Centrosinistra

Governo Prodi II: diciannovesimo mese

Governo Prodi II: diciannovesimo mese

Alfonso Pecoraro Scanio, Fabio Mussi e Franco Giordano

Situazione di crisi tra Rifondazione comunista, Verdi e Sinistra democratica e il Pdci. La riunione convocata questo pomeriggio in vista degli stati generali della sinistra dell’8 e 9 dicembre si e’ interrotta dopo un duro scambio di opinioni che ha visto da un lato Giordano, Pecoraro Scanio e Mussi e dall’altro Oliviero Diliberto, i cui parlamentari avevano deciso di non partecipare alla votazione finale del provvedimento sul welfare come forma di protesta per la decisione del governo di porre la fiducia. La ‘Cosa rossa’ finalmente ha un nome ed un simbolo. Anzi, come precisano i protagonisti, ‘un tratto grafico’ comune. In una riunione mattutina Franco Giordano, Alfonso Pecoraro Scanio, Oliviero Diliberto e Fabio Mussi sciolgono ogni riserva: a identificare il nuovo soggetto politico sarà un logo con la scritta ‘la Sinistra l’Arcobalenò. Due parole accompagnate dallo schizzo colorato di un arcobaleno. Il cosiddetto ‘tratto grafico’ sarà presentato ufficialmente in occasione degli stati generali della sinistra in programma l’8 e il 9 dicembre a Roma. Un’assemblea che avrà come ospite d’onore il presidente della Camera Fausto Bertinotti, padre nobile dell’unità della sinistra. Il più soddisfatto per la scelta, in particolare per la presenza dell’arcobaleno, è il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Per i Verdi infatti è una doppia vittoria: non solo la scritta “L’Arcobaleno”, ma anche un disegno che ne ricorda i colori. Il padre nobile della sinistra non c’ è. Al battesimo della Cosa rossa Pietro Ingrao non si è visto, ha fatto anzi sapere che la federazione gli pare un meccanismo tartaruga ma in questa seconda e ultima giornata degli stati generali manderà un saluto alla convention per ricucire lo strappo (accompagnato da un’ intervista a Liberazione). Militanti delusi per l’ assenza ma tutti molto soddisfatti per la fiumana rossoverde accorsa al varo, e oggi arriva il padre «vero» del nuovo partito, l’ uomo che forse più di tutti ha voluto la nascita di questa «Sinistra-Arcobaleno», Fausto Bertinotti. Non salirà sul palco, consegna del silenzio dopo le polemiche di fuoco, ma il messaggio il presidente della Camera l’ ha già consegnato ai suoi nel seminario a porte chiuse della rivista «Aternative per il socialismo», il giorno prima della grande kermesse in corso alla Fiera di Roma. Questo qui: «Con la nascita del nuovo soggetto, la sinistra si riprende in pieno tutta la propria autonomia». Parlando in un lungo discorso molto di un recupero della centralità operaia, a partire dalla tragedia alle acciaierie di Torino, e poco del ruolo e del destino del governo.

In un’intervista il presidente della Camera Fausto Bertinotti dichiara: “questo governo ha fallito”. Dopo lo strappo sul protocollo Welfare, questo segna un’ulteriore presa di distanza dalla maggioranza da parte del Prc. Il peso di queste dichiarazioni però diminuisce tre giorni dopo, quando lo stesso Bertinotti fa retromarcia, dichiarando “questo Governo nasce per durare 5 anni”. «Quella di Bertinotti? Si può definire un’ intervista… «. Palazzo Chigi cerca di minimizzare con una battuta la sentenza di Bertinotti sul «fallimento del centrosinistra». Ma anche se la parola d’ ordine è sdrammatizzare, l’ allarme è scattato. Fa male il duro verdetto sul «governo che sopravvive», paragonato a Cardarelli «più grande poeta morente», secondo la caustica ironia di Flaiano. Pesa l’ annuncio di un possibile cambio di strategia che potrebbe portare Rifondazione comunista all’ opposizione. E non basta che Bertinotti abbia precisato che «Prodi non è un poeta… « e che i giudizi un po’ forti sul governo siano fatti da «un uomo forte e ironico» quale Bertinotti definisce se stesso. I giudizi restano e Palazzo Chigi promette: «A gennaio si farà il punto completo dell’ azione di governo». Mentre cerca di garantire alla sinistra radicale – di cui Bertinotti è la voce più autorevole – che le sue richieste di maggiore incisività sono condivise dall’ esecutivo. «Non ci sono dubbi – dice infatti Palazzo Chigi – che il governo lavora nella direzione giusta, ma c’ è il bisogno di accelerare questo cammino. A gennaio faremo questo punto».

Paola Binetti. Teodem. Espressione dell’Opus Dei nel parlamento italiano. Alla testa di una corrente della Margherita, che vale 1%. Eppure ha quattro senatori. Eppure è abbastanza forte da fare cadere il governo. Ieri sera la nostra vota contro il decreto sulla sicurezza in Senato, che passa per un soffio. Perché non ha votato? Ovviamente perchè all’interno c’era una norma contro le discriminazioni verso gli omosessuali, e a lei non va bene. Anzi, non va bene all’opus dei. Eppure questa mattina contro di lei, che ha rischiato di far cadere il governo Prodi, non c’è nessun provvedimento interno al Partito Democratico. Solo Franco Monaco e Paola Concia hanno osato dichiarare che questo è ingiusto.

Il governo pone 3 questioni di fiducia su altrettanti maxi-emendamenti alla Legge Finanziaria. La Camera approva tutte e tre le questioni di fiducia poste dal governo. La prima è approvata con 324 sì e 204 no, la seconda con 326 e 73 no, la terza con 322 sì e 99 no. Cresce il peso della Finanziaria 2008: nata per un intervento lordo di 10,7 miliardi, è arrivata al Senato a 12,9 miliardi e ora arriva intorno ai 16,3 miliardi. Il sottosegretario all’ Economia, Nicola Sartor ha spiegato che le nuove spese inserite alla Camera sono state pari a 2,3 miliardi: queste sono state regolarmente coperte con 1,9 miliardi, reperiti con risparmi all’ interno del bilancio pubblico, e con 400 milioni di nuove entrate (con l’ aumento delle tasse sulle sigarette e con misure di contrasto all’ evasione). La Camera approva (con 296 sì, 92 no e 1 astenuto) la Legge Finanziaria 2008. Viene inoltre approvata la Legge di Bilancio. «E’ andata bene, si va avanti». La Finanziaria 2008 ottiene il penultimo via libera dall’ assemblea di Montecitorio – che ha approvato ieri sera l’ intero provvedimento con 296 voti a favore e 92 contrari – e il premier commenta soddisfatto. Ora la manovra torna nuovamente al Senato dove sarà approvata in settimana senza ulteriori variazioni. Dal taglio all’ Ici, all’ arrivo della class action, dall’ intervento sui costi della politica alla abolizione dei ticket sulla diagnostica, sono molte le novità che si profilano per il prossimo anno.

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