Centrosinistra

[Storia] I Ds che furuno

Sono passati dieci anni dall’inizio dell’avventura dei Democratici Italiani, confluiti in realtà lo scorso anno nel Partito Democratico.

L’idea di D’Alema di unificare il PDS con altre forze della sinistra italiana fu anticipata il 18 febbraio 1995 da Ermanno Gorrieri durante la I Assemblea Nazionale dei Cristiano Sociali. Per D’Alema era giunto il momento «di dar vita a un raggruppamento politico tutto nuovo insieme alle altre formazioni politiche della sinistra, […] una formazione politica che si collocherebbe nell’area dei partiti socialdemocratici e laburisti europei».

Nel 1998, sotto la guida di Massimo D’Alema, il PDS diede vita agli Stati Generali della Sinistra, che prelusero alla creazione di un unico soggetto della sinistra italiana. Il partito si apre così ai contributi di altre culture che si rifanno all’ideologia del socialismo democratico, dandosi una svolta in chiave moderna, eliminando i riferimenti ad un comunismo deteriorato dall’età, viene infatti tolto dal simbolo lo stendardo recante la falce e il martello ed al suo posto viene inserita la rosa, vessillo del socialismo europeo, e proponendosi come forza di sinistra socialdemocratica.

Il rinnovato soggetto politico prese il nome di Democratici di Sinistra, al quale aderirono oltre al PDS, molti esponenti di estrazione socialista, repubblicana, cristiano-sociale e ambientalista: il 13 febbraio si celebra il congresso costitutivo dei DS, che si presenta quale partito leader della sinistra e del centro-sinistra italiano.

Il 10 ottobre 1998, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro avviò le consultazioni parlamentari per la formazione di un nuovo Governo, in quanto l’esecutivo guidato da Romano Prodi, leader dell’Ulivo, era entrato in crisi in seguito al ritiro del sostegno esterno da parte di Rifondazione Comunista. Al termine delle consultazioni, e vista l’indisponibilità di una nuova maggioranza attorno a Prodi, Scalfaro conferì a Massimo D’Alema l’incarico di formare il nuovo Governo.

Il 21 ottobre 1998 D’Alema presentò il suo governo che ricevette la fiducia della Camera dei deputati (333 favorevoli, 281 contrari) e del Senato della Repubblica (188 favorevoli, 116 contrari). Il neo-premier lasciò così la guida del partito e Walter Veltroni (già Vicepresidente nel precedente governo Prodi) venne eletto nuovo segretario nazionale.

Il primo banco di prova elettorale per i rinnovati DS furono le elezioni europee del 1999, che confermarono la leadership della Quercia all’interno del centro-sinistra con 5,3 milioni di voti e il 17,4%. A dicembre del 1999 si aprì, tuttavia, una crisi all’interno dell’esecutivo: al congresso dei Socialisti Democratici Italiani, alleati di governo, il leader del partito Enrico Boselli criticò l’operato di D’Alema, sostenendo che la sua premiership avrebbe provocato una sicura sconfitta alle future elezioni. Il Presidente del Consiglio, intervenendo al congresso socialista, ribatté sostenendo di avere avuto il merito di riportare i socialisti al governo citando la figura di Giuliano Amato, Ministro del tesoro in carica. Tale citazione, tuttavia, venne giudicata come una provocazione da parte dei Socialisti Democratici Italiani, visti gli infelici rapporti tra Amato e il partito.

Il dibattito politico si infiammò e D’Alema decide di rassegnare le sue dimissioni al neo-eletto Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il 19 dicembre. Questi gli affidò l’incarico di formare un nuovo governo, che il 22 dicembre ottenne la fiducia del Senato (177 sì, 100 no) e, il giorno seguente, quella della Camera (310 sì, 287 no). Lo SDI si astenne; entrò invece nel governo il nuovo movimento prodiano dei Democratici.

A ridosso di questa soluzione alla crisi di governo, i DS celebrarono il loro primo congresso, che si svolse a Torino dal 13 al 16 gennaio 2000. Si confrontarono due mozioni:

  • La prima, maggioritaria, proponeva la riconferma di Veltroni come segretario, con l’appoggio, tra gli altri, del premier in carica D’Alema; sosteneva il superamento della contrapposizione della sinistra con il fronte moderato e rilancia il progetto di coalizione dell’Ulivo, asserendo che l’Ulivo è il futuro dell’Italia. Veltroni dichiarò nella sua relazione che “sinistra riformista, ambientalismo e centro democratico sono culture ed esperienze che hanno bisogno l’una delle altre. Guai a pensare a nuovi fronti progressisti, o a contrapporre l’identità dei moderati a quella della sinistra.”
  • La seconda mozione rilancia la presenza di una minoranza legata in maniera più sostanziale al ruolo della sinistra: sosteneva che l’Ulivo avrebbe dovuto essere un’alleanza politica plurale, ma al contempo che ‘”il rafforzamento della coalizione non possa risolversi nella dissoluzione delle diverse identità politiche”‘. Tra gli altri firmatari, ci sono l’ecologista Fulvia Bandoli, l’ex ministro Anna Finocchiaro e l’europarlamentare Pasqualina Napoletano.

La prima mozione ottenne la maggioranza dei consensi, con il 79,9%. In questa occasione congressuale, inoltre, i DS approvarono lo statuto del partito.

Pochi mesi dopo, i DS dovettero fronteggiare la sconfitta alle elezioni regionali del 2000, quando il centro-destra guidato da Silvio Berlusconi, che nel frattempo aveva ritrovato accordi con la Lega Nord, vince in 8 Regioni su 15, fra cui tutte le principali regioni. D’Alema, prendendo atto della sconfitta, lasciò la Presidenza del Consiglio, e il suo posto venne preso dall’indipendente socialista Giuliano Amato (già Ministro del Tesoro con D’Alema), che guiderà il Governo fino alle elezioni politiche dell’anno successivo.

Alle elezioni politiche del 13 maggio 2001, i DS sostennero, insieme a tutta la coalizione dell’Ulivo, la candidatura a premier di Francesco Rutelli, sindaco uscente di Roma. Le elezioni vennero tuttavia vinte dalla coalizione di Berlusconi, la Casa delle Libertà.

I DS registrarono una flessione rispetto al passato: con 6,1 milioni di voti si attestano al 16,6%, alle spalle di Forza Italia, che diventò il primo partito italiano con quasi il 30% dei consensi. La Quercia, dopo la sua costituzione, passò dunque all’opposizione e cominciò a lavorare per creare un’alternativa di governo.

Contemporaneamente alle elezioni politiche, si svolserono anche le amministrative, dove segretario uscente, Veltroni, venne eletto sindaco di Roma; tuttavia fu oggetto di aspre critiche la sua scelta di lasciare vacante il vertice del partito per dedicarsi totalmente alla campagna elettorale capitolina, proprio durante lo svolgimento di quella nazionale. In questa fase, il comitato della segreteria (coordinato da Pietro Folena), resse transitoriamente il partito.

All’indomani delle elezioni, dal 16 al 18 novembre, si tenne a Pesaro un congresso straordinario per eleggere il nuovo segretario politico. Si tratta di un’assise molto combattuta, con tre mozioni:

  • La prima (Per tornare a vincere) aveva come primo firmatario e candidato alla segreteria Giovanni Berlinguer ed era sostenuta tra gli altri anche da Sergio Cofferati, segretario generale della CGIL, Tom Benetollo, presidente dell’ARCI, Fabio Mussi, vicepresidente della Camera, Antonio Bassolino, presidente della Regione Campania, Achille Occhetto, ex segretario del PDS, e dagli ex ministri Giovanna Melandri e Cesare Salvi. Essa proponeva una svolta a sinistra del partito, per rendere la sinistra “più riconoscibile”, criticando un eccesso di moderazione nella linea politica degli ultimi anni, che avrebbe nuociuto all’intera coalizione. I giornalisti conieranno per questa mozione il nome di correntone, in quanto unione della sinistra di Fumagalli con quella di Salvi e gli ex veltroniani di Fabio Mussi, oltre a personalità eccellenti come Bruno Trentin, Sergio Cofferati e Bassolino.
  • La seconda candidava alla segreteria Piero Fassino: era sostenuta dall’ex segretario ed ex Presidente del Consiglio D’Alema, e, tra gli altri, dai capigruppo di Camera e Senato Luciano Violante e Gavino Angius, dagli ex ministri Vincenzo Visco, Franco Bassanini e Pier Luigi Bersani, da Giorgio Napolitano e dall’ultimo segretario del PSI e dei Laburisti Valdo Spini, oltre che dal 95% dei segretari uscenti delle federazioni provinciali. Propone una linea in sostanziale continuità con quella tenuta negli anni del governo, accentuando il riformismo e tentando di superare i limiti di un “riformismo dall’alto”.
  • La terza rappresentava l’ala liberal del partito e candidava Enrico Morando a segretario, proponendo un “nuovo rinnovamento” dei DS e l’apertura ad “altri riformismi” di matrice laica e cattolica.

Piero Fassino, con la maggioranza del 61,8%, venne eletto segretario, contro, il 34,1% raccolto dalla mozione Berlinguer; l’elevato consenso della minoranza denota la presenza di un’area consistente, nella base degli iscritti e degli elettori, che propone delle istanze diverse.

Intanto il governo Berlusconi svolgeva pienamente la sua azione. I DS, dall’opposizione, tentarono di ripristinare in breve tempo la credibilità del centrosinistra evidenziando i fallimenti della politica della Casa delle Libertà. Contemporaneamente, il partito lavora per la discesa in campo di una nuova leadership del centro-sinistra, incarico che venne affidato – quasi in maniera naturale – a Romano Prodi, nel frattempo presidente della Commissione europea.

Prodi, avendo già battuto Berlusconi alle elezioni politiche del 1996, venne individuato come l’uomo più adatto a ripetere l’impresa in futuro. Prodi però, inizialmente, si mostrò abbastanza freddo sull’ipotesi, visto anche che in molti ipotizzavano che si possa andare ad elezioni anticipate prima della scadenza del suo mandato alla Commissione Europea, che non voleva terminare in anticipo.

Il malcontento nella base intanto continuava a serpeggiare, ed esplose nel febbraio del 2002, quando, in una manifestazione organizzata dal centro-sinistra a Roma, in Piazza Navona, salì sul palco il regista Nanni Moretti e lanciò un’invettiva contro i leader della coalizione, accusandoli di troppa moderazione e timidezza nell’azione politica e nella campagna elettorale, di troppo “buonismo” nei confronti del centro-destra, e di non aver fatto abbastanza per presentare alle ultime elezioni una coalizione più larga, che comprendesse anche Rifondazione Comunista e Italia dei Valori. La piazza, piena di militanti ed elettori dei DS e del centro-sinistra, lo applaudì.

Fassino e i DS cercarono, sulla spinta di queste critiche e della recente sconfitta elettorale, di riavviare un dialogo con i “movimenti”: così facendo, si ricucì almeno in parte la divisione interna, dal momento che il “Correntone” aveva sempre chiesto di avvicinarsi di più ai movimenti. Dunque i DS scesero in piazza a fianco della CGIL quando il Governo Berlusconi mostrò di voler abolire l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, furono presenti a Genova nel luglio 2002 alla commemorazione dei fatti del G8, parteciparono alla manifestazione del Social Forum a Firenze nell’autunno dello stesso anno e fecero parte integrante del movimento pacifista che si oppone alla Guerra in Iraq, sulla quale portarono sulle proprie posizioni tutta la coalizione.

A maggio 2003 la frattura tra centro-sinistra e movimenti poté dirsi sostanzialmente ricomposta, con i DS che avevano avuto un ruolo-guida in questa operazione. Allo stesso, con le posizioni prese su guerra, lotte sindacali e Social forum, si ricucì anche la divisione interna, con la soddisfazione di molte richieste del Correntone. Nel frattempo, anche il dialogo con le forze che nel 2001 erano rimaste fuori dal centro-sinistra procedeva molto meglio, rendendo concreta la possibilità di andare uniti nelle future consultazioni elettorali.

Inoltre, anche i risultati elettorali sono confortanti: tra il 2002 e il 2003, il centro-sinistra in molte elezioni amministrative aveva fatto registrare delle vittorie a volte insperate, riuscendo a strappare al centro-destra anche alcuni Comuni e Province considerate sue roccaforti, e i DS registrano un’ampia crescita di voti. Il leader “ideale” veniva considerato sempre Romano Prodi e, in questo frangente, aumentano le richieste a lui rivolte di tornare in campo per guidare il centro-sinistra.

Prodi ruppe gli indugi nell’estate del 2003, quando, in vista delle elezioni europee del 2004, propone a tutti i partiti della coalizione di presentarsi sotto un unico simbolo, il simbolo dell’Ulivo tanto caro al Professore e che – sostiene – “per gli italiani significa buon governo e cambiamento”.

I DS si mostrano disponibili ad aderire all’appello, ma la coalizione si divide: oltre ai DS si associarono all’appello di Prodi la Margherita, lo SDI e il piccolo Movimento Repubblicani Europei, mentre non sono disponibili i Comunisti Italiani, i Verdi e l’UDEUR, oltre a Rifondazione Comunista che pure mostra un avvicinamento al centro-sinistra ormai acquisito. L’Italia dei Valori, invece, sarebbe disponibile, ma viene esclusa su esplicita richiesta dello SDI. I DS, dopo aver chiesto invano che questa lista comprendesse tutti, decidono di dare avvio al progetto della lista unica con tutte le forze disponibili.

Nasce così la lista di Uniti nell’Ulivo, che si presenta con l’obiettivo di “portare il riformismo in Europa”. Questo, però, riapre la frattura col Correntone, o con gran parte di esso, che vede la lista unitaria come qualcosa che divide la coalizione, rimpicciolisce l’Ulivo e sposta l’asse dei DS verso il centro. I movimenti, nonostante l’inclusione nella lista di alcuni personaggi indipendenti, provenienti dal mondo del giornalismo come Lilli Gruber e Michele Santoro, vedono la lista unitaria come un’operazione verticistica tesa ad escluderli, e sostengono, insieme con Achille Occhetto (che era uscito dai DS due anni prima), una lista che nasce attorno all’Italia dei Valori.

In politica estera scoppiano le polemiche maggiori: al voto sul rifinanziamento della missione in Iraq, Margherita e SDI chiedono che i partiti che compongono la lista unitaria tengano “una linea più riformista”, e così le tre forze dell’Ulivo si astengono ma, all’interno dei DS, il Correntone si dissocia e vota contro. Il mondo pacifista si ribella, e alla manifestazione del 20 marzo 2004, a un anno dall’inizio della guerra in Iraq, Fassino viene contestato. La federazione regionale dell’Emilia-Romagna, forte nel partito e a maggioranza fassiniana, chiede che i DS si schierino per il ritiro delle truppe. Alcuni storici esponenti del PCI prima e dei DS poi, guidati da Alberto Asor Rosa, escono dal partito per protesta. Dopo alcune incertezze e dopo l’emersione dello scandalo sulle torture compiute da alcuni militari ai danni dei civili iracheni, i DS sostengono la posizione del ritiro delle truppe e raggiungono l’accordo, su questa istanza, anche con gli alleati della lista unitaria.

Altri “cedimenti verso il centro” vengono denunciati dal Correntone su temi come scuola, lavoro e pensioni, ma la maggioranza le respinge, sostenendo di non aver abbassato la guardia.

Alla fine la lista Uniti nell’Ulivo alle europee ottiene il 31% dei consensi. Il risultato è giudicato soddisfacente da Fassino, che rivendica il fatto che la lista è stata la più votata dagli elettori, staccando di oltre 10 punti Forza Italia e ricevendo il voto di quasi un terzo dell’elettorato. Il Correntone replica evidenziando che DS, Margherita e SDI, nelle contemporanee elezioni amministrative in tutta Italia, avevano ottenuto, separatamente, più voti, il 34%, nonostante la concorrenza di molte liste civiche legate ai candidati a sindaco e a presidente. Gli europarlamentari eletti nella lista unitaria, inoltre, non trovano una loro collocazione unitaria nel Parlamento europeo. I DS, con 12 eurodeputati eletti, aderiscono al gruppo del Partito del Socialismo Europeo, assieme allo SDI ed agli indipendenti Gruber e Santoro. La Margherita fonda, insieme all’UDF francese, il Partito Democratico Europeo (PDE) e aderisce, insieme al MRE, al gruppo dell’ALDE.

Dopo le Europee, Prodi propone ai partiti che avevano partecipato alla lista unitaria di costituire una federazione con il nome dell’Ulivo. Margherita, SDI e MRE accettano subito, i DS, vista la contrarietà di parte del partito, rinviano la decisione al III Congresso del partito, che si svolge dal 3 al 5 febbraio 2005.

Il terzo Congresso si svolge a mozioni, nonostante alcuni settori del partito ne avessero chiesto uno a tesi, e ne vengono presentate quattro:

  • La prima, che ha come candidato e primo firmatario il segretario uscente Piero Fassino, è sostenuta da tutti gli esponenti DS che avevano sottoscritto la Mozione Fassino del 2001 più Antonio Bassolino, che lascia il Correntone, e tutta l’ala “Liberal”, compreso Enrico Morando. Propone di aderire alla Federazione dell’Ulivo ideata da Prodi e di attuare una linea politica riformista.
  • La seconda, che ha come primo firmatario Fabio Mussi, è sostenuta dalla grande maggioranza del Correntone (compreso Giovanni Berlinguer), si schiera contro la Federazione, propone che i DS si pongano come “perno” del nuovo centro-sinistra allargato, tra l’area centrista e la sinistra radicale, e chiede delle “svolte” a sinistra su specifici temi, come scuola, lavoro e politica estera.
  • La terza, che ha come candidato e primo firmatario Cesare Salvi, è sostenuta dall’area “Sinistra DS per il Socialismo”, staccatasi dal Correntone a fine 2003. Si oppone alla Federazione proposta da Prodi e ne propone un’altra, con Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi, e propone una linea politica simile a quella dell’ala sinistra del Partito Socialista Francese.
  • La quarta, che ha come prima firmataria la presidente della Sinistra Ecologista Fulvia Bandoli, proveniente dal Correntone e, sostenuta dalla gran parte degli aderenti alla stessa associazione, si pone come una mozione di marca ecologista, con l’obiettivo di portare questa cultura tra quelle riconosciute come fondative del partito. Sulla Federazione si pone in termini possibilisti, ma solo a precise condizioni, rifiutando ulteriori sviluppi come un futuro partito unico.

C’è infine un gruppo di illustri esponenti del Partito, come Sergio Cofferati e Giovanna Melandri, che, fedeli alla loro iniziale richiesta di un congresso a tesi, decidono di astenersi sulle mozioni.

La mozione Fassino è quella più votata, con una maggioranza ancora più larga del passato, ossia il 79,10% dei voti. Quella di Mussi ottiene il 14,56%, quella di Salvi il 3,98% e quella della Bandoli il 2,36%.

Vengono inoltre messi ai voti diversi importanti ordini del giorno: approvato quello della mozione Bandoli sull’ecologismo, hanno un buon risultato anche i tre presentati dalla mozione Mussi (unanimità per quello sulla Scuola, qualche modifica a quello sul Lavoro e ritirato solo per questioni contingenti – il rapimento della giornalista Giuliana Sgrena – quello sulla crisi irachena, sulla quale il Partito in ogni caso si schiera definitivamente per il ritiro delle truppe). Un quarto ordine del giorno presentato personalmente da Fabio Mussi, che chiede la presentazione del simbolo dei DS alle elezioni politiche del 2006, viene ritirato dietro garanzia che della questione “si discuterà serenamente ed approfonditamente”. Infine, viene approvato all’unanimità un ordine del giorno proposto da Valdo Spini, e sostenuto anche dal Correntone, che modifica il simbolo dei DS, inserendovi la denominazione di Partito del Socialismo Europeo per esteso.

La proposta di aderire alla Federazione viene infine approvata con il voto favorevole dei delegati della mozione Fassino e quello contrario delle altre tre mozioni. Viene così costituita la Federazione dell’Ulivo, alla quale vengono delegate competenze specifiche di alcuni settori, tra i quali la politica estera. All’interno di essa i DS contano 5 (compreso il segretario nazionale) dei 12 componenti della presidenza.

Questo provoca alcune fuoriuscite dal partito. Gruppi di iscritti, infatti, escono dai DS condannandone l’eccessivo spostamento verso il centro e aderiscono ad una associazione politica fondata da Achille Occhetto, il Cantiere, vicina ai partiti collocati più a sinistra nella coalizione. Altri esponenti, invece, preferiscono aderire a Rifondazione Comunista (come l’ex Segretario della FGCI Pietro Folena) o ai Comunisti Italiani.

Intanto la coalizione del centro-sinistra si allarga definitivamente, incorporando Italia dei Valori e Rifondazione Comunista, e acquisisce la nuova denominazione di L’Unione, dopo aver provvisoriamente adottato per circa un mese il nome di “Grande Alleanza Democratica” (Gad).

L’Ulivo subisce un primo stop al voto sul rifinanziamento della missione in Iraq (materia delegata all’Ulivo trattandosi di politica estera), sulla quale alla posizione dei DS, che sono per il No, si contrappone quella della maggioranza della Margherita, che preferirebbe un voto di astensione. Nel voto tra i parlamentari della Fed prevale la posizione dei DS, ma nella maggioranza della Margherita nascono tensioni.

Alle elezioni regionali del 2005 che interessano 14 delle 20 regioni italiane, i partiti dell’Ulivo, dopo alcune incertezze provenienti stavolta dalla Margherita, decidono di presentarsi sotto il simbolo di “Uniti nell’Ulivo” in nove regioni, tra cui tutte le cosiddette “regioni rosse”, mentre concorrono autonomamente nelle altre 5. L’Unione si aggiudica una netta vittoria in 12 regioni su 14: solo Lombardia e Veneto riconfermano le proprie giunte regionali di centro-destra, mentre il centro-sinistra riconquista, tra gli altri, il Piemonte, il Lazio e soprattutto Puglia, fino ad allora considerata una roccaforte della destra. L’Ulivo raccoglie il 34,2% (sulla base delle nove regioni nelle quali viene presentata la lista unitaria), mentre i DS sono al 17% (sulla base delle altre 5).

A maggio sulla coalizione cala il gelo dopo che la direzione nazionale della Margherita decide di non presentare la lista unitaria per le elezioni politiche del 2006. Questo spinge Romano Prodi a rilanciare la proposta delle elezioni primarie, da tenersi in autunno, per scegliere “ufficialmente” il leader dell’Unione e dare stabilità all’eventuale nuova azione di governo.

Intanto a giugno i DS sono impegnati nel sostenere il Sì nei 4 referendum sulla procreazione medicalmente assistita. Il referendum, però, fallisce: il quorum non viene raggiunto, visto che va al voto solo il 25,6% dei cittadini.

Le primarie dell’Unione si svolgono il 16 ottobre 2005, attirando circa 4.300.000 elettori di centro-sinistra. Sette i candidati: i DS, come gli altri partiti dell’Ulivo, sostengono Prodi che si impone con il 74,1% dei voti, ricevendo l’investitura di candidato premier della coalizione. La grande affluenza di cittadini alle elezioni primarie e l’ottima affermazione riscontrata da Prodi spingono la Margherita a riconsiderare il proprio no alla lista unitaria: il presidente del partito, Francesco Rutelli, propone all’assemblea nazionale del partito il progetto di creare una lista unitaria, per l’elezione della Camera dei deputati, che abbia come fine ultimo la creazione di un nuovo grande soggetto unitario: il “Partito Democratico”.

Quest’ultima proposta crea alcuni distinguo all’interno dei DS, che, però, accettano all’unanimità la lista unitaria per la Camera. Il progetto, invece, non rientra più tra gli obiettivi dei Socialisti Democratici Italiani, che abbandonano la Federazione dell’Ulivo (anche a seguito di incomprensioni con la Margherita, accusata di clericalismo) per costituire un soggetto alternativo di ispirazione più marcatamente laica, socialista, liberale e radicale, la Rosa nel Pugno.

A partire dall’inizio del 2006, a seguito della pubblicazione da parte de Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, di stralci di intercettazioni telefoniche tra Giovanni Consorte e il segretario dei DS Piero Fassino, alcuni esponenti del partito vengono accusati di aver mantenuto un atteggiamento scorretto essendosi dichiarati apertamente a favore, durante l’estate del 2005, di una scalata alla Banca Nazionale del Lavoro lanciata dalla compagnia Unipol, riconducibile al settore delle cosiddette “cooperative rosse”.

L’OPA di Unipol, infatti, si rivela nel frattempo parte di uno scandalo finanziario, ribattezzato con il nome di “Bancopoli”, che porta alle dimissioni del governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e che era nato a seguito dell’individuazione di presunte irregolarità di altre OPA nel settore bancario.

Le intercettazioni pubblicate risultano irrilevanti ai fini giudiziari, e non vengono neppure trascritte dalla magistratura. A seguito del clamore politico mediatico suscitato dalle stesse, Berlusconi rivela di essere a conoscenza di fatti riguardanti l’implicazione dei DS nella questione Unipol e si reca alla Procura di Roma per conferire con i pubblici ministeri. Berlusconi dichiara, in seguito, che le proprie dichiarazioni erano comunque attinenti a fatti non penalmente rilevanti.

Si svolgono le elezioni. Il centrosinistra vince per poche decine di migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL. Al Senato, si rivela determinante il voto della circoscrizione Estero, che consente all’Unione – pur avendo conseguito meno voti della CdL – di ottenere due seggi in più. I DS confermano sostanzialmente il risultato di cinque anni prima e si piazzano come il secondo partito italiano, alle spalle di Forza Italia. Il risultato, al Senato, è di quasi 6 milioni di voti, pari al 17,5% e 62 seggi. La lista unitaria dell’Ulivo, alla Camera, che ottiene il 31,2% dei consensi, dimostra di essere la forza politica che raccoglie la maggiore approvazione nel Paese.

I risultati elettorali e il fatto che il simbolo dell’Ulivo, alla Camera, abbia raccolto più voti della sommatoria DS-Margherita al Senato, pone come tema centrale la costituzione del grande partito unitario, il “Partito Democratico”, tant’è che a livello parlamentare viene già costituito un unico gruppo di deputati e senatori, il gruppo dell’Ulivo. Tale prospettiva politica e la stessa leadership del nuovo partito unitario, peraltro, costituiscono un argomento controverso negli ambienti dei due partiti fondatori, tanto più che il segretario Fassino comunica di voler rimanere fuori dalla nuova squadra di governo per dedicarsi all’attività del partito: lo stesso Fassino propone il metodo delle elezioni primarie per la scelta del futuro segretario del costituendo Partito democratico.

Intanto avviene un fatto storico per i DS: viene eletto come Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, storico esponente del partito e primo post-comunista a salire al Quirinale.

Il governo va incontro ad una crisi nel febbraio 2007, quando Prodi rassegna le dimissioni nelle mani del presidente Napolitano, dopo che al Senato era stata bocciata la relazione sulla politica estera (con particolare riferimento alla presenza italiana nelle forze NATO operanti in Afghanistan) presentata dal ministro D’Alema.

Tuttavia, dopo tre giorni e dopo le formali consultazioni politiche, il Capo dello Stato respinge le dimissioni del Governo e lo invita a presentarsi alle Camere che riconfermano la fiducia chiudendo la crisi.

Il tema centrale del IV Congresso dei DS, che si svolge dal 19 al 21 aprile 2007 a Firenze, è la costituzione del Partito Democratico. La maggioranza guidata da Fassino e sostenuta dai principali esponenti del partito e dalla larga maggioranza degli iscritti si presenta rivolta al superamento dei DS, con lo sguardo verso la costituzione di un più ampio partito di centrosinistra che semplifichi lo scenario politico italiano e si ponga come unione dei riformisti di matrice socialdemocratica e cattolica.

Al congresso si sono confrontate tre mozioni.

  • La prima – 193.784 voti, pari al 75,5% dei votanti – (www.mozionefassino.it) ricandida il segretario Fassino e si intitola Per il Partito Democratico. Sostiene che l’Italia si trovi ad una fase cruciale della sua storia e ritiene conclusa la fase di transizione che si è aperta dopo l’entrata in crisi dei partiti tradizionali della cosiddetta Prima Repubblica, ai quali si devono sostituire dei nuovi punti di riferimento. “Oggi il tempo è maturo, per dar vita insieme ad altre forze politiche e organizzazioni sociali e culturali, su un piano di pari dignità, a quel partito nuovo che il paese domanda. Solo in questo modo, la lunga transizione italiana che ha preso le mosse nell’89, potrà dirsi compiuta. Ci sono, dunque, ragioni forti e valori condivisi che ci spingono al progetto del Partito Democratico”. Tra i firmatari della mozione ci sono anche il vicepremier Massimo D’Alema, i ministri Pier Luigi Bersani, Vannino Chiti, Cesare Damiano, Giovanna Melandri, Luigi Nicolais, Barbara Pollastrini, Livia Turco e i Presidenti di Regione Antonio Bassolino, Mercedes Bresso, Vasco Errani, Claudio Burlando, Claudio Martini, Maria Rita Lorenzetti.
  • La seconda – 38.757 voti, pari al 15,1% – (www.mozionemussi.it) candida alla segreteria Fabio Mussi, ministro, e si intitola A Sinistra. Per il socialismo europeo. Considera la laicità il principio democratico fondamentale e non negoziabile, ed è contraria ad una possibile deriva moderata del partito e a qualsiasi allontanamento (anche solo formale) dal Partito del Socialismo Europeo, il legame col quale è anzi giudicato ancora troppo debole. Si propone la nascita di una grande forza socialista di sinistra piuttosto che di un progetto riformista-democratico di centrosinistra. Tra gli altri firmatari ci sono Cesare Salvi, Fulvia Bandoli, Valdo Spini, Paolo Nerozzi, Paolo Brutti, Olga D’Antona, Arturo Scotto.
  • La terza – 24.148 voti, pari al 9,4% – (www.socialistieuropei.it) ha come primi firmatari Gavino Angius e Mauro Zani e si intitola Per un partito nuovo. Democratico e Socialista. Non ha un candidato alternativo alla segreteria, vuole raddrizzare la linea della maggioranza spronandola ad inserire, nel nuovo partito in fase di costruzione, un richiamo forte al socialismo europeo e maggiore chiarezza circa la futura appartenenza del soggetto politico al PSE. Tra gli altri sostenitori ci sono Alberto Nigra, Massimo Brutti, Sergio Gentili, Franco Grillini.

I partecipanti ai congressi di sezione sono il 43,7% degli iscritti, cioè 256.461 iscritti su un totale di 615.414, di cui 3015 italiani all’estero.

Nella seconda giornata di congresso, Mussi nel suo intervento annuncia la non-adesione della sua mozione alla fase costituente del PD.

«Noi ci fermiamo qui. La nostra intenzione è di costituire un movimento politico autonomo, che si propone di aprire un processo politico nuovo, più a sinistra del Partito Democratico. Alleata del Partito Democratico. Si aprono due fasi costituenti. Sarebbe bello un doppio successo. Buona fortuna, compagni.»

(Fabio Mussi, 20 aprile 2007)

Dopo tre giorni dalla conclusione del congresso, Angius, a sua volta, in una lettera annuncia di non aderire al nuovo partito e di abbandonare gli organismi costituenti nei quali era stato nominato. La decisione di Angius è condivisa da Nigra e Grillini; rimangono invece nei DS Zani, Gentili, Brutti, che si riorganizzano – insieme ad altri esponenti – in una corrente denominata Democratici, Laici e Socialisti.

«I punti fermi della nostra proposta politica erano: appartenenza al PSE, laicità, garanzia di una fase costituente aperta e non chiusa ai soli DS e Margherita. Il dibattito congressuale ed il dispositivo inclusivo non hanno dato alcuna risposta politica concreta. (…) Di conseguenza non parteciperò al Comitato promotore per il PD votato dal nostro Congresso che avvia la nascita del nuovo partito. È una decisione per me sofferta e difficile. Ma coerente con ciò che penso e sento. Non penso che tutti i riformisti italiani stiano nel PD.»

(Gavino Angius)

Il 5 maggio 2007 gli aderenti alla mozione-Mussi e parte del gruppo appartenente alla mozione-Angius che ha deciso di uscire dal partito fondano il nuovo movimento Sinistra Democratica, con l’obiettivo di dar vita ad una più grande forza che possa unire le forze che si collocano a sinistra del PD.

Nell’estate 2007 i DS danno vita alla fase costituente del Partito Democratico, insieme alla Margherita, alle altre formazioni minori e ad esponenti che decidono di aderire al nuovo partito di centrosinistra a titolo individuale. Vengono predisposte le regole per l’elezione dell’Assemblea Costituente del PD attraverso il metodo delle primarie, già sperimentato in passato per l’individuazione della leadership dell’Unione.

La data delle elezioni primarie è fissata al 14 ottobre 2007, data di nascita ufficiale del nuovo partito. A tale scopo viene costituito un “Comitato 14 ottobre”, composto da 45 rappresentanti politici e della società civile: tra di essi, 15 sono i componenti provenienti dai DS (Antonio Bassolino, Pier Luigi Bersani, Sergio Cofferati, Massimo D’Alema, Leonardo Domenici, Vasco Errani, Piero Fassino, Anna Finocchiaro, Vittoria Franco, Donata Gottardi, Maurizio Migliavacca, Enrico Morando, Barbara Pollastrini, Marina Sereni, Walter Veltroni).

A seguito di una serie di confronti tra le anime del nascente PD, viene individuato in Walter Veltroni, sindaco in carica di Roma e dirigente di primo piano dei DS, il candidato designato alla guida del nuovo partito, sostenuto dalla larga parte della Quercia e da ampi settori della Margherita, affiancato, in ticket, da Dario Franceschini, già presidente dei deputati dell’Ulivo. Veltroni presenta la sua candidatura il 27 giugno 2007 in un discorso al Lingotto di Torino, sottolineando i quattro temi chiave del nuovo partito: ambiente, patto generazionale, formazione, sicurezza.

Anche il ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, è tra i papabili candidati alle primarie, ma, pochi giorni più tardi, annuncia che non scenderà in campo personalmente e che sosterrà la candidatura di Veltroni pur presentando un proprio manifesto di “idee per il partito nuovo”. Accanto a Veltroni esprime la volontà di candidarsi alle primarie anche il senatore diessino Furio Colombo, già direttore de L’Unità, contro il berlusconismo. La candidatura di Colombo, non supportata dalle sottoscrizioni in forma originale, viene sospesa, poi ritirata.

Il confronto a cinque durante le primarie viene vinto da Walter Veltroni che, con il 75,81% delle preferenze su una partecipazione totale di 3.517.370 elettori, viene eletto segretario del Partito Democratico.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.