Europa

La Germania svolta a destra

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I tedeschi hanno promosso Angela Merkel ma non la Grande Coalizione. Le elezioni politiche di domenica in Germania, contrassegnate dal più basso tasso di affluenza del dopoguerra (ha votato il 72,5%. Nel 2005 era stata del 77,7%, già allora un record negativo. Nel 2002 fu del 79,1%), riconsegnano nelle mani della cancelliera cristiano-democratica (l’Unione Cdu/Csu ottiene il 33,8%) le redini del governo per i prossimi quattro anni, ma promuovono al suo fianco i liberaldemocratici (Fdp) e bocciano, senza pietà, i socialdemocratici (Spd). La coalizione nero-gialla rispecchia esattamente il desiderio di Merkel che, subito dopo il voto, ha dichiarato soddisfatta: «Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo», possiamo governare il Paese «con una solida maggioranza».

Altrettanto, se non più soddisfatto, il leader Fdp (14,6%), Guido Westerwelle, consapevole della «grande responsabilità» del suo partito, che ottiene il «miglior risultato nella sua storia». I socialdemocratici sono i grandi perdenti di questo voto, mai così in basso dal dopoguerra (23%). E lo ammettono subito. Frank-Walter Steinmeier, aspirante cancelliere per la Spd, riconosce «un’amara sconfitta», ma si candida a guidare l’opposizione al Bundestag. Anche gli altri due partiti minori, che restano all’opposizione come nella passata legislatura, guadagnano consensi: tanto la sinistra della Linke che i Verdi ottengono percentuali a due cifre, il 11,9% i primi, il 10,7% i secondi.

«Voglio essere la cancelliera di tutti i tedeschi, per migliorare la situazione del nostro Paese», ha detto Merkel, 55 anni, primo capo del governo donna e primo proveniente dall’ex Ddr. Con una maggioranza di 323 seggi (la maggioranza è di 309) la coalizione nero-gialla torna alla guida dell’esecutivo dopo 11 anni, dall’epoca di Helmuth Kohl che, pochi giorni fa, era sceso in campo per sostenere questa opzione. Numerosi dossier economici attendono il governo Merkel II, fra cui il previsto aumento della disoccupazione, la crescita del deficit, le difficoltà nel settore scolastico e sanitario. L’impegno in Afghanistan sarà un altro dossier delicato, così come quello energetico ambientale, con la volontà dei due partiti di rivedere l’abbandono del nucleare.

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