Spagna, vince il Psoe

Spagna, vince il Psoe

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Zapatero, per altri quattro anni. Il Psoe vince con un chiaro margine le elezioni politiche ma l’opposizione popolare evita il tracollo sfiorando il 40 per cento dei voti. Nella Calle Ferraz, davanti alla sede socialista, l’ euforia esplode già alle otto della sera, quando le tv diffondono i primi exit poll che non lasciano spazio al dubbio: dopo una lunga campagna elettorale in cui si è arrivati più volte a prospettare un “pareggio tecnico”, Zapatero prende il volo. A tarda sera, il conteggio definitivo delle schede lo conferma: i socialisti ottengono 167 seggi contro i 155 dei popolari. I due partiti maggiori guadagnano consensi rispetto a quattro anni fa, accentuando la tendenza al bipartitismo del sistema politico spagnolo. L’ immediata conseguenza per il governo Zapatero, che esce confermato dalle urne, sarà una minore difficoltà a garantire la governabilità: pur non avendo ottenuto, come già nel 2004, la maggioranza assoluta, avrà bisogno dell’ appoggio di appena nove deputati esterni al partito per approvare le leggi. L’ esperienza dell’ ultima legislatura dimostra che non dovrebbe avere problemi di sorta. La concentrazione dei voti intorno ai due principali partiti si traduce in un tracollo per alcune formazioni politiche, in particolare della sinistra. La coalizione di Izquierda Unida scende da 5 a 3 seggi, perdendo la possibilità di formare

Spagna, vince il Psoe
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gruppo parlamentare. Ancor più clamoroso il tonfo, previsto da tempo, degli indipendentisti catalani di Esquerra Republicana, che scendono da 8 a 3 seggi. Si mantengono invece stabili i nazionalisti di Convergencia i Unio (con 10 seggi) e il Partito nazionalista basco, che scende da sette a sei. Nelle nuove Cortes entrerà anche una formazione esordiente: l’ Unione Progresso e Democrazia, guidata dall’ ex parlamentare socialista Rosa Diez e la cui nascita venne promossa dal filosofo Fernando Savater, ottiene un seggio con il quale cercherà di far valere la propria politica anti-nazionalista. Dopo una lunga altalena di risultati, si conferma che il vantaggio socialista rispetto ai popolari si aggira sui 4 punti percentuali: praticamente ciò che i sondaggi annunciavano nelle ultime due settimane. L’ affluenza alle urne è stata superiore al 75 per cento, quasi uguale a quella di quattro anni fa e tra le più alte nei trent’ anni di democrazia. In serata, quando Zapatero compare sulla tribuna allestita davanti alla sede del Psoe, il delirio dei militanti socialisti è alle stelle. Per cinque minuti, tenta invano di prendere la parola mentre la folla urla: «Ista, ista, ista, Espana socialista». Il presidente ricorda Isaias Carrasco e le altre vittime del terrorismo. «Quattro anni fa – dice – mi avete chiesto che non vi tradissi: non l’ ho dimenticato neanche per un giorno». Zapatero annuncia di aver appena ricevuto le congratulazioni di Mariano Rajoy, il rivale sconfitto: «Gli spagnoli hanno parlato con chiarezza, e hanno deciso di aprire una nuova tappa. Governerò con il dialogo sociale e politico, cercando sempre il consenso e rifuggendo dalla politica dello scontro».

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