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Ungheria, alle urne trionfa la destra

Ungheria, alle urne trionfa la destra

Ungheria, alle urne trionfa la destra

I socialisti restano il secondo partito e tengono a distanza, seppure di pochi punti percentuali, l’ estrema destra di Jobbik. È questo l’ unico interrogativo chiave a cui è possibile rispondere con certezza a poche ore dalla chiusura delle urne per le elezioni parlamentari in Ungheria. La chiusura è stata differita viste le lunghe code che alle 19 ancora c’erano di fronte a molti seggi. E la scelta ha creato non pochi problemi: i responsabili di Fidesz hanno chiesto le dimissioni del presidente della commissione elettorale per aver autorizzato il prolungamento degli orari. Dai primi dati emerge la vittoria a valanga dei conservatori di Fidesz, ampiamente annunciata: quello che gli exit poll non dicono ancora è se il leader del partito e futuro premier Viktor Orban avrà a disposizione in Parlamento la maggioranza dei due terzi indispensabile per mettere mano alla Costituzione senza dover scendere a compromessi. Un obiettivo ritenuto fondamentale da questo enigmatico avvocato 47enne per non ripetere la deludente esperienza governativa della legislatura 1998-2002. Il 56-57% dei consensi assegnati ai conservatori in base alle interviste eseguite all’ uscita dai seggi è infatti una cifra al limite di quanto necessario per controllare i due terzi dell’ assemblea. A rendere ancora più difficili le proiezioni, il fatto che il complesso sistema elettorale ungherese prevede un secondo turno il 25 aprile in tutte quelle circoscrizioni dove ieri nessun candidato ha ottenuto il 50%. I sondaggi pre-elettorali avevano previsto sia il tracollo dei socialisti – penalizzati da otto anni di gestione del potere culminati con la grande crisi economico-finanziaria – sia l’ avanzata dell’ ultra-destra nazionalista. Rimaneva solo da capire se l’ altalena dei risultati tra i due partiti avrebbe portato ad un clamoroso sorpasso. Eventualità che gli exit poll sembrano scongiurare: i socialisti di Attila Mesterházy vengono indicati attorno al 20%, mentre gli xenofobi dello Jobbik si sarebbero fermati sotto il 17%. Un risultato comunque tanto straordinario quanto allarmante. Il movimento guidato dal 31enne Gabor Vona non nasconde infatti le sue inclinazioni razziste e il suo stretto legame con l’ organizzazione paramilitare della «Nuova guardia magiara»: nonostante ciò riesce per la prima volta a superare lo sbarramento del 5% e ad entrare in Parlamento. A premiare Jobbik sono state soprattutto le risorte tensioni etniche con i vicini slovacchi e il malcontento che scuote un paese salvato dalla bancarotta nell’ autunno 2008 solo grazie all’ intervento congiunto di Unione Europea e Fmi. Nel 2009 la recessione ha fatto segnare al Pil un secco – 6% e alla disoccupazione un pesante 11,3%. Ora gli analisti sostengono che il peggio è passato, ma in tanti hanno preferito credere alle promesse di Vona.

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