di estrema destra del Vlaams Belang e altre formazioni populiste e xenofobe, perdono voti a favore dei moderati di De Wever. La Nva, che al Parlamento europeo è affiliata al gruppo dei Verdi, predica un separatismo “dolce”, sul modello cecoslovacco. Per ora, De Wever si limita a chiedere la trasformazione del Belgio da stato federale a stato «confederale», con la cessione di ancora maggiore autonomia alle due comunità fiamminga e francofona. Ma non fa mistero che, in prospettiva, vorrebbe vedere il regno «evaporare» per lasciare spazio a due stati separati nell’ ambito dell’ Unione europea: più o meno come avvenne con la separazione dei cechi dagli slovacchi.

Coerentemente con la sua linea moderata, le prime dichiarazioni di De Wever sono state concilianti. Al momento di celebrare la vittoria il leader della Nva ha lanciato aperture sia agli altri partiti fiamminghi sia ai francofoni. «Abbiamo vinto, è vero ha dichiarato – ma il settanta per cento dei fiamminghi non ha votato per noi. Dobbiamo creare ponti con gli altri partiti e proseguire i negoziati istituzionali». De Wever si è mostrato aperto anche al dialogo con la Vallonia. «Dobbiamo andare verso i francofoni. Nessuno ha interesse a bloccare il Paese. La struttura dello stato deve funzionare. Dobbiamo progredire insieme». Nei giorni scorsi, il leader nazionalista fiammingo aveva detto di non essere particolarmente interessato alla poltrona di premier e di essere disposto a lasciarla ad un esponente francofono, purché questi accettasse di negoziare seriamente su uno stato confederale. Questo atteggiamento schiude la porta della leadership di governo a Elio Di Rupo, uscito nettamente vincitore dalle elezioni in Vallonia e a Bruxelles. Il leader socialista, nato da una poverissima famiglia di immigrati italiani, uno dei primi politici europei a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità, è riuscito in questi anni a uscire indenne dai molti scandali di corruzione che hanno coinvolto il partito socialista francofono. Complessivamente, visto che i pochi socialisti fiamminghi hanno comunque incrementato i loro voti, il gruppo socialista sarà il più forte nel nuovo parlamento. Inoltre, rispetto agli altri politici francofoni, Di Rupo è considerato il più aperto al dialogo con i fiamminghi. Tutto questo fa di lui un candidato ideale per il posto di primo ministro. Ma il leader socialista ha già fatto sapere che non accetterà l’ incarico se questo implicasse concessionia danno della comunità francofona.

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