Veltroni si dimette da segretario Pd

Veltroni si dimette da segretario Pd

Veltroni si dimette da segretario Pd
Walter Veltroni

“Mi assumo le responsabilità mie e non. Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto”. Dopo sedici mesi Walter Veltroni getta la spugna e il Pd si ritrova senza segretario, un congresso alle porte e una base sempre più disorientata. Decisiva, nella decisione dell’ex sindaco di Roma, l’ennesima sconfitta elettorale. Quella Sardegna persa senza appello e consegnata a Silvio Berlusconi.

Solo l’ultimo tassello di 16 mesi difficili per il Pd. Con Veltroni messo sotto accusa più dall’interno del partito che dall’esterno. Mesi di accuse, più o meno velate. Di una leadership sottoposta ad un continuo processo critico. E così lui adesso va via: “Non voglio restare per far logorare me e la possibilità del Pd di esistere”, dice oggi al coordinamento del partito. “Per molti sono un problema e io sono pronto ad andarmene per il bene del partito. Il mio mandato è a disposizione”.

Una decisione che era nell’aria. Chi gli era vicino raccontava della sempre più crescente amarezza del segretario. Troppe le voci, sotterranee e dichiarate, contro la sua gestione. In discussione la scelta maggioritaria, l’alleanza con Di Pietro, una linea politica sensibile ad ogni spiffero. Uno stillicidio da interrompere. Ma, in mattinata, il Coordinamento prova a fargli cambiare idea: “La tua leadership non è in discussione”. Veltroni, però, è deciso e nel pomeriggio riconferma la decisione: “Non cambio idea, me ne vado”.

E adesso? Domattina si terrà il coordinamento. Le ipotesi in campo sono di convocare al più presto l’Assemblea costituente, unico organismo legittimato ad eleggere un nuovo segretario provvisorio del Pd, in deroga a quanto prevede lo statuto che dispone il ricorso alle primarie per la scelta delle candidature e, quindi, l’elezione del segretario. Con il compito di portare il partito alle elezioni europee ed amministrative della prossima primavera e al congresso del prossimo autunno. Il coordinamento, all’unanimità, avrebbe chiesto al numero due Dario Franceschini di fare da “traghettatore”. Tra le ipotesi che circolano c’è però anche quella di una gestione collegiale, anch’essa ovviamente transitoria.

Veltroni viene candidato alla guida della nuova formazione politica nel maggio 2007. E’ sostenuto da larga parte della Quercia e da ampi settori della Margherita, e affiancato, in ticket, da Dario Franceschini. Si arriva così al discorso al ‘Lingotto’ di Torino. Il Pd nasce ufficialmente il 14 ottobre dello stesso anno e Veltroni, alle primarie, è eletto segretario con il 75% dei voti. Nell’aprile 2008 dello scorso anno il primo, impegnativo, banco di prova: le elezioni politiche, che però consegnano la vittoria a Silvio Berlusconi e al Pdl. Si avvertoni i primi scricchiolii. La vocazione maggioritaria del segretario fa storcere il naso a molti. L’alleanza con la sinistra radicale è messa nel cassetto. Veltroni insiste. Ma l’urna non premia il Pd. Nell’aprile 2008 le elezioni regionali e amministrative danno la vittoria al centrodestra. Nel giugno 2008 il centrodestra fa cappotto alle provinciali siciliane. Nel dicembre 2008 è la volta della regione Abruzzo. Infine ieri il risultato della Sardegna. Nel mezzo un solo momento per sorridere: il Circo Massimo. Troppo poco per farmare il conto alla rovescia. Stamattina dalle colonne dell’Unità arriva una durissima sentenza: “Il Pd ha toccato il fondo”.  “Yes we can”, era lo slogan di Veltroni in campagna elettorale. Si può fare. E invece non si è fatto. Quello che si farà è tutto da vedere.

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