Polonia, vincono i LiberalDemocratici

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È stata la Stalingrado dei Kaczynski. Alle elezioni politiche anticipate svoltesi ieri in Polonia, i liberal europeisti e moderni di Donald Tusk, la Piattaforma dei cittadini, ha trionfato. Con lei vince la Sinistra, l’ alleanza degli ex comunisti riformatori e dei padri dell’ ala laica di Solidarnosc. Diritto e Giustizia (PiS), il partito nazionalpopulista dei Jaroslaw e Lech Kaczynski, perde il potere dopo due anni di governo devastante per il paese. Per la seconda volta dopo la rivoluzione democratica del 1989, Varsavia torna con una svolta progressista in Europa. La notizia che l’intera Unione europea attendeva col fiato sospeso è giunta solo nella tarda serata. Dopo ore nervose, per i ritardi nella chiusura dei seggi e nel conto dei voti: molta più gente del previsto è andata a votare, rispondendo agli appelli dei partiti liberali e progressisti, del padre della democrazia Lech Walesa, della maggioranza dei vescovi. Secondo i primi exit polls ufficiali, la Piattaforma diventa di gran lunga il primo partito del paese con il 43,6 per cento. Il PiS crolla al 31,1 per cento. La LiD, cioè l’ alleanza tra ex comunisti e veterani laici di Solidarnosc, con Bronislaw Geremek in testa, conquista un solido 12,6. Il Partito contadino (Psl) va all’ 8,6. I due ex alleati dei Kaczynski, cioè l’ ultradestra (Lpr) e i populisti di Samoobrona, precipitano rispettivamente all’ 1,6 e all’ 1,4 per cento. Tradotto in seggi, è un terremoto. Al Sejm, la prima Camera, su 460 seggi il partito di Donald Tusk ne conquista 226; la sinistra 50. Il Partito contadino 27. Il PiS solo 156. Ciò vuol dire che la Piattaforma è vicina alla maggioranza assoluta. E insieme a sinistra e contadini, potrebbe raggiungere la maggioranza costituzionale. Quindi cambiare la Costituzione, e al limite chiedere di deferire il premier uscente alla Suprema Corte per abuso di potere. Al Senato su 100 seggi

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Piattaforma ne avrà 66, i gemelli 28, la sinistra 5. La svolta è venuta con una partecipazione al voto del 55,3 per cento, la più alta da quella delle prime elezioni democratiche del 1989, quando l’ accordo storico tra Solidarnosc e la giunta del generale Jaruzelski avviò la caduta del Muro di Berlino e la fine dell’ Impero sovietico. Quelle lunghe code in attesa al freddo sono l’ immagine della speranza, della voglia di cambiare. “Faccio i miei auguri a Tusk”, ha detto il premier uscente Jaroslaw Kaczynski, scuro in volto. Era giunto al quartier generale del suo partito – l’ hotel Hyatt occupato da truppe speciali – scuro in volto, accompagnato dalla madre. Ma è stato minaccioso: “Saremo un’ opposizione dura “. Esultanza e gioia, invece, al party elettorale di Tusk. Condivisa a distanza a Bruxelles, Berlino, altre capitali europee: il nuovo leader polacco firmerà la Carta Europea dei diritti. Vuole il disgelo con Ue, Germania e Russia. E in una chiara presa di distanza da Bush, è deciso al ritiro dall’ Iraq. Duro colpo per Washington: le forze armate polacche hanno il comando di una delle quattro zone di amministrazione occupante. “Conta l’ amore, più del potere”, ha detto Tusk quasi citando il “fate l’ amore, non la guerra” dei sessantottini e facendo così temere che la sua Polonia potrebbe rivedere il suo impegno in Iraq. Hanno votato in massa anche i superlaureati emigrati negli anni dei gemelli: tre-quattro ore di attesa in coda nei consolati polacchi nel Regno Unito, grande folla a Berlino, Roma, Barcellona e Milano. Fino all’ ultimo, con ritardi e rinvii della pubblicazione degli exit polls, la svolta è apparsa in forse. Poi, alle 22.55, i risultati e la fine della tensione. Regione dopo regione, liberal e progressisti sorpassavano la maggioranza uscente. Piattaforma e sinistra hanno vinto in tutta la Polonia occidentale, centrale, sulla costa: da Varsavia a Danzica, dalla Cracovia di papa Wojtyla alla Slesia dei minatori. Ai Gemelli K restano solo le regioni di frontiera orientali e Kielce, che nel dopoguerra fu teatro di un pogrom antisemita. Ora si apriranno i negoziati per il governo. Non facili, ma le idee di privatizzazioni e riforme di Tusk, temperate dall’ attenzione al sociale e ai poveri della sinistra e del Psl, potrebbero fornire un programma efficiente. Soprattutto in nome della priorità comune: riconciliarsi con Bruxelles, Berlino, Mosca, e farla finita con accuse, sospetti, diffamazioni e abusi di potere. “Dopo questo voto”, ha detto il primate della Chiesa cattolica cardinale Josef Glemp, “spero verrà la pace sociale”.

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