Europa

Sei mesi in Europa – 1mo semestre 2009

“Anche loro vogliono cambiare il mondo”. La campagna dei socialisti catalani per le europee

Le elezioni europee si caratterizzano per l”ascesa dell’estrema destra continentale. Quello che ha più scosso l’opinione pubblica è stata l’avanza dell’estrema destra in tutta Europa (spesso di ideologie fasciste), ma sempre e comunque portatrice di tendenze razziste anti-immigrati. Tutti i quotidiani nazionali ed europei e molti portali web che hanno parlato dell’argomento hanno mostrato ampie tabelle in cui venivano specificati tutti i partiti estremisti stato per stato raccontandone anche brevemente la cronistoria. Quando si trattava di raccontare la situazione italiana era per tutti un “tabula rasa”. Niente di niente. Vorrei ricordare a tutti che in Italia il partito che raccoglie tutte le istanze razzistiche dell’elettorato italiano c’è e si chiama Lega Nord e sebbene non faccia proclami fascisti (d’altronde come già detto in Europa non è la costante) è stata tra i primi partiti in questo campo. Ora mi chiedo: perchè questo diverso trattamento per la Lega? Cosa cambia tra la Lega Nord e il Pnb britannico o l’Fpo austriaco? Forse delle specificità nazionali; ma gli slogan nazisti sono uguali. Vorrei proprio che quelle cartine venissero cambiate e alla voce Italia ci fosse scritto Lega Nord. Perchè non guardare in faccia la realtà?

Ma in campagna elettorale c’è un cartellone che si è distinto più degli altri. In Catalogna (Psc, emanazione catalana del Psoe del premier spagnolo Josè Luis Zapatero) sono apparsi dei cartelloni rossi con le facce di quattro leader europei (Berlusconi in primo piano, Aznar, Kaczynski e Chirac) e uno internazionale (Bush) in cui si dice che “anche loro vogliono cambiare il mondo“. In negativo, sottinteso. Fonti del Psc hanno detto che la campagna vuole “spiegare alla gente chi ci ha messo in questa situazione” di crisi.

Elezioni in Lussemburgo insieme alle elezioni del 2009 al Parlamento europeo. Tutti i sessanta membri della Camera dei Deputati sono stati eletti per cinque anni. Vittoria del Partito del Popolo Social cristiano, che ha costruito il suo già alto numero di seggi per ottenere una vittoria imponente, con la più alta quota di voti e il numero di seggi di qualsiasi partito dal 1954. Il Primo Ministro in carica Jean-Claude Juncker, che è il capo di governo più longevo dell’Unione europea, ha rinnovato l’accordo di coalizione con il vice primo ministro e leader del Partito socialista dei lavoratori lussemburghesi Jean Asselborn e ha costituito il ministero Juncker-Asselborn II.

Ivan Gasparovic riconfermato presidente della Slovacchia, ha vinto il ballottaggio con Iveta Radicova con il 55,43% dei voti. La conferma per un secondo mandato di un presidente è senza precedenti nel Paese. Gasparovic, 67 anni, ha battuto la Radicova, appoggiata dall’opposizione conservatrice, che ha ottenuto il 44,57% dei voti. Gasparovic è appoggiato dalla coalizione del premier, Robert Fico, fra socialdemocratici e nazionalisti, che ora, controlla tutti i vertici del Paese.

Slovacchia nell'Euro

Slovacchia nell’Euro

La Slovacchia, inoltre, entra nell’euro. Bratislava arriva al nuovo traguardo perseguito dall’Esecutivo “rosso-bruno” del socialdemocratico Robert Fico come priorità dall’elezione nel giugno del 2006. Un obiettivo centrato proprio nel momento in cui “l’ombrello” della moneta unica è visto da molti Paesi al di fuori dell’Eurozona come l’ancora di salvezza rispetto ai pericoli di svalutazione delle monete locali. Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e il commissario Ue agli Affari economici Joaquin Almunia, insieme al collega slovacco Jan Figel, hanno festeggiato l’ingresso della Slovacchia nell’eurozona. «La Slovacchia sta per intraprendere uno storico passo in avanti per tutti i suoi cittadini e per l’Europa – ha dichiarato Barroso – Entrare nell’euro piazzerà la Slovacchia al centro del cuore economico e politico dell’Europa, meno di cinque anni dopo la sua adesione all’Unione europea e nel decimo anniversario della moneta europea». Nonostante una iniziale titubanza, la popolazione è per la maggioranza favorevole all’euro (58%), mentre il 35% rimane contraria alla moneta unica. Il 65% degli slovacchi teme, però, che con l’arrivo dell’euro ci sia anche un aumento dei prezzi. Per evitare che si verifichi il cosiddetto “caro-euro” il governo del premier Fico ha annunciato un monitoraggio serrato dei prezzi dei prodotti e delle tariffe dell’energia: in particolare i prezzi del gas e dell’acqua rimarranno invariati nel 2009, mentre quelli dell’elettricità aumenteranno soltanto dello 0,11 per cento. L’unica incognita da tenere sotto controllo, come aveva avvertito anche la Banca centrale europea, è l’inflazione, al 4,9% a novembre e che potrebbe essere il tallone d’Achille della Slovacchia. Per il resto l’economia del Paese, basata principalmente sull’industria automobilistica ed elettronica, sembra aver retto alla prima ondata della crisi finanziaria e conta in una crescita del Pil al 4% nel 2009: dimezzata rispetto all’anno precedente, ma ben più alta rispetto ai dati dei Paesi vicini.

Dalia Grybauskaite è la prima presidente donna della Lituania. Il commissario europeo al bilancio, candidata indipendente, ha ottenuto il 69 per cento dei voti. Per evitare il ballottaggio serviva almeno il 50 per cento dei suffragi e un tasso di partecipazione superiore al 50 per cento. L’affluenza è stata del 52 per cento. “Penso che l‘élite politica si sia svalutata – ha detto Grybauskaite – e che gli elettori non si fidino più dei politici locali. E la mia esperienza e i risultati che ho ottenuto nella mia carriera dimostrano che io sono affidabile”. La Lituania, paese baltico, non è rimasta immune alla recessione. L’attuale governo di centro destra è criticato per la gestione della crisi e per presunti episodi di corruzione. Il suo primo atto ufficiale, sarà quello di valutare il lavoro del governo e nel giro di quindici giorni proporre la candidatura di un nuovo primo ministro.

Repubblica Ceca (ed Europa) senza governo

Repubblica Ceca (ed Europa) senza governo

In Repubblica Ceca una mozione di sfiducia nei confronti dell’esecutivo guidata dal primo ministro, Mirek Topolanek, è stata approvata dalla Camera Bassa con 102 voti a favore su 200. Il premier è dimessoLa Commissione Europea si è detta fiduciosa che la situazione possa essere gestita “in modo che sia garantito il buon funzionamento della presidenza”. La coalizione di governo era composta dai conservatori dell’Ods di Topolanek, dai cristiano democratici (Kdu-Csl) e dai Verdi per un totale di 96 deputati. Per raggiungere la maggioranza della Camera Bassa, doveva appoggiarsi ai voti di sette deputati in rottura con il loro partito di origine.

Il primo ministro ungherese Ferenz Gyurcsany ha offerto le dimissioni sabato al congresso del partito socialista, a causa della sua criticata gestione della crisi.. Oggi le camere verranno informate ufficialmente. ”La gestione della crisi e i successivi cambiamenti richiedono un sostegno politico e sociale più ampio di quello odierno”, ha detto Gyurcsany al congresso del partito di cui è presidente, quello socialista.”Sento che sono un ostacolo alla cooperazione richiesta per i cambiamenti, per una stabile maggioranza di governo e un comportamento responsabile da parte dell’opposizione”, ha detto il premier.”Spero che sia così, che sia solo io l’ostacolo, perché se è così, elimino subito quell’ostacolo… Propongo la formazione di un nuovo governo con un nuovo primo ministro”. Il nuovo premier è Gordon Bajnai. La fiducia è stata approvata da 204 deputati contro 8 astenuti e nessun voto contrario (l’opposizione non ha partecipato al voto parlamentare) e quindi Bajnai è diventato primo ministro. Bajnai è indipendente, non appartiene ufficialmente a nessun partito politico. È considerato un tecnocrate e questa è stata una delle ragioni della sua scelta; si prevede che sia a capo di un governo più tecnico che politico, che deve combattere la grave crisi economica e gestire il paese fino alle prossime elezioni parlamentari.

Danimarca, la destra vince ancora

Anders Fogh Rasmussen

E’ ufficiale la nomina del primo ministro danese, Anders Fogh Rasmussen, a segretario generale della Nato. Lo ha annunciato l’attuale segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer al termine del Vertice. Scheffer ha detto che la decisione è stata presa con il consenso di tutti e 28 i partner.  La candidatura di Rasmussen, 56 anni, in sella ad un governo di centro-destra dal 2001, è sostenuta dagli Stati Uniti e dai principali Paesi della “Vecchia Europa”: Francia, Germania, Gran Bretagna, ma anche Italia e Spagna. A remare contro c’era la Turchia, che non perdonava al premier danese le vignette su Maometto pubblicate su un giornale del suo Paese e la mancata chiusura di una tv curda basata a Copenhagen, accusata di essere il megafono dei terroristi del Pkk. «Sono grato a tutti i miei colleghi per la fiducia che mi è stata dimostrata, nominandomi nuovo segretario generale della Nato», ha detto Rasmussen subito dopo l’annuncio di Scheffer sulla sua nomina a nuovo segretario generale, aggiungendo che «oggi è un giorno storico» e non solo perché «un danese prende la testa della Nato», ma perché «salutiamo il pieno rientro della Francia nel comando integrato della Nato». Un altro Rassmussen è il nuovo premier daneseLars Løkke Rasmussen è stato nominato primo ministro della Danimarca. Rasmussen è membro del Parlamento danese (Folketing) dal 21 settembre 1994. È anche stato Sindaco di Contea della Contea di Frederiksborg dal 1998 al 2001. Nonostante il cognome in comune, Rasmussen non è imparentato con il suo immediato predecessore.

Si apre una nuova pagina per il Paese Basco spagnolo. L’investitura del socialista Patxi Lopez a capo del governo regionale segna la fine di trent’anni di dominio dei nazionalisti baschi.Un risultato reso possibile dall’inedita alleanza fra socialisti, giunti secondi alle elezioni e popolari. Lopez è così riuscito a sbarrare la strada a Juan José Ibarretxe, leader regionale da più di dieci anni. Il Lendahari uscente, dopo aver acccusato la nuova maggioranza di voler distruggere l’identità basca, ha annunciato di voler abbandonare la politica attiva. Al centro dell’accordo fra i due partiti, la lotta contro l’Eta. Il programma del nuovo governo regionale prevede un aumento dei fondi destinati alla polizia. Il gruppo indipendentista armato è considerato responsabile di più di ottocento omicidi. Lo scorso febbraio, l’esplosione di un’autobomba a Madrid è stata la risposta alla messa al bando dalle elezioni regionali dei partiti considerati vicini a Eta.

E proprio contro la lotta al terrorismo e all’Eta la Spagna collabora strettamente con la Francia. Il Presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero in occasione del ventunesimo vertice franco-spagnolo hanno annunciato la lotta comune alla lotta a terrorismo internazionale, Eta, droga, le priorità: “Oggi – ha detto Zapatero – abbiamo firmato accordi bilaterali tra Francia e Spagna per rinforzare la lotta contro il crimine organizzato, la lotta contro il terrorismo”. Ma i due leader hanno passato in rassegna anche altri temi, in vista della futura presidenza spagnola dei Ventisette: “José Luis Rodriguez Zapatero e io pensiamo da tempo – ha detto Sarkozy – che l’Europa soffra di un deficit di governo economico. Siamo i due leader in Europa ad essere convinti di questo da più tempo. Per dirla con parole diverse entrambi siamo per l’indipendenza della Banca centrale, siamo entrambi a favore dell’Euro, siamo entrambi a favore di quanto è stato fatto ma pensiamo semplicemente che la guida economica sia una questione che non potremo evitare di affrontare”.

Incontro Brown-Tusk, sul tavolo l’Afghanistan

Gordon Brown e Donald Tusk

Altro vertice europeo di rilievo, quello tra Regno Unito e Polonia. Il primo ministro britannico Gordon Brown e l’omologo polacco Donald Tusk si sono incontrati a Varsavia. In agenda l’impegno comune in Afghanistan, la Polonia il nove aprile scorso ha reso nota la volontà di inviare quattrocento uomini ad aumentare il contingente dell’Onu impegnato nell’area. “Ho accolto positivamente la decisione della Polonia di inviare nuove truppe in Afghanistan – ha detto Brown- rappresentano rinforzi vitali per proteggere la democrazia Afghana durante le elezioni”. “Speriamo che la nuova strategia annunciata dal Presidente Obama- ha aggiunto Tusk- porti gli effetti sperati: la pace e la ricostruzione dell’Afghanistan”. La decisione di aumentare il contingente è stata definita da Tusk uno sforzo non facile in termini finanziari e politici. Attualmente sono duemila i soldati polacchi in servizio nel contingente Isaf. Il paese è dunque nella lista dei maggiori sostenitori della causa afghana agli occhi degli Stati Uniti, insieme a Gran Bretagna, Francia Germania e Italia.

A proposito di allargamento dell’Unione Europea c’è un fronte sempre più compatto contro l’ingresso della Turchia. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha ripetuto che rimane contrario all’ipotesi di ingresso della Turchia nell’Ue. E il suo ‘no’ arriva poco dopo l’annuncio che il suo collega statunitense ha invece dato il suo ‘placet’ all’adesione. “Quando si tratta dell’Unione Europea, spetta ai Paesi membri decidere”, ha detto a una televisione francese Sarkozy, da Praga dove partecipa al vertice informale Ue-Usa. “Sono sempre stato contrario a questo ingresso e rimango contrario”. Barack Obama appoggia l’ingresso della Turchia nell’Unione Europa, un ingresso che- a suo giudizio- ancorerebbe il Paese musulmano che si affaccia sul Bosforo all’Occidente. Oggi si capisce il motivo per cui Abdullah Gul e Recep Tayyip Erdogan si sono piegati alla nomina di Ader Fogh Rasmussen a nuovo segretario generale della Nato. Chiaramente il via libera è stato legato alla sposnorizzazione americana alla voglia di Europa di Ankara. Ma naturale che sia arrivato lo stop da Paesi come la Germania e la Francia che si sono messi subito di traverso. E cosi’ si è aperto un nuovo fronte.

Slovenia-Croazia. Disputa confine: aut aut Lubiana a proposta Ue

Slovenia-Croazia. Disputa confine: aut aut Lubiana a proposta Ue

La Croazia accetta il piano per risolvere il contenzioso territoriale con la Slovenia. Un piano proposto dal Commissario europeo all’allargamento Olli Rehn. Lo ha detto il Presidente croato Stipe Mesic a conclusione di una riunione a Zagabria con il Premier Ivo Sanader e i leader dei principali partiti. A causa della disputa sui confini da dicembre Lubiana blocca i negoziati per l’adesione di Zagabria all’Unione. Per la politica slovena sarà fondamentale vedere quanto saranno rispettati gli interessi sloveni nella nuova proposta”, ha affermato Borut Pahor, senza fornire alcun dettaglio sugli emendamenti. Il premier sloveno ha quindi detto che terrà un nuovo giro di consultazioni con i partiti quando avrà una risposta da Bruxelles. Per risolvere la controversia Rehn ha proposto di istituire un tribunale di arbitrato ad hoc, che affronterebbe separatamente la questione dei confini e quella dell’accesso sloveno al mare aperto, permettendo nel frattempo la ripresa dei colloqui di adesione Ue-Croazia. Zagabria, che avrebbe preferito ricorrere alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia, ha accettato il compromesso.

La Spagna, dopo Belgio, Danimarca e Regno Unito autorizza la selezione di embrioni per evitare che i nascituri possano contrarre forme di cancro. La Commissione Nazionale per la riproduzione umana assistita ha dato il via libera a due coppie, una di Barcellona e una di Madrid. “E’ uno dei metodi meno stressanti” spiega il dottor Luis Izquierdo “meno dolorosi per permettere a una famiglia di evitare di avere figli affetti da malattie gravi come il cancro al seno e il cancro alla tiroide. Malattie ad alto rischio di mortalità”. La novità: non si punta a prevenire una patologia certa. Ma solo possibile. Seppure con una probabilità alta, nell’ordine dell’80%. L’altra frontiera, che Madrid ha tuttavia già infranto è quella della selezione genetica preimpianto. Programmare cioè il concepimento di un secondo figlio le cui cellule madre permettano di curare patologie del primogenito. “Spero che all’inizio dell’anno prossimo avremo un altro bimbo” spiega la donna in attesa di trattamento. Chiesa cattolica e conservatori gridano allo scandalo. Ma la Spagna di Zapatero è lanciata sulla via della sperimentazione e per fine estate attende la nascita del primo bimbo con due madri biologiche.

Svezia: si al matrimonio gay anche in Chiesa

Svezia: si al matrimonio gay anche in Chiesa

Il Parlamento svedese ha adottato a larga maggioranza una legge che consente agli omosessuali di sposarsi civilmente o anche religiosamente. Sui 349 deputati, 261 hanno votato a favore, 22 contro, 16 si sono astenuti e 50 erano assenti. In Svezia, le coppie omosessuali fino ad oggi erano solamente autorizzate a unirsi attraverso un «partenariato» reso legale da una cerimonia civile. La Svezia, già pioniera in materia di diritto all’adozione per le coppie omosessuali, diventa così uno dei primi Paesi del mondo ad autorizzare la celebrazione di matrimoni gay in chiesa. La Chiesa luterana, separata dallo Stato nel 2000, propone già dal gennaio 2007 alle coppie gay una benedizione delle loro unioni.

La cattolicissima Irlanda apre alle coppie di fatto, anche gay: per la prima volta vengono garantiti alle unioni omosessuali diritti classici dei matrimoni, quali gli obblighi di mantenimento, la protezione dell’abitazione condivisa e la successione patrimoniale. Non solo, verrà emendata anche la legge sull’immigrazione che impedisce ai partner stranieri gay di poter vivere con il compagno in Irlanda, minando alla base la stabilità delle relazioni a lungo termine. Infine, il provvedimento parla anche di adozioni per le coppie gay e del co-parenting, cioè i figli di uno dei partner possono essere adottati dall’altro per dare più tutela legale ed economica al minore.

La Lettonia in una situazione molto simile a quella in cui versava l’Argentina nel biennio 2000-2001: una grave recessione provocata da shock finanziari a livello mondiale, un improvviso prosciugamento dei capitali in ingresso e la necessità di ridurre un imponente deficit estero, aggravato da una politica monetaria insostenibile. Altra similitudine con il Paese sudamericano è legata al Fondo Monetario Internazionale: allora come oggi l’istituto ha assecondato a lungo le scelte valutarie della Lettonia, con l’obiettivo di scongiurare una svalutazione galoppante. Senza però rendersi conto di quanto il lat (la moneta locale) fosse sopravvalutato. E contribuendo così a non consentire alle industrie lettoni di mantenersi competitive sul mercato. Il commissario Ue Joaquin Almunia, sostiene che senza interventi efficaci e immediati si «creerebbe una situazione molto difficile, per questo va adottato già nelle prossime settimane un aggiustamento dei conti pubblici». Scendono in piazza senza rassegnarsi i cittadini lettoni. Il piano di tagli previsto dal governo contro la crisi economica, li angoscia. Il parlamento di Riga ha approvato una riduzione del 20% dei salari dei dipendenti pubblici e del 10% delle pensioni a partire dal primo luglio. Il premier lettone, Valdis Dombrovskis: “Ieri il governo ha adottato una manovra correttiva di 500 milioni di lati(pari a 711 milioni di euro) per il 2009, al fine di assicurare alla Lettonia un altro finanziamento internazionale”.

Berlusconi chiama a gran voce Obama dopo lo scatto con i leader del G20 e Sua Maestà disapprova

Berlusconi chiama a gran voce Obama dopo lo scatto con i leader del G20 e Sua Maestà disapprova

Quattro centrali nucleari in Italia. La prima funzionante dal 2020. Ecco cosa c’è sul piatto della bilancia con la firma dell’ accordo italo-francese. Dopo essersi salutati domenica al G4 di Berlino, il premier italiano Silvio Berlusconi ed il presidente francese Nicolas Sarkozy si sono rivisti a Roma, per il secondo summit Italia-Francia. L’ incontro è avvenuto a poco più di un anno di distanza dal vertice di Nizza (nel novembre 2007), nel quale venne siglata la pax elettrica tra i due Paesi, con la firma di due accordi sul nucleare e la rete elettrica. Roma e Parigi tornano ora a siglare un’ altra intesa sul nucleare. Con la firma del nuovo protocollo, Enel, che già collabora con la francese Edf, aumenterà la sua partecipazione al nucleare francese con la realizzazione del secondo reattore di nuova generazione, Epr.

Buckingham Palace: alla vigilia del G20, la regina Elisabetta posa per una foto di gruppo con i capi di Stato e di governo presenti a Londra. A foto già scattata, Sua Maestà è pronta a congedare i suoi ospiti, ma qualcosa attira la sua attenzione. Un po’ contrariata, richiama il premier italiano Silvio Berlusconi. E il tutto è rigorosamente documentato in un video, girato dalle telecamere ufficiali e che ha già fatto il giro della Rete. Il motivo del disappunto di Elisabetta II? Il tono di voce, forse un po’ toppo alto, usato dal presidente del Consiglio.

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