Centrosinistra

[Storia] Le meteore social-comuniste nell'Italia degli anni settanta

Partito Socialista di Unità Proletaria Dalla fine degli anni cinquanta, e in particolare dalla rivoluzione ungherese del 1956, i rapporti del PSI con il PCI si erano raffreddati. All’interno del PSI vi era una corrente favorevole a mantenere l’unità d’azione con il PCI (gli appartenenti a questa corrente erano soprannominati malignamente “carristi”, in quanto presunti sostenitori dei carri armati sovietici che stroncarono la rivoluzione ungherese) mentre gli “autonomisti” sostenevano una maggiore autonomia dal PCI e quindi un avvicinamento all’area governativa. Nel 1963, in occasione del voto di fiducia al Governo Moro I, che fu il primo dal 1947 ad avere ministri del PSI e formato, oltre che dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Socialista Italiano, dal Partito Socialista Democratico Italiano e dal Partito Repubblicano Italiano, gli aderenti alla corrente di sinistra che non votarono la fiducia al primo governo di centro-sinistra organico furono sospesi dal partito. Vi furono vari tentativi di composizione, ma ebbero tutti esito negativo. Nei giorni sabato 11 e domenica 12 gennaio 1964 al Palazzo dei Congressi dell’Eur si tenne un’assemblea della corrente di sinistra del PSI, guidata da Tullio Vecchietti. Il giorno 11 Vecchietti pronunciò un discorso politico riassumendo la situazione. Dopo due giorni di dibattito, il 12 gennaio fu proclamata la scissione dal PSI, e la nascita di un nuovo partito, il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, PSIUP, di cui divenne segretario lo stesso Vecchietti. Aderirono allo PSIUP quei militanti socialisti che erano contrari alla collaborazione diretta del PSI, con propri ministri, al primo governo di centro-sinistra, preferendo invece un accordo per un’alleanza di sinistra con il Partito Comunista Italiano all’opposizione del governo a partecipazione socialista. Il 13 luglio 1972 il IV congresso dello PSIUP delibera lo scioglimento del partito e la contestuale confluenza nel Partito Comunista Italiano: la maggioranza dei suoi esponenti (il 67%), tra cui Libertini, Valori e Vecchietti, ricomincerà la propria attività politica nel PCI.

Nuovo Psiup. Una minoranza di sinistra del Psiup (il 23,8%), guidata da Vittorio Foa e Silvano Miniati, si dichiarerà per la continuità del partito fondando nel luglio del 1972 il Nuovo PSIUP, insieme a Guido Biondi, Mario Brunetti, Aristeo Biancolini, Mario Albano, Pino Ferraris e Daniele Protti. Al Nuovo PSIUP aderirono i sindacalisti Elio Giovannini, Antonio Lettieri e Gastone Sclavi e anche il senatore Dante Rossi, che era stato eletto nel 1972 nella lista unitaria PCI-PSIUP e che fu uno dei tre senatori a non accettare di confluire nel PCI. Il Nuovo PSIUP pubblicò la rivista “Unità Proletaria”, con cadenza quindicinale.

Movimento Politico dei Lavoratori. Partito fondato il 29 ottobre 1971 da Livio Labor, ex presidente delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (ACLI), insieme a Gennaro Acquaviva, Luigi Covatta, Luciano Benadusi, Giovanni Russo Spena, Corrado Clini, Gian Giacomo Migone, Pierluigi Mantini e altri. A esso aderirono il senatore Cesare Pirisi e il deputato Giuseppe Gerbino. Dopo che il congresso delle ACLI di cui Labori era presidente dal 1961 aveva votato la fine del collateralismo con la Democrazia Cristiana (DC) fondò l’8 marzo 1969 con Riccardo Lombardi l’Associazione di Cultura Politica (ACPL) impegnata per la ristrutturazione della sinistra italiana. Il 5 luglio 1970 l’ACPOL si sciolse per avviare la fase costituente dell’MPL. Questo movimento aveva l’obiettivo di rappresentare l’area cattolica del dissenso verso la DC e in questo senso avrebbe dovuto catalizzare i consensi dei cattolici progressisti e di sinistra. Tra i candidati vi era anche un giovane Savino Pezzotta per la Camera nel collegio di Brescia e Bergamo. Tuttavia dopo le elezioni politiche del 1972 (alle quali il MPL partecipò raccogliendo circa 120.000 voti, pari allo 0,36% e nessun seggio) la gran parte del MPL (Labor, Acquaviva, Benadusi, il giovane Marco Biagi, Luigi Covatta e molti altri) confluì nel Partito Socialista Italiano, nel quale svolsero un ruolo di primo piano nel rinnovamento della cultura del socialismo italiano (col Progetto socialista del 1978 e con la Conferenza di Rimini del 1982) e nell’azione del governo Craxi, specialmente in occasione della revisione del Concordato fra lo Stato Italiano e la Santa Sede. Invece la minoranza del MPL (Spena, Domenico Jervolino, Gian Giacomo Migone, Vittorio Bellavite e altri) decise lo stesso giorno di proseguire la propria attività politica come Alternativa Socialista. Tre mesi dopo la nuova formazione si sarebbe fusa con il Nuovo Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (NPSIdUP) per fondare il Partito di Unità Proletaria (PdUP).

Partito di Unità Proletaria Nel dicembre del 1972 assieme ad Alternativa Socialista, la ex-componente di sinistra del Movimento Politico dei Lavoratori guidata da Giovanni Russo Spena, Domenico Jervolino, Gian Giacomo Migone, Vittorio Bellavite e altri, il Nuovo Psiup costituisce il Partito di Unità Proletaria (PdUP). Si sciolse nel 1974, quando si fuse con il gruppo del Manifesto per dar vita al Partito di Unità Proletaria per il Comunismo.

Partito di Unità Proletaria per il Comunismo. Il Congresso di fondazione del PdUP per il comunismo si tenne a Bologna dal 29 gennaio al 1º febbraio 1976, con l’attestarsi di tre posizioni interne: quella maggioritaria (47,34%) del Manifesto di Rossana Rossanda e Lucio Magri (orientata ad un impegno critico ma unitario con il PCI e la CGIL), quella ex PSIUP (43,48%) di Miniati, Foa e Capanna (orientata verso le formazioni dell’estrema sinistra), e una terza (9,18%) di Luigi Pintor che si astenne nei voti diventando ago della bilancia nella vita del partito. Segretario del nuovo PdUP divenne Lucio Magri. Nel Congresso di Firenze (luglio 1974), per la prima volta in Europa, grazie all’impegno del segretario della Commissione Internazionale, Mario Albano, furono presenti quasi tutti i rappresentanti dei movimenti di liberazione del Terzo Mondo. Nel 1983, in occasione delle elezioni politiche, e nel 1984, in vista di quelle europee, il PdUP per il Comunismo presentò liste comuni col PCI, partito che aveva sostenuto sempre più esplicitamente da quando il suo segretario, Enrico Berlinguer, aveva abbandonato il compromesso storico. A fine marzo del 1984 si tenne a Milano nella sala della Provincia, il Congresso nazionale del PdUP per il comunismo nel quale Magri nella sua relazione iniziale dichiarava finito il compito del PdUP in quanto il PCI si era di nuovo spostato a sinistra. La stragrande maggioranza degli interventi che seguirono convinsero Magri che il tempo della confluenza non era ancora maturo e che del PdUP per il Comunismo c’era ancora bisogno. Il Congresso si concluse il 1º aprile 1984. Il 25 novembre 1984 il partito, con l’accordo di Magri, Luciana Castellina e Cafiero, e dei più giovani parlamentari Vincenzo Vita e Luciano Pettinari, deliberò il proprio scioglimento e la confluenza nel PCI, concordata col nuovo segretario comunista Alessandro Natta. Il 30 novembre il Comitato Centrale e la Commissione centrale di controllo del PCI approvano all’unanimità la confluenza del PdUP per il Comunismo cooptando in Cc Magri, Cafiero, Vita, Pettinari e Castellina. Magri entra pure in Direzione, seppur con sette voti contrari e tre astensioni.

Democrazia Proletaria. Nel 1975, in occasione delle elezioni regionali, i principali movimenti della sinistra italiana extraparlamentare: Partito di Unità Proletaria per il Comunismo (PdUP per il comunismo), Avanguardia operaia (AO) e il Movimento Lavoratori per il Socialismo (MLS, già Movimento Studentesco, MS), decisero di modificare la loro scelta di rifiuto dalla attività politica in sedi istituzionali come il parlamento, promuovendo il cartello elettorale di Democrazia Proletaria, a cui aderirono, in sede locale, anche altre formazioni minori come l’Organizzazione Comunista marxista-leninista, i Gruppi Comunisti Rivoluzionari (che cambieranno nome in Lega Comunista Rivoluzionaria IV Internazionale nel 1979) e la Lega dei Comunisti, ultimo residuo de Il potere operaio pisano. Nel 1976 a questa coalizione si aggiunse Lotta Continua, e si ebbero alcune divisioni all’interno del PdUP tra le due componenti interne (favorevoli o contrarie alla scelta parlamentare), ricomposte per non dividere l’alleanza della sinistra. DP presentò proprie liste alle elezioni politiche del 1976, ottenendo il’1,5% dei voti. Vennero eletti sei deputati: tre del PdUP (Lucio Magri, Eliseo Milani e Luciana Castellina), uno di LC (Mimmo Pinto) e due di AO (Massimo Gorla e Silverio Corvisieri). Vittorio Foa (PdUP), che era stato eletto nelle circoscrizioni di Torino e Napoli, rinunciò al proprio seggio facendo subentrare Corvisieri e Pinto. Il 13 aprile 1978 DP si trasformò in partito. L’atto con il quale si procedeva alla registrazione del simbolo ed alla costituzione del partito fu sottoscritto da Francesco Bottaccioli, Franco Calamida, Massimo Gorla, Stefano Facchi, Romano Luperini, Emilio Molinari e Franco Russo. In DP confluirono l’ala minoritaria del PdUP per il comunismo (rappresentata dalla corrente di sinistra formata degli ex-PSIUP Vittorio Foa e Silvano Miniati e dagli ex MPL Giovanni Russo Spena e Domenico Jervolino, oltre che dalle cosiddette “Federazioni unitarie” e dall’area sindacale di Elio Giovannini, Antonio Lettieri e Gastone Sclavi), la maggioranza di Avanguardia operaia, guidata da Massimo Gorla, Silverio Corvisieri e Luigi Vinci, e la Lega dei Comunisti, guidata da Romano Luperini. Durante le elezioni politiche del 1979 DP divenne il nucleo di una lista comune a tutta la Nuova sinistra (tranne il PdUP per il comunismo), comprendente anche ex membri di Lotta Continua, denominata Nuova Sinistra Unita (NSU). Ma mentre il PdUP per il comunismo con l’1,4% dei voti elesse 6 deputati, NSU riuscì a conquistare solo lo 0,8% dei voti e nessun seggio, causando demoralizzazione in tutta la coalizione, solo in parte recuperata nel giugno dello stesso anno dall’elezione a europarlamentare di Mario Capanna, e nelle elezioni amministrative dell’anno successivo dall’ingresso di rappresentanti nei principali consigli regionali, provinciali e comunali. Con la fine del Pci e la fondazione del Pds e di Prc, Dp decise di aderire a quest’ultima.

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