Centrodestra

Congresso Pdl, Berlusconi presidente

Congresso Pdl, Berlusconi presidente

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi ha battezzato oggi la sua “creatura”. Quel Pdl nato da una «lucida», e, aggiunge, «lungimirante follia». Il Popolo della Libertà nasce in una domenica romana, tra le standing ovation della carica dei 6mila delegati della Fiera, le bandiere, i jingle musicali. Foto di gruppo sul palco. Il Cavaliere e tutti i dirigenti che lo attorniano. Manca Gianfranco Fini nello scatto finale della giornata.

Il presidente della Camera, come quello del Senato Renato Schifani, non sono presenti. Decisione concordata visto il ruolo istituzionale dei due. Fini non c’è, ma il suo intervento di ieri e il richiamo a una nuova stagione costituente trovano ampio spazio nel discorso del premier. Sebbene Berlusconi declini la cosa a modo suo. Se il presidente della Camera insiste sulla necessità di coinvolgere l’opposizione, il Cavaliere si dice pronto al dialogo ma, se non dovesse funzionare, anche ad andare avanti da solo.

L’intervento di Berlusconi dura appena un’ora. Breve per un congresso e, accanto alle riforme, il premier indica l’impegno ad uscire dalla crisi come l’altra grande missione del governo. Quindi, le europee e la sfida a Dario Franceschini che, «se fosse un vero leader, si candidarebbe anche lui alle europee». Mancano altri nodi sollevati dal dibatitto congressuale o meglio dal “solito” Fini. Berlusconi evita la risposta pubblica sul biotestamento e soprattutto non fa menzione del referendum sulla legge elettorale, nè tantomeno indica la posizione del Pdl sul tema. Le riforme istituzionali, dunque, tra i caposaldi del discorso del premier.

«La Costituzione va rivitalizzata e arricchita», dice Berlusconi e spiega che «dobbiamo rivitalizzare e arricchire» la nostra legge fondamentale dello Stato. «Una delle missioni della nostra maggioranza è ammodernare l’architettura istituzionale dello Stato. Ha ragione Fini quando usa la metafora del calabrone e della farfalla. Ora è il tempo di passare dal calabrone alla crisalide ed è tempo che la crisalide diventi finalmente farfalla. Noi faremo di tutto perchè la farfalla, che rappresenta la nuova Italia, spicchi il suo volo». Berlusconi torna quindi su un suo “cavallo di battaglia” ovvero conferire più poteri al premier, «che oggi può solo redigere l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri ed esercitare la moral suasion». I poteri che la Costituzione assegna al presidente del Consiglio sono praticamente «inesistenti» e senza paragone rispetto «ai governi delle altre grandi democrazie». Vanno quindi «rafforzati».

Quindi il rapporto con l’opposizione. Berlusconi nutre dubbi sulla serietà del pd come interlocutore affidabile. «La sinistra che oggi attraverso suoi esponenti di primo piano plaude alla richiesta di riforme rifiutò -ricorda il premier- di contribuire» alla riforma costituzionale che il centrodestra approvò nel 2005, «impedendo di raggiungere i due terzi del Parlamento voluti dalla Costituzione e indisse un referendum che cancellò quelle fondamentali innovazioni dopo una campagna strumentale, manipolatoria, con la quale ci si accusò di attentato alla democrazia. Un comportamento irresponsabile di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze in termini di governabilità, di costi della politica, di distanza e di disaffezione tra i cittadini e lo Stato».

Poi, un riferimento all’attuale legislatura. «La nostra offerta in parlamento di una legislatura costituente, accogliendo l’auspicio del capo dello stato che era il nostro, ci dissero di no. Si degenerò in una campagna di insulti su giornali e televisioni. È evidente che dopo queste esperienze c’è molto da dubitare sulla serietà della controparte». Berlusconi parla poi dei regolamenti parlamentari «che sono immutati dai tempi della prima repubblica». Una riforma, dice, «non è più rinviabile» e «non mortificherà il Parlamento ma gli restituirà il giusto ruolo e la piena Dignità». Una riforma necessaria per evitare che i regolamenti siano «lo strumento di ritardi e lo strumento e il pretesto per l’ostruzionismo da parte dell’opposizione». Il Parlamento potrà così valutare i provvedimenti secondo tempi che «non sono posti dal governo ma dall’urgenza delle circostanze restituendo così la legittimità» alle stesse Camere.

Berlusconi ribadisce poi che sarà capolista del Pdl alle prossime europee e sfida Dario Franceschini a fare altrettanto perchè un vero leader è così che si comporta. «Io non ho esitazioni ad impegnarmi concretamente alle prossime europee. Un leader deve avere il coraggio di farlo. Dicono che è una candidatura di bandiera? Ma è una bandiera dietro la quale ogni vero leader chiama a raccolta il proprio popolo. Sarebbe bene che anche un leader dell’opposizione, se esistesse un leader, facesse altrettanto», scandisce replicando così al leader del Pd che ieri aveva invitato il premier a non candidarsi visto che dovrebbe subito dimettersi da eurodeputato.

Quindi il tema della crisi economica. Il presidente del Consiglio scandisce che «la prima, indefettibile missione del governo è portare l’Italia fuori dalla crisi», senza lasciare indietro nessuno, e ci sarà «un prestito d’onore per tutti i giovani che vorranno aprire un’impresa». Berlusconi parla anche del federalismo («Una riforma importante, non un tributo alla Lega di Bossi»), spiegando che «ci sarà una riduzione delle spese inutili e tutto ciò che sarà risparmiato verrà utilizzato per diminuire le tasse». Sul piano-casa garantisce che «sarà dedicato anche e soprattutto ai giovani». Infine per quanto riguarda l’istruzione, il premier sottolinea che «la scuola non sarà più un ammortizzatore sociale. Il titolo di studio non sarà più un pezzo di carta, ma garanzia di lavoro e le famiglie meno fortunate dovranno poter scegliere tra istruzione statale e privata. Saranno premiate le università con gli standard migliori, la selezione del corpo docente non deve essere più una riserva privata per parenti e amici».

Anche oggi il Cavaliere parla di sondaggi e dice l’ultimo, relativo alla fine della prima giornata del congresso, dice che il Pdl ha superato il consenso del 44 per cento degli italiani. «Ma un grande partito non si accontenta e si candida a ottenere il 51 per cento dei consensi». «Il Pdl sarà protagonista della terza grande ricostruzione italiana», ha aggiunto, «quella che ci porterà fuori dalla crisi economica» e fuori dalla «dall’incertezza politica di un bipolarismo prima solo abbozzato e ora compiuto».

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