Governo

Governo Prodi II: ventitreesimo mese


Quirinale, faccia a faccia tra Prodi e Berlusconi

Silvio Berlusconi e Romano Prodi

Le coalizioni che si presentano alle prossime elezioni. L’alleanza di centrosinistra L’Unione si è sciolta con la caduta del governo Prodi II, il 24 gennaio 2008, e le forze che l’avevano composta diedero vita a varie nuove formazioni. Il Partito Democratico decise di fare a meno della quasi totalità degli ex-alleati sia per le elezioni del Senato sia per quelle della Camera; inoltre, il partito precisò che avrebbe accettato alleanze solo con i partiti che condividessero integralmente, e senza riserve, il proprio programma elettorale. Unica alleanza mantenuta dal Pd fu, infine, quella con l’Italia dei Valori, che, secondo gli accordi, avrebbe mantenuto il proprio simbolo nella corsa elettorale per poi formare gruppi parlamentari unificati con il compagno di coalizione. I Radicali italiani, dopo una lunga trattativa, accettarono l’accordo proposto dal Pd per inserire propri candidati nelle liste di quest’ultimo: la conseguenza fu che i Radicali formalmente non presentarono alcuna lista nonostante avessero presentato il proprio simbolo.

Questa è la campagna elettorale più sottotono per quel che mi riguarda. Francamente non ne ho capito lo scatenarsi; non condivido la scelta di Mastella di impuntarsi, come non mi è mai piaciuto lui. A differenza delle altre campagne elettorali, non mi sono proprio interessato e anche domenica quando ho sentito che le urne erano aperte mi ero chiesto che paese era andato alle elezioni. Io sono andato a votare lunedì. Mi ricordo che due anni fa mi sono seguito una diretta di quasi 21 ore stando attento minuto per minuto a quello che succedeva, mentre stavolta mi sono collegato solo ora.

Nella sua notte di campagna elettorale Bologna dice grazie a Romano Prodi. Un grazie dalla piazza di «80mila» sul Crescentone in tripudio e anche dai vertici del partito. Lo dice Walter Veltroni: «Oggi siamo qui per merito di Romano Prodi. E’ un grande servitore dello Stato». E il Professore uscente gli risponde cedendo il passo: «Io ho battuto Berlusconi due volte. Vogliamo vincere una terza. Walter, tu hai fatto una campagna elettorale straordinaria. A te la vittoria e a te il Partito Democratico». E’ il passaggio di testimone, suggellato da un abbraccio e dalla piazza dove è nato e ha vinto l’ Ulivo. L’ omaggio a Prodi comincia subito. Alle 21 Piazza Maggiore è già piena. Tantissimi i sostenitori di tutte le province arrivati sui 100 pullman messi a disposizione del Partito Democratico e schierati nelle prime file sotto il palco, avvolti nelle bandiere verdi del Pd per ripararsi dalla pioggia che comincia a scendere.

Sempre presenti dal 1946. Flop totale da «Sinistra critica» fino a Ferrara. I «nanetti» non avranno alcun «accesso»: sono fuori dagli scranni di Palazzo Madama e pure da Montecitorio. Soccombono tutti, dall’esito del voto. Un flop in tutte le regioni d’Italia al Senato, una vera disfatta anche a livello nazionale. Non sfonda La Destra di Storace-Santanchè, peggio ancora il partito Socialista, che si ferma poco sopra lo zero per cento. E il suo leader Enrico Boselli, visto il terremoto, si è fatto subito da parte, annunciando le dimissioni: «Senza di noi nel prossimo Parlamento sarà difficile affrontare battaglie di laicità».

È una delle sorprese di queste elezioni il buon risultato dell’Italia dei Valori di Di Pietro. Non basta a vincere, ma rende meno bruciante la sconfitta del centrosinistra. Con il suo quasi 5%, sia alla Camera sia al Senato, l’Idv sembra raddoppiare il risultato del 2006 che era stato, rispettivamente, del 2,3 e del 2,9%. Invece degli attuali 17 deputati al partito dell’ex pm potrebbero toccarne 32. E anche in Senato la pattuglia potrebbe essere piuttosto consistente: 18 senatori, giacché in Molise si afferma come primo partito superando anche il Pd, e in altre regioni chiave come l’Emilia Romagna sembra assestarsi tra il 5 e il 6%. È un successo che non può passare inosservato all’interno del Pd e che porta alcuni nel partito di Di Pietro ad accarezzare l’idea di un gruppo parlamentare a «doppia sigla»: Pd-Idv. E avverte: non esisterà per le Europee. Il ministro: «Vigileremo su legalità e leggi ad personam». Sullo sfondo la partita dei vicepresidenti
MARETTA sul gruppo unico. IdV, forte del risultato «egregio» mette paletti. I Radicali, tutti e 9 eletti, chiedono regole. Sullo sfondo la partita delle vicepresidenze. Nessuno, a parole, mette davvero in discussione il percorso parlamentare unitario. Le anime minoritarie dell’opposizione però rivendicano spazi di autonomia e meccanismi democratici temendo l’annessione tout court.

La Sinistra Arcobaleno dovrà «seriamente interrogarsi» sulle ragioni della sua disfatta elettorale e «mutare rotta e leadership». È l’appello lanciato dai due co-presidenti del gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, Daniel Cohn-Bendit e Monica Frassoni. I due esponenti verdi europei non sono gli unici a chiedere una profonda autocritica e un azzeramento dei gruppi dirigenti indicati come responsabili della storica sconfitta della sinistra italiana.

La vittoria elettorale non frena le vendette del Cavaliere, che inizia dal principale nemico del leader del Pdl, l’Unità. Il giornale del Partito democratico ha sempre avuto una posizione netta nei suoi confronti e questo non va giù a Berlusconi. «Le accuse dell’Unità di questa mattina nei miei confronti – sentenzia Berlusconi – sono veramente offensive anche per il nuovo corso che io rappresento». Il Cavaliere, che da una settimana ha occupato ogni trasmissione televisiva a carattere politico e che lunedì telefonava a tutti i network tv, è intervenuto anche in diretta a “Uno Mattina”. Nel suo lungo e solito sproloquio, Berlusconi ha elargito grandi verità, e poi è esploso in un’invettiva contro il nostro giornale. Vinte le elezioni, si regolano i conti con chi è scomodo. Questo deve pensare Silvio Berlusconi, che da lunedì non fa altro che attaccare il suo più grande nemico, quello che non lo fa dormire la notte dal lontano 1994, quando scese in politica: il nostro giornale, l´Unità. Non contento di aver attaccato il quotidiano in ogni occasione possibile, non risparmiando neanche i suoi giornalisti in conferenza stampa, il Cavaliere ora dice basta. Il governo Zapatero ha una forte presenza femminile? «il presidente del consiglio se l’è voluta e ora dovrà guidarle…». Lui dirà che era una battuta, ma per tutta Europa si tratta della prima gaffe internazionale del Berlusconi Terzo. Una gaffe che ha provocato la reazione delle ministre spagnole. La titolare delle Infrastrutture, la socialista andalusa Magdalena Alvarez, ha definito «assolutamente inappropriati» i commenti del leader del centrodestra italiano Silvio Berlusconi sulla composizione «troppo rosa» del nuovo governo di Madrid del premier Josè Luis Zapatero.

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