Giustizia

Il processo breve approda al Senato

Il processo breve approda al Senato

Il processo breve approda al Senato

Viene presentato al Senato il ddl cosiddetto “processo breve”, che fissa a 2 anni la durata massima di ciascun grado di giudizio, pena la prescrizione del reato, se questo è punibile con non più di 10 anni di carcere. Proteste da parte del CSM, che ritiene la norma incostituzionale, e dell’opposizione, che la considera legge ad personam

Il ddl sul processo breve e’ stato presentato dal gruppo Pdl e sottoscritto dalla Lega al Senato. Firmatari Gasparri e Quagliariello. Il ddl, composto da 3 articoli, prevede, tra l’altro, la prescrizione dei processi in corso in primo grado per i reati ‘’inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione’’ se sono trascorsi piu’ di due anni a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero senza che sia stata emessa la sentenza. Il provvedimento entra in vigore il giorno dopo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

ALFANO: CONDIVIDO SPIRITO DDL PROCESSI BREVI – “Condivido lo spirito e il senso del ddl” presentato da Pdl e Lega al Senato “che va nella direzione di accelerazione dei processi”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano un parere sui timori e le proteste espressi dall’opposizione e dalla magistratura sul ddl processi brevi.

BALDASSARRE: IL DDL E’ INCOSTITUZIONALE – “Incosituzionale” e “inbarazzante”: così il presidente emerito della Consulta Antonio Baldassarre, considerato vicino al centro destra, giudica il ddl sul processo breve. E spiega ,dicendosi “desolato innanzitutto come cittadino”, che il provvedimento viola il principio di uguaglianza soprattutto perché si applica a “reati gravissimi, come quelli di corruzione e concussione” mentre tra quelli esclusi ce ne sono alcuni “lievi”. “Non è una cosa seria,visto che stiamo parlando di leggi e non di regali”.

DDL GHEDINI, NON PIU’ DI 6 ANNI PER TUTTI PROCESSI – Tutti i processi – penali, civili e amministrativi – non dovranno durare nel complesso più di 6 anni (due anni in primo grado, due in secondo, e altri due per il giudizio di legittimità cui si aggiunge un altro anno se viene disposto il rinvio), termine oltre il quale il cittadino può reclamare un risarcimento danni dallo Stato per violazione della ragionevole durata del processo. E’ quanto in sostanza prevede il primo dei tre articoli del ddl .

“L’obiettivo – è scritto nella relazione illustrativa al ddl – è quello di rendere più certi i presupposti, la procedura e la quantificazione dell’equo indennizzo, nel quadro di un generale contenimento degli effetti, anche economici, derivanti dalla ragionevole durata dei processi”. E’ infatti “preoccupante” non solo il fatto che l’Italia venga costantemente condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per la lunghezza dei processi, ma anche l’incremento dei ricorsi consentiti dalla legge Pinto ormai arrivati al 42% l’anno (erano 5.501 nel 2003, sono passati a 28.383 nel 2008, mentre nel primo semestre del 2009 ammontavano a 17.259 con una proiezione finale di oltre 34mila a fine anno).

Di pari passo sono quindi “ancora più preoccupanti” – è scritto nella relazione del ddl – le somme che lo Stato (attraverso il ministero della Giustizia) deve indennizzare a coloro che hanno subito un ingiusto processo: da 1,26 milioni di euro nel 2001 si é passati a 14,7 milioni nel 2007, 25 milioni nel 2008 e 13,6 milioni nei primi sei mesi del 2009. La nuova formulazione della legge Pinto prevede che la domanda di risarcimento sia subordinata a una istanza di sollecitazione che la parte deve presentare nel processo (civile, penale o amministrativo) entro sei mesi dalla scadenza dei termini di non ragionevole durata.

ANM: DDL DEVASTANTE, DUBBI COSTITUZIONALITA’ – Una riforma con “effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia”: così l’Associazione nazionale magistrati giudica il ddl sul processo breve. E parla di “inevitabile prescrizione per reati gravi”, esprimendo “forti dubbi di costituzionalità”. La lettura del disegno di legge sul “processo breve” “conferma e aggrava le forti perplessità già espresse ieri dall’Anm nell’incontro con la Consulta per la giustizia del Pdl”, affermano in una nota il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini. E spiegano: “gli unici processi che potranno essere portati a termine saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni, che pone forti dubbi di costituzionalità. E’ impensabile, infatti, che il processo per una truffa di milioni di euro nei confronti dell’imputato incensurato si estingua, mentre debba proseguire il processo per una truffa da pochi euro, commessa da una persona già condannata, magari anni prima, per altro reato”. “Saranno invece destinati a inevitabile prescrizione – avvertono – tutti i processi per reati gravi, quali abuso d’ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari, rivelazione di segreti d’ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti; traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d’autore, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino”.

Per tutti questi reati “sarà impossibile arrivare a una sentenza di primo grado entro due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio, quindi sarà sempre impossibile accertare i fatti. Più che di una amnistia, si tratta di una sostanziale depenalizzazione di fatti di rilevante e oggettiva gravità”. “Truffatori di professione, evasori fiscali, ricettatori, corrotti e pubblici amministratori infedeli che non abbiano già riportato una condanna, avranno la certezza dell’impunità” sottolineano ancora Palamara e Cascini, che poi puntano l’indice anche contro la norma transitoria che estende ai processi in corso l’applicazione delle nuove disposizioni. “E’ destinata a determinare – dicono – l’immediata estinzione di decine di migliaia di processi, anche per fatti gravi. Per limitarci a qualche esempio, la legge provocherà l’immediata estinzione di gran parte dei reati nei processi per i crac Cirio e Parmalat, per le scalate alle banche Antonveneta e Bnl, per corruzione nel processo Eni-Power.

BONGIORNO: STUPITA PER REATI IMMIGRAZIONE – “Suscita un certo stupore la scelta di includere nell’elenco dei reati di grave allarme sociale, come quelli di mafia e terrorismo, l’immigrazione clandestina che è una semplice contravvenzione peraltro punita con una banale ammenda”. Lo ha detto all’ANSA il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno a proposito del ddl sul ‘processo breve’ appena presentato al Senato da Pdl e Lega. Giulia Bongiorno, prima che si raggiungesse l’accordo tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sulla giustizia, aveva esaminato nei giorni scorsi le varie bozze del provvedimento messe a punto dal deputato del Pdl e legale del premier Niccolò Ghedini, per riferirne a Fini illustrandone le ricadute tecniche.

IMPUTATO PUO’ RIFIUTARE PRESCRIZIONE – L’imputato puo’ non avvalersi dell’estinzione del processo prevista nel caso in cui questo duri troppo a lungo. E’ quanto stabilisce il Ddl messo a punto dal legale del premier e deputato del Pdl Niccolo’ Ghedini e presentato al Senato dai capigruppo del Pdl e della Lega. La dichiarazione dell’imputato di non volersi avvalere della prescrizione dovra’ essere formulata personalmente in udienza oppure dovra’ essere presentata anche a mezzo del suo legale con una richiesta autenticata.

PRESCRIZIONE SOSPESA SE C’E’ IMPEDIMENTO IMPUTATO – I termini della prescrizione del processo stabiliti dal ddl Ghedini, appena presentato al Senato, in due anni saranno sospesi nel caso in cui ci sia un impedimento dell’imputato o del suo difensore. Oppure su richiesta dell’imputato o del suo difensore, ‘’sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per assoluta necessita’ di acquisizione della prova’’. Il corso dei termini sara’ sospeso anche nel caso in cui venga chiesta l’autorizzazione a procedere, o nel caso in cui ci sia un deferimento della questione ad altro giudizio. Oppure anche quando la sospensione del processo penale ‘’e’ imposta da una particolare disposizione di legge’’.

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