Economia

Senato approva Legge Finanziaria 2008

Senato approva Legge Finanziaria 2008

Tommaso Padoa Schioppa e Romano Prodi

Il Senato approva (con 161 sì e 157 no), la Legge Finanziaria 2008, ma durante le dichiarazioni di voto Lamberto Dini annuncia a nome suo e dei senatori liberaldemocratici la necessità di superare la presente fase politica. Viene inoltre approvata (con 162 sì e 154 no) la Legge di Bilancio.

Il governo tiene. Prodi esulta: “Ho la maggioranza parlamentare e politica, senza bisogno di mettere la fiducia”. Dopo nove giorni di tensione con rissa finale nell’ aula di Palazzo Madama, con 715 votazioni sui 97 articoli e relativi emendamenti, la Finanziaria da 11,7 miliardi di euro è stata approvata con 161 voti a favore e 157 contrari. Prodi ha vinto e scambia un lungo abbraccio liberatorio con il ministro dell’ economia Padoa- Schioppa, Berlusconi ha perso perché ha scommesso fino all’ ultimo sulla caduta del governo e da stamani deve affrontare il terremoto nella Casa delle libertà. Quattro senatori a vita – Levi Montalcini, Ciampi, Scalfaro e Colombo – hanno votato con la maggioranza. Cossiga invece ha votato contro, dopo un intervento che per un quarto d’ora ha catturato la scena.

“Questa Finanziaria approvata senza ricorso alla fiducia – ha commentato nella sua dichiarazione di voto la capogruppo dell’ Ulivo Anna Finocchiaro – ha una importanza che va oltre la manovra economica in sé, perché apre una stagione nuova per l’ Italia e per la politica”. Mentre della “disastrosa” strategia del centrodestra imposta da Berlusconi resta “una ridda di indiscrezioni, pettegolezzi, retroscena. Espliciti anche sui tentativi di corruzione politica di nostri senatori”. Questa frase ha scatenato l’ ira del centrodestra. Buttiglione chiede un giurì d’ onore e Berlusconi si scaglia contro “le ignobili e intollerabili calunnie espressione di una mentalità stalinista che incita ancora una volta all’ odio nei confronti del nemico politico”. Sul successo del governo e della maggioranza fino all’ ultimo ha pesato l’ incognita di Dini: non tanto per il sì alla Finanziaria, che era ormai sicuro, quanto per la dichiarazione di voto del senatore liberaldemocratico che potrebbe aprire una crisi politica nella maggioranza. “L’ etica dei principi – ha detto Dini nella sua dichiarazione di voto, l’ ultima prima dello scrutinio – ci farebbe propendere per un giudizio negativo. Sappiamo però che è importante farsi guidare anche dall’ etica della responsabilità, che ci induce a votare a favore di questa Finanziaria. Non ci appartiene – ha spiegato riferendosi implicitamente al tentativo di spallata di Berlusconi che in caso di successo avrebbe portato all’ esercizio provvisorio – la cultura del “tanto peggio, tanto meglio” “. Ma se il giudizio sulla Finanziaria è critico, quello sull’ attuale maggioranza lo è altrettanto. “Proseguiremo con determinazione nella nostra iniziativa politica liberaldemocratica. – ha annunciato Dini – Con l’ obiettivo di superare rapidamente l’ attuale quadro politico, poichè il governo che ne è espressione non appare adatto a realizzare le politiche necessarie per invertire la tendenza al declino economico e civile del paese”. Dini conferma anche dopo il voto di avere “le mani libere”.

Adesso “ci auguriamo che la Camera sia capace di migliorare la Finanziaria, ma se l’ abbiamo votata qui la voteremo anche una seconda volta”. Poi però lancia un avvertimento che potrebbe riportare la tensione nella maggioranza in vista della prossima battaglia al Senato: “Se il protocollo sul welfare andasse oltre quanto concordato con le parti sociali il nostro sarà un voto negativo “. E anche il senatore Bordon, che insieme ai diniani e al senatore Manzione dovrebbe dare vita a un gruppo liberaldemocratico ha dato un giudizio critico sulla Finanziaria che stava per votare, affermando che “non esiste più una maggioranza politica”. Esiste per Bordon una maggioranza “aritmetica ” ma “con franchezza diciamo al presidente del Consiglio che non avrebbe più senso continuare se non si riesce ad affrontare e a colmare le distanze che in una coalizione come la nostra sono diventate su alcuni terreni al momento apparentemente incolmabili “. Berlusconi si aggrappa alle dichiarazioni di voto di Dini e Bordon per cercare di ribaltare la sconfitta politica: “L’ attesa e prevista implosione del centrosinistra – commenta il leader di Forza Italia – si è verificata: le dichiarazioni del presidente Dini e del senatore Bordon hanno sancito la fine di questa maggioranza e di questo governo”.

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