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Italia-Libia, accordo su immigrazione

Italia-Libia, accordo su immigrazione

Silvio Berlusconi e Muhammar Gheddafi

Grazie al trattato siglato oggi, l’Italia potrà vedere ridotto il numero dei clandestini che giungono sulle nostre coste e disporre anche di «maggiori quantità di gas e di petrolio libico, che è della migliore qualità»: questo il commento del premier Silvio Berlusconi, che ha firmato oggi con Gheddafi a Bengasi il trattato di «amicizia, partenariato e cooperazione» tra Italia e Libia. Sotto la tenda del Colonnello libico è stata siglata l’intesa che vedrà il nostro Paese risarcire l’ex colonia con circa 5 miliardi di dollari in 20 anni. La firma dell’accordo è stata salutata con lungo applauso dei presenti. «La firma di questo trattato ha una portata storica e chiude definitivamente la pagina del passato», ha detto Berlusconi, affermando inoltre che Italia e Libia combatteranno insieme «contro i commercianti di schiavi» nel contrasto all’immigrazione clandestina.

LOTTA ALL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA – A fronte degli indennizzi per 5 miliardi di dollari che l’Italia stanzierà per «voltare pagina» rispetto al periodo dell’occupazione coloniale, Roma si attende infatti la piena collaborazione da parte della Libia nel contrasto all’immigrazione clandestina e l’attuazione dell’accordo già firmato nel dicembre 2007 per il pattugliamento congiunto delle coste libiche dalle quali salpano fiumi di migranti verso Lampedusa. L’accordo si baserà su una somma di 200 milioni di dollari all’anno per i prossimi 20 anni, sotto forma di investimenti in progetti infrastrutturali in Libia.

«40 ANNI DI MALINTESI» – Il Trattato di amicizia, partnerariato e cooperazione, ha detto Berlusconi, «deve mettere fine a 40 anni di malintesi: c’è un riconoscimento completo e morale dei danni inflitti alla Libia da parte dell’Italia durante il periodo coloniale». Gli accordi prevedono investimenti per un’autostrada costiera che attraversi tutta la Libia, dall’Egitto alla Tunisia. L’intesa prevede inoltre la costruzione di alloggi nel Paese nordafricano, borse di studio per studenti libici e pensioni di invalidità per i mutilati vittime delle mine anti-uomo poste dall’Italia su territorio libico durante il periodo coloniale. Berlusconi ha inoltre riconsegnato a Gheddafi la statua della Venere di Cirene, che fu scoperta da archeologi italiani nel 1913 e da allora custodita al Museo nazionale romano. La restituzione era stata già decretata nel 2002, ma Italia nostra aveva presentato ricorso al Tar del Lazio; il 23 giugno scorso il Consiglio di Stato che ha dato il via libera definitivo.

SCAMBIO DI DONI – Piccolo fuori programma di colore familiare tra Berlusconi e Gheddafi durante il colloquio, che si è svolto sotto la tenda del colonnello. A riprova del clima di cordialità tra i due, il Cavaliere ha mostrato a Gheddafi (in tunica bianca e turbante color nocciola) le foto dei suoi nipotini pubblicate di recente da alcune riviste italiane. Una, in particolare, ritrae la moglie Veronica Lario mentre culla in braccio il piccolo Alessandro, l’ultimo arrivato in famiglia, figlio di Barbara Berlusconi. Alcuni dei nipotini del leader della Jamahiriya, invece, Berlusconi li ha potuti conoscere personalmente: erano accanto al nonno rais prima che i due leader entrassero nel vivo dei colloqui. Il premier ha recato in dono al leader libico un leone d’argento, con la testa apribile: all’interno un calamaio con due penne per firmare il trattato. Gheddafi ha invece donato al Cavaliere un abito bianco di lino, con camicia assortita.

IL DISCORSO – Nel suo intervento, Berlusconi ha prima di tutto rivolto un «ringraziamento affettuoso e cordiale al vostro leader che ha voluto fortissimamente arrivare a firmare questo accordo. Accordo che giunge dopo quei momenti tragici e drammatici dell`occupazione italiana del vostro Paese». Berlusconi ha poi ribadito le scuse per il periodo coloniale. «A nome del popolo italiano, come capo del governo, mi sento in dovere – ha affermato – di porgere le scuse e manifestare il nostro dolore per quello che è accaduto tanti anni fa e che ha segnato molte delle vostre famiglie». In conclusione, uno slancio d’affetto: «Lascio a voi in questa giornata il mio cuore, felice, veramente felice di essere riuscito a mettere da parte tutto ciò che non era amore. Sono felice di guardare verso il futuro con quei sentimenti che soli portano la felicità e il benessere all’uomo, che sono l’amicizia, la fratellanza e l’amore».

«INCREDULI E SDEGNATI» – Gli eredi della ex collettività italiana di Tripoli si dicono «increduli e sdegnati» per l’accordo raggiunto tra Italia e Libia. L’Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia da 38 anni si batte per ottenere una legge che chiuda il contenzioso per i beni confiscati da Gheddafi agli italiani, sempre rinviata «per mancanza di fondi». «Avrà Berlusconi, di ritorno da Bengasi, un sussulto di dignità, di umanità e di rispetto, riuscendo a dare una risposta personale ai ventimila cittadini italiani che fino ad ora hanno invano reclamato un idoneo stanziamento da parte del loro Governo, a chiusura del contenzioso per i beni confiscati da Gheddafi in violazione di un accordo internazionale?», si chiedono gli italiani rimpatriati. «Berlusconi ci ha dimostrato che quando si vuole, o meglio quando si è costretti, tutto è possibile, anche far saltare fuori dalle poste di un bilancio critico come il nostro cifre enormi – ha dichiarato Giovanna Ortu, presidente dell’Associazione – ma bisogna trovare in contemporanea il coraggio di dare riscontro a chi ha pagato, per conto del Governo italiano, il più pesante degli acconti ed è in credito da quasi quarant’anni».

BOSSI – Il leader della Lega, Umberto Bossi, giudica positivamente l’accordo raggiunto tra Italia e Libia. «Va bene l’accordo con la Libia perché la Libia fermerà gli immigrati clandestini invece di mandarli qui – ha detto Bossi parlando ad una manifestazione della Lega a Melzo – perché da lì che arrivano tutti gli extracomunitari. Mi sembra che ci sia un’azione della Libia per i clandestini che vengono qui. Ciò sarebbe un aiuto insperato e positivo», ha aggiunto Bossi. Bossi ha poi elogiato l’azione del ministro dell’Interno e collega di partito Roberto Maroni: «Se Berlusconi ha firmato l’accordo è anche perché ci ha lavorato sopra anche Maroni».

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