Governo

L’Udeur passa all’opposizione

L'Udeur passa all'opposizione

Romano Prodi e Clemente Mastella

L’Udeur passa all’opposizione. Il leader del partito Clemente Mastella giustifica la decisione con la mancata solidarietà politica del governo verso di lui e verso l’Udeur stesso.

«Lasciamo la maggioranza, è finita un’ esperienza. Si vada alle elezioni». Alle sei e trentacinque di ieri sera Mastella stacca la spina alla coalizione, scrive una lettera a Prodi e annuncia che «se ci sarà da votare sulla fiducia, voteremo contro. Io non tratto e non negozio. Dico basta e mi riprendo la mia autonomia di uomo, di politico, di cittadino». Il governo perde un pezzo, piccolo ma determinante al Senato, e si avvia verso la crisi. Prodi non è ancora andato al Quirinale, anche se naturalmente ieri ha avuto un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica a cui ha comunicato la decisione di Mastella di lasciare la maggioranza.

Oggi, dopo aver parlato alla Camera per «rendere comunicazioni sulla situazione politica generale» e aver verificato nel dibattito la tenuta della sua maggioranza a Montecitorio, deciderà se chiedere un voto di fiducia e se salire al Colle. Due lunghe riunioni ieri sera a Palazzo Chigi – la prima del Pd, la seconda allargata a tutta l’ Unione con l’ esclusione dell’ Udeur che non ha partecipato – sono servite per stabilire la strategia per superare il momento più difficile per il governo di centrosinistra: la crisi deve essere portata in Parlamento. Berlusconi, che vede a portata di mano l’ obiettivo delle elezioni anticipate inseguito da un anno e mezzo, chiede immediatamente «che Prodi si dimetta e la parola torni agli elettori». L’ emergenza è stata sin dall’ inizio una costante della vita del governo Prodi con la crisi sempre in agguato. L’ inchiesta sull’ Udeur in Campania, le dimissioni del ministro della Giustizia, l’ emergenza rifiuti in Campania, la mozione di sfiducia al ministro dell’ Ambiente, gli scontri sulla riforma elettorale, il no al Papa alla Sapienza e, infine, il durissimo attacco dei vescovi sull’ »Italia a pezzi», hanno messo in moto un ingranaggio che ha portato la maggioranza al collasso. Mastella non ha voluto aspettare il dibattito in Parlamento sul suo caso e la decisione di lasciare la maggioranza ha fatto precipitare tutto. Il premier negli ultimi giorni aveva lavorato per riportare la calma nella maggioranza perché Palazzo Chigi temeva il terremoto anche se non se lo aspettava con questa rapidità. Infatti, spiegano a sera i collaboratori del premier, «avevamo capito che ci sarebbe stata una mossa a sorpresa perché per due giorni Mastella non si è fatto trovare da Prodi.

Potevamo immaginare qualcosa del genere – aggiunge Palazzo Chigi mettendo a nudo tutta l’ irritazione – ma non certo di leggerlo prima sulle agenzie. La lettera infatti è arrivata dopo». Prodi potrebbe cercare di resistere, forte dei numeri di cui dispone alla Camera anche senza il partito di Mastella. Ma politicamente la maggioranza è in pezzi. Al Senato i numeri – che già erano scarsissimi – non ci sono più. «Prodi sbaglia a non salire al Quirinale. La situazione non regge più. Serve un atto di purificazione: si voti», esclama Mastella in tv. E Dini chiede un governo di transizione per le riforme e le emergenze. Con la decisione di parlare alla Camera e solo dopo, eventualmente, andare al Quirinale, Prodi intende portare la crisi in Parlamento. Mastella ha precisato che se ci sarà da votare una fiducia al premier voterà contro, ma oggi si dovrebbe votare anche la relazione dell’ ex ministro sulla stato della Giustizia e diversi esponenti del centrosinistra fanno notare che i parlamentari dell’ Udeur non dovrebbero votare contro un documento preparato dal loro leader quando era ministro. E’ su questo sottilissimo crinale che si giocano le decisioni del premier che prima di arrivare alla conta finale vuole esplorare tutti i sentieri che gli rimangono ancora aperti.

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