Centrodestra

Scontro Berlusconi-Franceschini Cattocomunista. Clericofascista

Scontro Berlusconi-Franceschini Cattocomunista. Clericofascista

Silvio Berlusconi e Dario Franceschini

«Dario Franceschini è un segretario imprevisto, mai mi sarei aspettato che il Pd scegliesse un cattocomunista». Silvio Berlusconi dà il via a uno show, attaccando il leader dei democratici. Che risponde a stretto giro: «Io un cattocomunista? Lo si diceva ai cattolici progressisti, sarebbe utile che il suo consulente di storia del movimento cattolico gli spiegasse che lui, tecnicamente, è un clerico-fascista». Duello a distanza. Rincara il premier: «Pensavo ci fosse una prevalenza della sinistra» nel Pd, e comunque ora attende che i democratici «mettano solide radici» e diventino «un partito socialdemocratico davvero».

Ironico e applaudito, il Cavaliere, al quale il quotidiano “il Riformista” assegna l’ Oscar di “politico dell’ anno”. Un cannocchiale in regalo, con cui Berlusconi scruta in sala: «Vedo che funziona, c’ è una bella ragazza». Il premier ammette un complesso «d’ inferiorità assoluto» nei confronti di «quel mostro» di lavoro e bravura di Gianni Letta, che «alle sette del mattino ha già letto tutti i giornali». Ma è l’ unico. Per il resto, soluzioni su crisi e riforme istituzionali sono tutte a portata di mano. Bocciata la proposta di Franceschini di “una tantum” per aiutare i poveri: «La tassa sui ricchi è una ricetta sbagliata. Secondo la dottrina liberale non è con l’ elemosina che si risolve il problema». Di beneficenza tuttavia lui ne fa: «La mia famiglia aiuta già tanto». Lo sa anche il segretario pd che le misure indicate – l’ una tantum sui redditi alti e l’ assegno per i disoccupati (ieri alla Camera è stata bocciata la mozione che lo proponeva) – non risolvono la crisi.

«C’ è una differenza tra noi e voi – scandisce Franceschini a Montecitorio -. Voi pensate sia inevitabile che nella crisi qualcuno soccomba e qualcuno si salvi. Noi pensiamo che il paese o si salva tutto insieme o non si salva nessuno». Né manca la consapevolezza che le proposte non sono strutturali, ma «nella mia terra, nella pianura Padana, quando il Po sta per straripare si corre a mettere sacchi di sabbiae poi si discute su come rafforzare gli argini». Ecco, per Berlusconi il punto di vista è un altro sia sulla crisi («Siamo indicati a uscire per primi. Il sistema bancario è solido. No alla canzone del catastrofismo») sia sulle riforme istituzionali. Il premier torna sull’ idea di far votare in Parlamento solo i capigruppo. «Viviamo la politica con un sistema e una architettura istituzionale che non sono in linea con i tempi, bisogna arrivare a decisioni più immediate e risposte più brevi». La nostra democrazia è «una democrazia parlamentare, anzi superparlamentare», che rispondeva alle esigenze di un paese che usciva dal «ventennio dittatoriale» e perciò disse no al presidenzialismo. Oggi però il presidenzialismo potrebbe garantire la maggiore rapidità di cui c’è bisogno. Spiega il Cavaliere, salvo rettificare subito dopo: «Non ho mai parlato di presidenzialismo». Affermazioni che allarmano l’opposizione. Franceschini avverte: «Se vince alle europee, dopo è inimmaginabile. Il premier metterà in campo un disegno di svuotamento della Costituzione e del Parlamento». E anche l’ ex premier Romano Prodi, restio a intervenire nel dibattito politico, indica la deriva: «Il presidente della Camera ha ritenuto quella proposta non praticabile, io penso che sia pericolosa per una moderna concezione del Parlamento». Fini, appunto. La terza carica dello Stato riconosce che tra lui e Berlusconi «ci sono sensibilità e ruoli diversi». E invita a superare l’ emergenza con il dialogo e gli stati generali dell’ economia.

Savino Pezzotta (Udc): “Per fortuna di questo Paese e della politica esistono i catto-popolari dell’Unione di Centro, che lavorano per la costruzione di un nuovo soggetto politico”
Pia Locatelli (Ps):  
“Se non vuol far perdere la partita a tutta l’opposizione prima ancora di giocarla, Franceschini non ceda alle provocazioni di Berlusconi e la smetta di battere sul tasto della democrazia in pericolo dandogli del clericofascista”.
Bobo Craxi (Ps): “Ci dev’essere un grande malinteso: per molti, a sinistra, non certo per noi socialisti democratici e riformisti, ‘catto-comunista’ non è affatto un insulto, bensì un’appartenenza orgogliosa. Berlusconi, apostrofando così Franceschini, non lo offende affatto. Differente, invece, è l’accusa di ‘clerico-fascismo’, perché di obbedienza clericale ve n’è decisamente troppa, a destra come a sinistra. Quanto al fascismo vero e proprio, quello è morto lo scorso secolo, con Mussolini che finì povero e appeso per i piedi in modo barbaro, perché aveva impoverito gli italiani”.
Stefania Craxi (Pdl): “Via Veltroni, tocca ora a Franceschini distinguersi nella sola arte ormai a disposizione di un’opposizione ridotta a pezzi: l’arte di demonizzare Silvio Berlusconi. Non c’e’ niente da fare: la cifra distintiva del Partito democratico e’ sempre la solita: l’insulto a Berlusconi, responsabile di tutti i guasti italiani. Franceschini pensa di realizzare cosi’ l’unita’ del partito, ma una cosa sola e’ certa: che continuera’ a perdere voti”.

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