Mastella si dimette

Mastella si dimette

Mastella si dimette
Clemente Mastella

Un «tiro al bersaglio», una «ostinata caccia all’uomo», ad opera di «frange estremiste» che si annidano nelle toghe. È durissima la denuncia che Clemente Mastella fa alla Camera, annunciando le sue dimissioni in seguito agli arresti domiciliari della moglie, Sandra «presa in ostaggio». Un momento di grande tensione in una giornata che riserva altri clamorosi colpi di scena, tra cui l’iscrizione nel registro degli indagati dello stesso ministro accusato di sette reati. Ma a Mastella va la piena solidarietà di Prodi che dopo un breve incontro a Palazzo Chigi gli rinnova la fiducia respingendo le dimissioni del ministro. «Ringrazio Prodi ma in questo momento è più importante stare accanto a mia moglie» si limita a dire Mastella partendo per Ceppaloni. In serata Palazzo Chigi fa sapere che quando Mastella comunicherà le decisioni prese «alla fine di questa breve riflessione», allora «queste verranno valutate politicamente».

Alla Camera il leader dell’Udeur sferza un affondo pesantissimo contro la magistratura. «Mi ero illuso – attacca – di poter recuperare il rapporto fra politica e magistratura» sostenuto «dalla mia coscienza ispirata dalla fede» sul valore del dialogo. «Nonostante abbia lavorato giorno e notte per dimostrare la mia credibilità e la mia buona fede di interlocutore affidabile per il mondo della giustizia, oggi mi accorgo che sono stato invece percepito da alcune frange oltranziste come un avversario da contrastare, se non addirittura un nemico da abbattere» spiega Mastella. «Durante lo scontro sotterraneo e violentissimo tra i poteri in questi mesi ho avuto il triplo di avvisi di garanzia rispetto a quelli avuti nella mia una carriera trentennale», ma «sono andato avanti», «ho combattuto la mia battaglia finché si combatteva ad armi pari, e non arrivavano colpi bassi e imprevisti, perché dalla tua condotta politica nulla lasciava presagire un concertato volume di fuoco per distruggere la tua persona, la tua dignità, i tuoi valori».

È un Mastella profondamente amareggiato, deluso e livido di rabbia quello che interviene in Aula. Messa da parte la relazione sullo stato della giustizia in programma, il Guardasigilli spiega che si dimette «per senso dello Stato», perché «sono un ministro della Giustizia che non riesce a difendere la moglie da un provvedimento ingiusto». «Mi dimetto perché tra l’amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo» spiega Mastella destando un lungo applauso bipartisan.

Mastella sottolinea che lascia via Arenula «per essere più libero umanamente e politicamente», sapendo che «un’ingiustizia enorme è la fonte inquinata di un provvedimento perseguito con ostinazione da un procuratore che l’ordinamento manda a casa per limiti di mandato e di questo mi addebita la colpa. Colpa che invece – incalza Mastella – non ravvisa nell’esercizio domestico delle sue funzioni per altre vicende che lambiscono suoi stretti parenti e delle quali è bene che il Csm si occupi».

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