Parlamento

Sì del Senato al ddl Brunetta la riforma anti-fannulloni è legge

Sì del Senato al ddl Brunetta la riforma anti-fannulloni è legge

Renato Brunetta

Con 154 voti favorevoli, uno contrario e nessun astenuto, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge Brunetta sulla riforma della Pubblica amministrazione, senza modifiche rispetto al testo varato dalla Camera. L’opposizione non ha partecipato al voto. Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intervenendo in aula ha spiegato che il provvedimento “non è perfetto, ma perfettibile” e “il governo accetta di lavorare insieme al parlamento nella redazione dei decreti legislativi”.

Il provvedimento “anti-fannulloni” diventa così legge dopo il via libera, giovedì scorso, in commissione Affari Costituzionali e l’approvazione di oggi al Senato in terza lettura. Si apre ora la strada ai decreti delegati, che il governo intende varare nel giro di qualche mese per far partire la riforma già in primavera, finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e all’efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni.

Il via libera definitivo del Senato è stato accolto con grande soddisfazione dal ministro Brunetta, secondo il quale questa “è una vera riforma istituzionale”, anzi “una rivoluzione per 60 milioni di cittadini, che non sono considerati più sudditi o utenti, ma clienti”. Il ministro ha quindi ammonito i dipendenti pubblici, avvertendoli che le cose cambieranno: “I dipendenti saranno chiamati a fare il loro dovere, i bravi non avranno problemi, i fannulloni dovranno invece fare qualche riflessione”.

“I bravi, che sono la maggioranza – ha rassicurato Brunetta – avranno finalmente una pubblica amministrazione apprezzata dai cittadini italiani, che non sarà più una palla al piede ma il motore dello sviluppo del Paese. Questo risultato significa più reputazione, ma anche più remunerazione, salari e premi legati alla produttività”. “Quindi – ha insistito il ministro – per quelli che vorranno percorrere questa rivoluzione ci saranno benefici, onori e salari più alti”.

“In verità – ha ricordato con aria soddisfatta – la rivoluzione, in parte, è già in atto perché tutto ciò che ho fatto, anche senza la legge, ha anticipato la legge stessa, basti pensare alle assenze per malattia nella pubblica amministrazione che si sono ridotte fino al 70%, basti pensare ai distacchi sindacali o all’operazione trasparenza sulle consulenze”.

Brunetta ha anche assicurato che “i decreti delegati saranno approvati tutti prima dell’estate e presentati al parlamento, dall’autunno sarà tutto in piena efficienza e implementazione. Poi giudicheranno cittadini italiani se loro vita sarà cambiata o no”.

Il ministro ha quindi annunciato che “fin dal prossimo venerdì” sarà avviata “un’operazione di consultazione online verso tutti gli stakeholder, i portatori di interessi in questo settore, cui invieremo non solo il testo della delega ma chiederemo di contribuire fattivamente alla scrittura dei decreti delegati. Di tutta questa attività di consultazione con gli stakeholder e con il parlamento daremo conto pubblicando i relativi risultati”.

Tra le principali misure previste dal testo approvato oggi dal Senato ci sono una maggiore mobilità anche volontaria nelle sedi carenti di organico e formazione all’estero per i dirigenti, permanenza per almeno un quinquennio per i dirigenti vincitori di concorsi nella sede di prima destinazione. E ancora, obbligo di cartellino di riconoscimento per i dipendenti pubblici, class action, anche se senza il risarcimento del danno.

Il provvedimento, che consta di 13 articoli, prevede inoltre lo stanziamento di 4 milioni di euro per la realizzazione di progetti sperimentali e innovativi su nuove metodologie di valutazione tra le amministrazioni centrali e gli enti territoriali. E, sempre nell’ambito della valutazione, la creazione di un’Authority per garantire trasparenza. Tra gli altri punti salienti che hanno acceso la discussione parlamentare anche la riorganizzazione della Corte dei conti e la nuova composizione del Consiglio di presidenza. La riforma, grazie a una modifica, prevede anche l’innalzamento di fatto del tetto di anzianità pensionistico a 40 anni in quanto viene calcolato sulla base del servizio effettivo e non contributivo (riscatto laurea a o servizio militare).

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