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Luttazzi col Decameron, pernacchia all’editto bulgaro

Luttazzi col Decameron, pernacchia all'editto bulgaro

Luttazzi col Decameron, pernacchia all’editto bulgaro

E’ tornato in tv dopo cinque anni di assenza e ne aveva di cose da raccontare: Daniele Luttazzi non ha risparmiato nessuno nella prima puntata di Decameron, il nuovo programma del sabato notte di La7.
Si parte con la celeberrima frase di Berlusconi “SantoroBiagie… come si chiama quello lì… Luttazzi… hanno fatto un uso criminoso della tv…”, a cui segue una pernacchia. Quindi il conduttore, in uno studio privo di pubblico (tutte le risate sono finte e questo alla lunga infastidisce) concentra nel primo monologo gli attacchi più pesanti, dopo aver detto “E’ passato un minuto e, chi l’avrebbe mai detto, siamo ancora in onda. Del resto, perché Bin Laden può andare in video e io no?”. Si parte dalle critiche all’attuale Governo: “Non hanno cancellato la legge 30 e non legge Biagi – che invece prevedeva ammortizzatori ed incentivi sociali – con cui sono stati creati 4 milioni di precari con questa balla della flessibilità”, “Sono rimaste le leggi ad personam di Berlusconi, come quella sul conflitto d’interessi”, “In Commissione Antimafia ci sono Cirino Pomicino e Vito, indagati per corruzione”, “Con Mastella ministro della Giustizia l’indulto è stato esteso alla corruzione e ai grandi reati finanziari (lo chiamerei lodo PrevitiConsorte) e c’è il divieto di pubblicare intercettazioni riguardanti politici (così è facile, eh)”, “Niente commissione d’inchiesta sul G8, niente cancellazione della legge BossiFini (i cpt, disumani, vanno chiusi)”, “Una parte del decreto sicurezza aumenta le pene quando l’80% dei reati resta impunito: si vuole ricalcare l’onda di razzismo della destra ma sono i media ad alimentare il panico verso gli stranieri”, “Non mi è piaciuto l’allargamento della base Usa di Vicenza, che consentirà a Bush di attaccare nuovi Paesi, o il rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan, visto che nella vicenda non c’entra più l’Onu ma la Nato”.
Non mancano i riferimenti al precedente Governo: “Dopo i 5 anni di finanza creativa di Tremonti il debito pubblico era alle stelle e il Paese in ginocchio. Inevitabile la Finanziaria rigorosa di Padoa Schioppa: mica poteva mettere l’Italia su e-bay”. Dopo una non felicissima espressione “E adesso andate a pisciare… ci vediamo tra un po’”, la gag con il presidente della Rai, Petruccioli, interpretato da un bambino con una finta barba che dice: “Il palinsesto? Lo conosco fino alle 9.30, poi devo andare a dormire”.


 Nella rubrica “dialoghi platonici” Luttazzi se la prende con la Chiesa, partendo da quei cardinali americani che hanno molestato dei bambini: “Il Papa ha perdonato i bimbi molestati”, “Il sacerdozio è l’alibi perfetto per un pedofilo”. Quindi vengono mostrate bombe, morti, persone che piangono i propri cari in Afghanistan: “Questa è una missione di pace. Messaggio del Comitato per il Partito Democratico”. Si va avanti con donne che si masturbano “guardando al pomeriggio Michele Cucuzza” o che si chiedono se la dieta associata includa anche lo sperma; con interviste a serial killer che ammazzano i giornalisti; con un’agenzia funebre che, incaricata di imbalsamare il papà di Luttazzi, gli toglie prima le mutande, in quanto firmate Dolce & Gabbana.
Non mancano battute al fulmicotone tipo “Se non ci fosse stato il nazismo che fine avrebbe fatto History Channel?”, “Ad Hollywood gireranno un film sulla guerra in Iraq: Bush non vede l’ora di sapere come va a finire”, “Tossicodipendenti accusati di fare ciclismo”, “Prodi torna sano e salvo da Bergamo”, “Veltroni paragona l’Iraq a Rosy Bindi“, “Dentro siamo tutti rosa”.
Ma c’è tempo anche per una rivalsa personale: “Ricordo a tutti che ho vinto la causa contro Berlusconi, visto che la notizia è stata relegata nei giornali vicino ai necrologi. Lui, Mediaset, Fininvest e Forza Italia volevano 41 miliardi ma le mie domande a Marco Travaglio sono state ritenute continenti e le risposte aderenti alla realtà. Ma non è che la Rai ritrasmette oggi quell’intervista, attualissima… Ha vinto il diritto sancito dalla Costituzione di informare ed essere informati. Un politico può dire ad un comico ‘Non mi piaci’ ma non ‘Non mi piaci, non vai più in onda’: questo è maccartismo vergognoso”.
Questo ed altro in oltre un’ora di programma, interrotto due volte dalla pubblicità, per il quale ci vuole molta attenzione a stare dietro al fiume in piena di riflessioni di Luttazzi. La mancanza di ospiti e l’eccessiva lunghezza di alcuni sketch rendono a tratti lo show poco dinamico ma il conduttore potrebbe obiettare “Non importa il contenitore, ma il contenuto. Ciò che conta è quello che dico”. E finalmente a La7 può farlo.

Daniele Luttazzi è tornato in tv dopo ben cinque anni di assenza. In seguito all’ormai noto ‘editto bulgaro’ l’ex premier Silvio Berlusconi fece sparire dal video Luttazzi ma anche Enzo Biagi e Michele Santoro. Sabato è andata in onda, su La7, la prima puntata di ‘Decameron’ il programma che ha sancito il ritorno in tv del comico. E Luttazzi riparte proprio da quel famoso ‘editto bulgaro’: il programma del comico è cominciato con le immagini dell’aprile 2002. A chiudere quelle immagini c’è stata una sonora pernacchia.

Poi l’inizio vero e proprio del programma con la sigla. Subito dopo Luttazzi ha sfoderato la sua tagliente comicità esordendo così: “pensate è già passato un minuto e siamo ancora in onda. Chi l’avrebbe detto? In questi anni mi sono chiesto perchè sia rimasto lontano dalla tv. Poi l’ho scoperto: la colpa era del mio agente, Bin Laden”. Il comico non sembra mostrare una grande nostalgia per la Rai: “l’unica cosa che mi manca sono i grattini di Lilli Gruber sulla schiena”.

Poi come era prevedibile Luttazzi è passato alla satira politica: “mi chiedono perchè ho votato centrosinistra: perché avevo ben presente la squallida alternativa”. Il comico fa poi la lista delle cose che non ha gradito del governo Prodi: “innanzitutto non ha cancellato la legge 30, che ha generato il fenomeno enorme della precarietà… Non è democrazia se non te la puoi permettere. Ragazzi, datevi da fare, perché con la balla della flessibilità ve lo stanno mettendo nel c…”. E poi Luttazzi rimprovera al governo “di non aver cancellato tutte le leggi vergogna di Berlusconi. Ora vogliono ripristinare il reato di falso in bilancio, ma è come dire: ‘Berlusconi è uscito dal recinto, chiudi pure'”. Non poteva mancare la battuta sul ministro della Giustizia, Clemente Mastella,: “se lo avessero detto prima delle elezioni che lo avrebbero fatto Guardasigilli, vinceva Berlusconi” ha ironizzato Luttazzi.

In questi giorni si è parlato molto di sicurezza e anche il comico interviene sul tema. Riferendosi all’omicidio di Giovanna Reggiani, avvenuto a Roma, Luttazzi dice che si è trattato di “una tragedia insensata e straziante. Ai familiari va il nostro cordoglio e il ringraziamento per aver dato un grande esempio di civiltà”. Luttazzi non accetta però il clima di sospetto che si è diffuso verso gli immigrati: “il 75% dei delitti contro le donne è compiuto da italiani. Conosco albanesi, macedoni e romeni che sono persone squisite”. Inoltre Luttazzi non ha esitato a definire razzista la legge Bossi-Fini varata dal precedente governo.

Infine, in una scenetta-dialogo ambientata nell’antica Grecia, Luttazzi ha preso di mira il Vaticano: “i preti che molestano i bambini vanno all’inferno? No, vanno a Los Angeles, dove la diocesi ha sborsato 660 milioni di dollari per risarcire le vittime. Il Vaticano è quello che non paga le tasse, la Chiesa cattolica è quella che incassa l’8 per mille. La pedofilia tocca solo alle chiese locali”.    

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