Franceschini nuovo segretario Pd

Franceschini nuovo segretario Pd
Franceschini nuovo segretario Pd
Dario Franceschini

Dario Franceschini è il nuovo segretario del Partito democratico. La sua elezione è avvenuta al termine dell’Assemblea nazionale del partito che, in mattinata, aveva deciso di nominare subito un nuovo leader, dopo le dimissioni di Walter Veltroni annunciate all’indomani della sconfitta elettorale alle regionali in Sardegna. Franceschini ha ottenuto 1.047 voti; il suo unico sfidante, Arturo Parisi, ne ha conquistati invece solo 92. I votanti sono stati complessivamente 1.258, meno della metà rispetto al numero di delegati che era atteso nei padiglioni della nuova Fiera di Roma per la convention democratica. «Da oggi inizia davvero la stagione dell’unità» è stato il primo commento del nuovo numero uno di Sant’Andrea delle Fratte, che per il suo esordio ha citato una frase di Arrigo Boldrini e Benigno Zaccagnini quando erano partigiani: «Se è notte si farà giorno. Noi abbiamo dimostrato che stiamo cominciando a lavorare per costruire un giorno nuovo»

«Dario è un uomo politico leale, forte e che crede in quel progetto del Partito democratico come un soggetto nuovo che sia perno del riformismo italiano – ha detto invece Walter Veltroni in una nota diffusa dopo l’esito del voto -. Dario è la persona giusta per guidare il partito verso le nuove sfide che penso potranno vedere per il Pd quei successi che merita. A lui voglio dare un abbraccio e rivolgere il più caloroso e affettuoso augurio di buon lavoro».

Il nuovo leader avrà pieni poteri e non sarà dunque un semplice reggente. Guiderà il partito nei prossimi mesi – caratterizzati dall’importante appuntamento delle elezioni amministrative ed europee – e lo traghetterà fino al congresso di ottobre. La decisione di votare subito un sostituto di Veltroni, evitando così l’indizione di primarie, come chiedeva una parte dei delegati, è stata decisa dall’assemblea stessa, con un voto che ha visto 1.006 delegati a favore, a fronte di 207 no e 16 astenuti. Già nel discorso con cui aveva annunciato la sua candidatura Franceschini aveva parlato da segretario in pectore, parlando della necessità di capire gli errori si qui compiuti per poter rilanciare l’azione po litica del partito. A lui si è contrapposto solo il prodiano Arturo Parisi, da sempre critico nei confronti della segreteria, che aveva invece chiesto di superare la crisi del partito, attribuita senza troppi giri di parole all’attuale dirigenza, Franceschini compreso. Molto critiche le prime reazioni delle altre forze politiche: il centrodestra profetizza altri mesi di sconfitte per il centrosinistra, mentre Rifondazione comunista teme che con un ex della Margherita alla guida del partito non vi sarà vera opposizione al governo, alla Confindustria e al Vaticano.

Finocchiaro:  «Noi non torniamo indietro, non abbiamo paura, non è l’8 settembre che ci attende – aveva affermato in precedenza Anna Finocchiaro aprendo i lavori dell’assemblea -. Noi non siamo un gregge che si disperde alla prima sassata. Quello di oggi è un evento straordinario e anche inaspettato, il passaggio più difficile che un giovane partito può trovarsi a affrontare e la scelta di tornare alla sovranità dell’assemblea è stata una scelta politica contro anche una rappresentazione di noi che viene data dai media: noi siamo capaci di affrontare questo momento in piena democrazia e senza isteria».

Tuttavia qualche tensione la si è registrata. Gad Lerner, che sosteneva l’ipotesi di svolgere delle primarie, ha parlato del rischio «di farci ancora una volta molto male a non parlare con il Paese e a illuderci di trovarci compatti dietro un gruppo dirigente che ci ha portato di sconfitta in sconfitta». Lerner è stato autore di uno degli interventi più duri, che ha raccolto anche applausi scroscianti da una parte della platea. Rivendicando a viva voce le primarie, il giornalista ha chiesto polemicamente: «Come mai qui oggi non si presenta Bersani, per quando si annunciano le candidature? A cosa si rinvia la propria assunzione di responsabilità? Già una volta Bersani ha ammesso di aver fatto una grossa cavolata a non presentarsi non vorrei che oggi la facessimo noi, se ci chiudessimo dentro ad un gruppo dirigente che deve essere fortemente ricambiato. Il problema vero del paese oggi è un’opposizione che non c’è». L’intervento di Lerner ha riacceso gli animi, dando il via ad una contestazione da parte di un gruppetto di delegati. Al grido di «andate a casa» e «primarie, primarie», alcuni partecipanti all’assemblea nazionale hanno poi interrotto l’intervento di Ermete Realacci, a sostegno della elezione di Dario Franceschini.

Le urne sono rimaste aperte dalle 15 alle 16,30, mezz’ora in meno del previsto dato che la gran parte dei delegati ha votato nella prima parte del tempo a disposizione. L’elezione si è svolta a scrutinio segreto. Franceschini è ora segretario a tutti gli effetti e con pieni poteri, anche se la sua permanenza alla guida del partito sarà inizialmente limitata a un periodo di circa otto mesi, fino a quando a ottobre il congresso del Pd chiamerà a raccolta i delegati delle sezioni di tutta Italia per la definizione della linea politica e la scelta del nuovo leader. Sarà solo in quell’occasione che potrebbero uscire allo scoperto anche altri nomi di spicco del Pd – Bersani su tutti – che in questa fase di transizione hanno preferito non esporsi in prima persona.

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