La sconfitta della Sinistra Arcobaleno

La sconfitta della Sinistra Arcobaleno
La sconfitta della Sinistra Arcobaleno
La sconfitta della Sinistra Arcobaleno

Iniziata, dopo lo “schiaffo” elettorale del 13-14 aprile che ha “cancellato” dal parlamento nazionale la “Sinistra”, l’analisi delle ragioni della sconfitta e per l’individuazione delle vie per il superamento di questa crisi. Intanto tutti i partiti che compongono la Confederazione della Sinistra-Arcobaleno hanno convocato le proprie Segreterie nazionali dove i leader si presenteranno dimissionari.

Tuttavia, a leggere le prime analisi e dichiarazioni apparse sul web, non sembra che tali leader della Sinistra Arcobaleno hanno capito le ragioni della propria sconfitta. Forse sarà necessario un nuovo salutare “schiaffo” (e le amministrative incombono…).

Per Grazia Francescato (Verdi), la colpa del risultato elettorale è del PD «hanno fatto fuori la Sinistra». Per Pecoraro Scanio (Verdi) alla sconfitta ha contribuito « una legge elettorale pessima». Una legge, però, che lui conosceva e con la quale sapeva doveva confrontarsi. Probabilmente una legge che piaceva quando i sondaggi davano l’Arcobaleno a percentuali tra il 6,5 e l’8,5%.

Per Pino Scobio (Comunisti Italiani), invece, la colpa è semplicemente la «La mancanza della falce e martello nel simbolo della Sinistra Arcobaleno ha portato sicuramente un danno alla nostra lista. Si può quantificare in almeno il due per cento il danno subito dalla Sinistra Arcobaleno». Il “popolo della sinistra”, secondo Sgobio, ha votato i Partiti della Sinistra più radicale perché « Sinistra Critica e il Partito Comunista dei Lavoratori che avevano la falce e martello». Ancora Pino Sgobio, tuttavia, rileva che «ma anche nelle bianche e nelle nulle c’e’ una parte del nostro voto».

Conseguentemente, afferma Oliviero Diliberto, la soluzione è ancora più semplice: «dobbiamo ricominciare da capo e ricominciare dai vecchi simboli, la falce e il martello», che poi non manca di criticare il leader del Partito Democratico per non aver consentito l’apparentamento con la Sinistra governista («Berlusconi ha vinto di dieci punti percentuali, la sinistra e’ praticamente scomparsa. Bel risultato quello raggiunto da Veltroni»).

Questa affermazione rileva che non è stata, la sconfitta elettorale, secondo noi, un semplice problema di simbolo (“falce e martello” piuttosto che “arcobaleno”) o un problema di “comunicazione”. Il problema è più ampio è duplice: l’aver, negli anni, “espulso” o comunque “emarginato” dai Partiti che componevano l’Arcobaleno gli elementi non “gestibili” o più “radicali” in maniera non certo democratica e certamente autoreferenziale; l’aver partecipato ad un governo (Prodi) che tutto ha fatto fuorché accogliere le richieste che venivano dalla base della Sinistra (riduzione costi della politica, riduzione costi per gli armamenti, soppressione impegno militare all’estero in ottemperanza della Costituzione italiana, battaglia contro il precariato e per l’aumento dei salari dei lavoratori).

A conferma di ciò, ancora, l’ottimo risultato della Sinistra Arcobaleno in Sicilia (che per pochi voti non è entrata nel parlamento regionale). 131.204 voti ed il 4,9%. E’ mancato solo lo 0,1% ovvero 3.234 voti. Quelli non ottenuti per il disimpegno dei compagni di Sinistra Critica e Partito Comunista dei Lavoratori o per il voto, di protesta, a favore della Lista Grillo che, diversamente dalla Sinistra Arcobaleno non appoggiava la candidata del PD (Anna Finocchiaro) alla guida della Regione.

Insomma bisogna ascoltare altri. Ma non prescindendo dal progetto unitario della Sinistra Arcobaleno, che, invece, secondo noi, è un progetto vincente e che deve proseguire. Ci da ragione Grazia Francescato (Verdi): «dobbiamo andare avanti con il progetto comune della Sinistra Arcobaleno», afferma.

Il problema è quello di un maggiore coinvolgimento della base, conviene la Sinistra di Rifondazione. Per Gennaro Migliore, capogruppo Prc alla Camera, occorre «restituire parole e potere al popolo della sinistra, innovando le forme di partecipazione e di decisione». Una bocciatura sonora – speriamo non solo a parole – dell’auto-referenzialità dei dirigenti della sinistra arcobaleno. Un no a «forme identitarie» di Partito è sostenuto da Giovanni Russo Spena, capogruppo Prc al Senato, che ancora propone «debba costruirsi un percorso costituente capace di interloquire con una soggettività unitaria e plurale, in cui convivano partiti, movimenti, associazioni, singoli e singole. Auspico che questa soggettività si doti di un coordinamento guidato da due portavoce, un uomo e una donna. E’ giunto il tempo di innovare le forme partitiche e plebiscitarie novecentesche».

Sulla stessa strada i presidenti del Gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, Daniel Cohn-Bendit e Monica Frassoni: «Cambiamenti cosmetici non basteranno. E’ da ricostruire una concreta alleanza con le ong e le associazioni della società civile attive su temi ambientali, diritti umani e la lotta contro tutti i tipi di mafia». Pensiamo che sia un buon inzio.

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