Economia

Legge Finanziaria, Senato approva 3 fiducie

Romano Prodi si è dimesso

Romano Prodi

Il governo pone tre questioni di fiducia sugli altrettanti articoli della Legge Finanziaria. Il Senato approva due delle tre questioni di fiducia poste dal governo. La prima è approvata con 163 sì e 157 no, la seconda con 163 sì e 156 no.

Grazie a loro – a Rita Levi Montalcini che arriva puntualissima, a Carlo Azeglio Ciampi, Giulio Andreotti, Emilio Colombo e a Francesco Cossiga – il governo incassa la fiducia sui primi due articoli della Finanziaria. Sono i senatori a vita a fare la differenza: tra l’ Unione e il centrodestra finirebbe altrimenti pari e invece, i primi due scogli della manovra sono superati con 163 sì e 157 no (dell’ opposizione e dell’ ex di Rifondazione, Franco Turigliatto) e con 163 voti a favore e 156 contrari (uno in meno, perché il centrista Mario Baccini non fa a tempo ad arrivare in aula). Ma l’ atmosfera a Palazzo Madama è di crisi politica annunciata. Domenico Finichella, approdato nella Margherita in questa legislatura dopo avere lasciato An, scandisce il suo addio «non recuperabile» al centrosinistra: «Il mio legame politico con il governo è finito». Voterà la fiducia in tre round sulla Finanziaria e anche quella sul Welfare «per evitare l’ esercizio provvisorio» ma di questo governo ne pensa malissimo: è «insipiente, fa scelte improvvide, errori nella produzione legislativa, non è in grado di guidare una nazione complessa come l’ Italia che sta arretrando sotto la Grecia».

A gennaio lui è fuori dall’ Unione. Cosa accadrà dopo? «Il centrodestra non è all’ altezza di una proposta politica, deciderà Napolitano…». In uscita libera sono anche Lamberto Dini, Natale D’ Amico e Giuseppe Scalera . Per Willer Bordon e Roberto Manzione «c’ è poco da girarci attorno, la maggioranza è finita». Pure i tre socialisti capitanati da Gavino Angius affermano che è l’ ultimo atto di obbedienza e da gennaio si terranno «le mani libere». A gettare benzina sul fuoco è il ministro della Giustizia. Clemente Mastella si aggira tra i capannelli di senatori, ascolta i colleghi in fuga, annusa l’ aria che tira e trae le conclusioni: «In questa situazione meglio andare al voto, è meno ipocrita. Anche la verifica prevista da Prodi a gennaio è inutile, se ti devi presentare così sfilacciato. Senza soldati il vertice non serve». Non è neppure più una questione politica, spiega, «qua ognuno è preso dalle angosce personali, se gli altri ti hanno già dato lo sfratto che bisogno c’ è di una verifica?». Alla capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro tocca il compito di riconoscere che le cose vanno male («Ci sono problemi e ne discuteremo, è chiaro che c’ è un dissenso, se no Prodi non avrebbe convocato la verifica per il 10 gennaio») e al tempo stesso, tenere la barra dritta fino all’ ultima fiducia dell’ anno. La trentunesima. E anche lei, con il presidente Napolitano, pensa che siano troppe: «Non sono abituata a nascondere le difficoltà, però dico che questa Finanziaria comunque verrà approvata ed è una buona notizia per il paese». I contenuti della manovra 2008, dei due maxi emendamenti su cui è stata votata ieri la fiducia (dalla sconto Ici sulla prima casa al calmiere per la benzina, dal taglio dei costi della politica alla class action) sono oscurati dalle tensioni nella stessa maggioranza. L’ opposizione poi, è sulle barricate. La giornata di ieri è iniziata con un duro j’ accuse dei capigruppo del centrodestra: in una lettera al presidente della Repubblica denunciano la gravità del voto di fiducia messo da Prodi sul Welfare senza che i senatori ne abbiamo mai discusso: «Il Senato è senza ruolo, il comportamento del governo è grave». Nell’ Unione c’ è chi prova ad alleggerire l’ atmosfera con qualche battuta. Giovanni Legnini, il relatore della Finanziaria scherza: «Questo sarà il primo governo che si avvia a cadere incassando la fiducia». Non c’ è però voglia di ironia. Dini afferma che questo governo è dannoso se continua su questa china. Manuela Palermi, a nome di tutta la Sinistra, conferma la fiducia al governo che «non ha alternative» però denuncia «l’ insufficienza di una politica da cui l’ elettorato si aspettava cambiamenti radicali». Stamani la fiducia alla Finanziaria e forse stasera quella sul Welfare. Cossiga assicura il suo sì; Andreotti pure: «Comprendo chi governa e a questo non vedo alternative, le crisi non si fanno al buio».

2 risposte »

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.